Passa dalla Oktaf di
Martin Juhls il terzo tentativo di auto-rilancio di un'eterna promessa della scena elettronica tedesca come Joerg Schuster, che oltre a un'amicizia di lunga data condivide con il musicista di Dortmund anche il variegatissimo
background e il gusto per le sperimentazioni parallele su più ambiti.
Così, dopo aver solcato le scene per una decina d'anni circa con un progetto dub-techno (Digitalverein) e uno di elettronica minimale assortita (Sensual Physics), Schuster indossa oggi una pelle nuova di zecca che risponde al nome di Lufth e mantiene le fibrillazioni dub adattandole a un contesto a cavallo fra ambient macchinale, effusioni analogiche da lounge bar spaziale e qualche inossidabile scoria
kraut.
Un mix che su “Distanz Und Nähe” trova senz'alcun dubbio una dimensione estetica originale e ben resa dall'immagine di copertina: l'ambientazione è una sorta di ipotetico limbo dove i ritmi vitali sono ridotti al lumicino ma non vengono mai a mancare, per quanto l'inchino evidente e massiccio sia alle macchine, cavalli di battaglia sempreverdi in uno dei paesi più affascinati (e non solo certo grazie ai
Kraftwerk) dalle dottrine umanoidi. Il risultato è l'ipotetica risposta al quesito su come potrebbe mai suonare l'ambient music in un pianeta dominato da
cyborg le cui fattezze umane arrivassero a rasentare l'uguaglianza, persino in un'elementare e pre-programmato spettro di sentimenti.
Quest'interpretazione del tutto suggestiva - che trova ben poche conferme nei titoli dei brani e in generale nel tenore dell'operazione - è forse però l'unica in grado di donare brillantezza a un lavoro i cui toni non vanno mai volutamente oltre il
borderline. Dopo la valida e convincente apertura livida di “Democracy Is Dead Like Print Matters”, il tutto si fossilizza su ricicli di
Autechrerie in salsa
krauta (la
title track) o mescolati a palpitazioni dub (“Methan On Mars”).
Laddove si palesa qualche ritorno al passato (le carezze al retrogusto deep di “Duisburg Links”, la desolazione bucolica di “DEU671401186 - Rotes Dortmund”, il passaggio quasi pop di “Motion-Emotion”) la luce che illumina resta fioca e dimessa, denunciando un'omogeneità atmosferica che, pur non annoiando, difficilmente arriva a risultare suggestiva.
Su “Nicht One Dich”, come d'altronde su tutto il disco, il modello di riferimento sembra essere il
Loscil più terreno (quello di “
Sketches From New Brighton”), mentre l'alba a suon di arpeggiatori di “Ebbe Und Flut” si affaccia al
revamp cosmico tanto in voga negli States palesandosi eccezione a conferma della regola. I dieci minuti di tappeto che in “Zwischen Uns Der Mund” cullano fino alla chiusura non sono che un paradigma digitalizzato di quel che l'intero disco propone in versione analogica: architetture calcolate al millimetro, dalle forme geometriche semplici ma significative, stabili e prive di imperfezioni, ma a cui mancano una dose di carica emotiva o la capacità di suggestionare.