Black Tape For A Blue Girl – Sam Rosenthal - Black Tape For A Blue Girl - Il gotico da camera

Il ritorno discografico dei Black Tape For A Blue Girl a sette anni dall’ultimo “10 Neurotics” (se non si contano i remix di “Tenderotics” e gli “indizi” sparsi su Ep digitali negli ultimi due anni) è l’occasione per tornare a puntare i riflettori su uno degli esperimenti musicali più innovativi e influenti nell’ambito post-wave degli ultimi trent’anni. Alla creatura di Sam Rosenthal vanno infatti riconosciuti una lunga serie di ruoli fondamentali che oggi, a distanza di quasi tre decenni dal suo esordio, possono assumere una connotazione storicizzata in senso proprio. Dalla coniazione del paradigma più emblematico della cosiddetta ethereal-wave alla profonda e decisiva rielaborazione in chiave neoclassica dell’estetica gothic, fino all’aver aperto le porte a un’intera generazione di artisti statunitensi che avrebbe proseguito, in buona parte sotto l’ala protettrice della Projekt Records dello stesso Rosenthal, l’opera avviata in terra britannica dagli alfieri di casa 4AD nei primi Ottanta. Un punto di riferimento stilistico, sonoro ed estetico che Rosenthal ha saputo edificare costruendo attorno a sé una vera e propria “orchestra” di collaboratori, rivista e corretta di album in album, in grado di fornire al progetto il suo caratteristico respiro corale, pur mantenendo costantemente e saldamente le redini dell’act nelle proprie mani. Un’esperienza il cui lascito è racchiuso in principalmente in una discografia colma di tesori – rarissime, specie negli ultimi anni, le apparizioni dal vivo – tra cui la storica trilogia composta da “As One Aflame Laid Bare By Desire”, “The Scavenger Bride” e dal capolavoro “Remnants Of A Deeper Purity“, vera e propria summa creativa del progetto e della sua ricerca sonora. Dopo un paio di album orientati verso nuove direzioni (lo scarno espressionismo dream-wave di “Halo Star”, il puro dark-cabaret del già menzionato “10 Neurotics“), il nuovo “These Fleeting Moments” segna un comeback alle lussureggianti e sacrali atmosfere gotiche che da “A Chaos Of Desire” alla trilogia di cui sopra hanno costituito l’essenza del sound Black Tape, riviste all’insegna di una nuova organicità compositiva e di un trait d’union del tutto nuovo: la delicatezza. Di questo e molto altro abbiamo discusso con Sam Rosenthal nell’intervista che segue.

Ebbene, eccoci qui a parlare del nuovo album dei Black Tape For A Blue Girl dopo ben sette anni. È davvero un sacco di tempo, non trovi? Di sicuro è stato il periodo più lungo tra un album dei Black Tape e l’altro. Perché il nuovo disco ha richiesto così tanto tempo prima di essere completato? E su cosa hai lavorato in questi anni?

Potrei tirare fuori ogni sorta di scusa (lavoro, paternità, non avere uno studio di registrazione, il declino dell’industria musicale) ma il motivo più grande è la procrastinazione, alimentata dalla mia insoddisfazione per il modo in cui la musica industriale è cambiata nell’ultimo decennio. Mi ha davvero abbattuto il passaggio da un pubblico che acquista la musica a un pubblico che l’ottiene nella maggior parte dei casi gratuitamente. A un certo punto mi sono chiesto “qual è lo scopo anche solo di far musica?” Ho tutte le capacità per scrivere musica, la situazione con lo studio avrei potuto superarla, ma in pratica non ero motivato mentalmente.

Che cosa ti ha fatto cambiare idea, allora? 

