Opal Onyx

Delta Sands

2014 (Tin Angel)
dark-wave, post-gothic, neo-folk
7.5

Ce li presentano come un duo ambient-noise, quando a dire il vero nessuna delle due componenti citate fanno parte della loro miscela. Gli Opal Onyx sono di stanza a Brooklyn, ovvero l'ultima casa della Projekt e del suo sempre attivo parco artisti. Coincidenza? Forse, ma gli elementi dell'estetica dark che l'etichetta di Sam Rosenthal ha evoluto e coltivato per anni che si ritrovano oggi nell'esperienza di Sarah Nowicky e Matthew Robinson sono numerosi. Prima un album su Drag City che pareva avviarli effettivamente verso sentieri più sperimentali, ora un arrivo su Tin Angel che sposta l'asticella verso un dark espressionista, immerso spesso e volentieri in coltri atmosferiche di chiara origine gotica ma ridotte ai minimi termini.

Una miscela tutto fuorché immediata, il cui fascino più autentico e profondo si rivela solo alla prova di ascolti molteplici, rubando l'attenzione progressivamente alla (pur eccellente) ricerca estetica. Ad aprire “Delta Sands” è “Black And Crimson”, sorta di fusione tra i droni immersivi e ribollenti della prima parte e il dub malsano e inquieto della seconda: è un manifesto dei due volti del disco, l'uno più improntato su atmosfere avvolgenti, l'altro centrato su un mood sospeso e oscuro. Quest'ultimo si manifesta al meglio nel mantra elettronico di “Iron Age”, dalle parti dei primi Lycia, affidato agli arpeggiatori e anticipato dall'invocazione tenebrosa di Nowicky.

Più improntato sul dolore è invece il velato inchino ai Black Tape For A Blue Girl di “The Devil”, mentre nel finale corale della title track è il dream-pop plumbeo dei Cocteau Twins di “Heads Over Heels” a venire rimaneggiato. Ma non c'è brano in cui i due non celino parte della loro anima tormentata, rielaborando le pur tangibili influenze e costituendo una serie di mondi personalissimi e piuttosto ardui da ridurre o catalogare. Così “Bright Red Canyons” è un passaggio di autentico neo-folk per chitarra e voce, uno schizzo a matite colorate di natura quasi opposta all'espressionismo marcato e passionale di “Personal” e all'auto-confessione sotto tortura sintetica di “Evaun”.

La tensione non scende nemmeno nei passaggi apparentemente più quieti: “Fuit Of Her Lions” viaggia sui droni per quattro minuti prima di esplodere in un nuovo salto liberatorio, “Desperate” nasconde una sofferenza quasi claustrofobica dietro il suo procedere carponi. Persino “Arrow Wings”, parentesi in apparenza di pura serenità per voce e archi, comunica un dolore di fondo che è comun denominatore di brani altrimenti fin troppo diversi e scollegati fra loro. Un flusso di coscienza controllato che paga a fondo, regalandoci uno dei gioielli dark dell'anno in corso e la promessa di una nuova, concreta realtà in un panorama sempre più eterogeneo.

10/04/2015

Tracklist

  1. Black And Crimson
  2. Personal
  3. Evaun
  4. Iron Age
  5. Fruit Of Her Loins
  6. Desperate
  7. The Devil
  8. Arrow Swing
  9. Bright Red Canyon
  10. Delta Sands

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