In quanto artista, dovevo adattarmi all’ambiente e trovare quel che sarebbe stato in grado di permettermi di continuare a realizzare arte. Tutti gli artisti hanno vissuto un decennio di declino nelle vendite, che io traduco come un pubblico a cui non importa di quel che stai creando. Alla fine, dopo averci pensato a lungo e aver letto quel che gli altri artisti stavano facendo, ho deciso che forse stavo usando il termine di paragone sbagliato per il successo. Misurarlo dai guadagni e dalle vendite al giorno d’oggi non è più accurato. Credo ci siano molte più persone ora che ascoltano la mia musica rispetto a prima, solo non la pagano. Naturalmente questo fatto è un po’ assurdo, perché si tratta pur sempre di un business. Quindi cambiare tutto il metro del successo sembra strano. E so che per tutti gli artisti, la fuoriuscita di denaro dall’industria rende difficile creare arte. Iniziai una raccolta fondi su Kickstarter, che mi mise in contatto con persone a cui importava della mia musica. Il loro entusiasmo e la loro dedizione hanno permesso una connessione personale con il pubblico, e mi hanno dimostrato che c’era davvero desiderio che io creassi altra musica. Tre anni fa mi sono trasferito qui a Portland, in Oregon. Avevo lo spazio per uno studio casalingo per la prima volta in sei anni, così ho iniziato a comporre. Ho incontrato Nick (Nick Shadow, ed.), un grande violista qui in città. Abbiamo lavorato assieme sulle canzoni che poi sono finite nell’album. Riuscivo a immaginarmi tutti quegli archi su sfondi elettronici come su “A Chaos Of Desire” o “Remnants Of A Deeper Purity“. Ciò mi ha spronato a continuare a lavorare in questa direzione. 

Da un lato, “These Fleeting Moments” sembra davvero un ritorno al quasi “classico” suono dei Black Tape. Un brano come “The Vastness Of Time”, per esempio, può ricordare facilmente le oscure sinfonie, pagane e passionali, di “Remnants Of A Deeper Purity”. Perché hai sentito il bisogno di occuparti di nuovo di quelle sonorità? 

A esser onesti, sono le sonorità che piacciono di più ai fan. Date alle persone quel che vogliono! Sono poi sonorità che piacciono molto anche a me; penso che “Remnants Of A Deeper Purity” – “As One Aflame Laid Bare By Desire” – “The Scavenger Bride” si complementino fra loro nello stesso stampo. Ma dopo l’ultimo album citato del 2002, ho sentito il bisogno di mescolare le cose e provare qualcosa di diverso; i due album successivi avevano un’impronta più rock. Quindi sto continuando a esplorare una musica che sia più languida, malinconica, spaziosa. Anche se ci sono pure diversi brani acustici più corti, per dare equilibrio all’album.

Cosa ci puoi dire del ritorno di Oscar Herrera? La sua voce ha senza dubbio lasciato un segno nelle classiche sonorità Black Tape che tornano a vivere appieno in alcuni dei nuovi brani. Il suo ritorno quanto ha influenzato la tua scelta di recuperare così tanto dal tuo passato, e il progetto quanto ha influito nel convincerlo a tornare a cantare dopo 17 anni di silenzio?

Gli chiesi abbastanza presto se voleva collaborare. Avevo già scritto forse metà dell’album, e c’erano un paio di canzoni dove pensavo che la sua voce ci sarebbe stata benissimo su; così gli ho domandato se voleva partecipare. Quando ha detto “sì”, ho scritto altre canzoni che si adattano al suo stile. Penso che ciò che l’abbia convinto a impegnarsi a cantare di nuovo sia stato il fatto che “i tempi sono maturi”. Lui aveva un’attitudine tipo “perché non farlo di nuovo?” Sai, gran parte dell’album riguarda la propria vita, vedere a che punto si è giunti, vedere quali affari in sospeso sono rimasti. Per me, avere Oscar a cantare di nuovo nei miei dischi era qualcosa che ho sempre sperato, da molto tempo. Quindi il punto era di ritornare a qualcosa che si era concluso troppo presto. Penso che la vita fornisca scelte, e non si possa rimuginare troppo a lungo su quel che è perso quando accade qualcosa di nuovo. Bisogna fare nuove scelte e continaure a vivere ogni giorno. Quando Oscar se ne andò nel 1999, si aprirono nuove opportunità. Anche attraversare il paese da Brookyln a Portland, di recente, è stata l’occasione per un nuovo inizio. Per fare qualcosa di inatteso.

Un cambiamento importante rivelato dall’album riguarda i testi e la loro poesia. Sebbene “10 Neurotics” fosse soprattutto incentrato sulla perversione con uno stile crudo e diretto, molti dei nuovi brani approcciano piuttosto un certo esistenzialismo con un’attitudine particolarmente delicata. Anche questo è molto diverso dallo stile allegorico e metaforico di “Remnants Of A Deeper Purity” o “As One Aflame Laid Bare By Desire”. Si è trattata di una scelta voluta oppure della naturale conseguenza della tua ispirazione in questi anni? Quali sono gli argomenti principali che narri attraverso l’album?  

Direi che molte delle tematiche riguardano il porsi domande su quanto ci si impegni a vivere la propria vita appieno; lo smettere di nasconderci da noi stessi. A volte questo fatto viene espresso in una maniera esistenzialista, e altre volte può trattarsi di una canzone su di una relazione finita male che si chiede anche se stiamo sfruttando fino in fondo il nostro potenziale. “10 Neurotics” era un album che intenzionalmente andava a documentare alcuni personaggi e le loro particolari scelte di vita. Si trattava di album con un punto di vista esterno, fin tanto che non riguardasse me, per la maggior parte del tempo (sebbene abbia scritto tutte le canzoni in prima persona). Quest’album invece è molto più intimista, perché sono – o sono stato – nella stessa situazione di questi personaggi. Per esempio, ebbi un appuntamento con una persona che gestiva un negozio di biciclette (“Bike Shop”). Sebbene la storia raccontata sia per la maggior parte fittizia, nella sezione “Absolute Zero”, permane l’idea che io continuerei a cercare il più piccolo barlume di speranza per poter continuare ad andare avanti. Di sicuro è così. Ebbi un appuntamento con Holly, della quale parlo in “One Promised Love”. Mi sono immaginato cosa potesse avere provato nelle sue relazioni passate. E quando ci siamo parlati dopo avere scritto i testi, emerse che sono stato abbastanza accurato nell’immaginare come si sia sentita nell’avere tradito sé stessa, per conservare l’amore.

La delicatezza è un termine che ci è venuto in mente spesso ascoltando quest’album, e si tratta di un nuovo elemento che non abbiamo mai associato alla tua musica nel passato. A dire il vero potremmo descriverlo come “il più delicato album dei Black Tape di sempre”, magari scegliendo “She Ran So Far Away That She No Longer Can Be Found” come emblema di questo stato d’animo. Immagino sia una sensazione connessa soprattutto agli arrangiamenti, che sono un tratto davvero distintivo dell’album. Sei d’accordo? Da dove proviene questo nuovo tratto stilistico? 

Vi direi “sono diventato un musicista migliore negli ultimi 10 anni.” Continuo a non sapere nulla di musica. Ma penso di poter rappresentare meglio le mie idee. “10 Neurotics” è stata la prima occasione in cui me ne sono accordo: quando stavo componendo e registrando la musica, mi sono sentito come se potessi realizzare proprio il pezzo che desideravo. In passato invece mi sono spesso limitato a, “beh, questo è il meglio che posso fare, andiamo allora, aggiungerò qualche riverbero e dirò basta così.” (ride) Su “She Ran So Far Away,” ho registrato prima il pianoforte. Poi ho aggiunto gli altri elementi. Sapevo di volere la batteria e delle chitarre più corpose, così ho inserito le parti di Brian (Brian Viglione, ndr) e il nuovo membro Chase ha limato la canzone. E ha aggiunto quella sezione ripetuta in chiusura. Poi ho scritto alcune parole per concludere definitivamente. Era l’ultima cosa che ho scritto per l’album: il testo che Dani (Danielle Herrera, ndr) canta. Sembrava come se alla canzone servisse risoluzione. La canzone doveva anche condurre al brano finale. È qualcosa di edificante, che ti conduce fino al finale. Eppure con quest’emozione crescente, ci sono ancora tristezza e confusione. Noi umani possiamo avere queste emozioni davvero complesse mescolate assieme. Direi che la “delicatezza” qui non consista solo in un unico sentimento scontato. Come la rabbia, o la decisione. Si tratta di un sacco di emozioni in conflitto tra loro.

Ci puoi dire qualcosa sugli strumenti? Sicuramente avrai mantenuto molti dei sintetizzatori che hai usato per anni, no? Ma ci sono anche molti strumenti acustici che a volte diventano i protagonisti principali… 

Oh sì, uso ancora gli stessi sintetizzatori. Anche se ho preso un nuovo modulo, che mi ha consigliato Steve Roach. Suona un po’ anni 70, si abbina molto bene con il Moog che possiedo dall’inizio degli anni 80. Sul brano “Affinity” ho rispolverato il Poly-61 che avevo già impiegato per l’album “Ashes In The Brittle Air”. Volevo proprio recuperare quel suono tipico dei Black Tape di fine anni 80. Tuttavia, una cosa di quest’album che è proprio mia è lasciare che gli strumenti siano uditi. I primi album erano allagati di effetti, che avevano sfocato un po’ le cose assieme. Ma su “These Fleeting Moments”, puoi sentire le differenti parti distinte e questo mi piace. A volte, diventano fluidi e si dipanano insieme; e altre volte, spiccano singolarmente. Una delle cose più difficili per me in quanto musicista è stato fare cose “rarefatte”. Non riempire tutti gli spazi. Mi piace come “Affinity” e “Bike Shop” permettano agli strumenti e alla voce di essere nudi. Non perfetto, non iper-raffinato. Penso ci siano un sacco di diversità e movimento che mi piacciono.

Abbiamo letto in molte recensioni e articoli su quest’album un costante riferimento a un’altra parola, “nostalgia”. È comprensibile il senso in cui viene usata, qualcosa tipo “un ritorno nostalgico al passato”, ma io non sono riuscito ad avvertire alcuna nostalgia nei brani. Inoltre, alcuni di essi – tipo “Limitless”, “She’s Gone”, o “Zug Koln” – mi ricordano in parte alcune cose di album come “Halo Star” e “10 Neurotics”, in cui ti eri occupato di quel grezzo espressionismo che poi hai etichettato come “dark-cabaret”. Quindi, che posto occupa per davvero quest’album nel lungo percorso dei Black Tape? Quanto questi brani sono davvero linkati al tuo passato e quanto invece ci guardano attraverso per puntare a un “nuovo presente”?

Beh sì, non mi verrebbe da dire di avere lavorato nei testi con l’emozione della “nostalgia”, nemmeno nelle sonorità. Non ho cercato di fare un morbido ritorno al 1996. L’album suona davvero molto attuale, credo, e si riferisce alle emoziioni di qualcuno che vive nei suoi 40 o 50 anni. Sono domande che ci si pone nella “seconda metà della vita”, come la chiamava Jung. Non so quanto quest’album possa ricollegarsi a “10 Neurotics”. Perché c’è stata un’enorme pausa tra i due; c’è davvero poco nella musica che li collega. “Limitless” è un po’ più simile a una canzone goth degli anni 80. “She’s Gone” probabilmente è influenzata più da Neil Young che da altro, mentre “Zug Koln” l’ho pensata per suonare come i Popul Vuh, se non altro. Anche se la gente dice che è celtica, cosa che non capisco (ride). È progettata per avere un pesante, trascinante suono kraut-rockErik Wøllo suona una chitarra elettrica grandiosa in quel brano.

I Black Tape For A Blue Girl hanno sempre avuto una natura autobiografica in molti aspetti, soprattutto i testi e gli umori. Per certi versi, ogni album e ogni brano riflette qualcosa del tuo ego: tracce di vita, sentimenti, emozioni, passioni, perversioni. Siamo abbastanza sicuri che “These Fleeting Moments” abbia un’incredibile varietà di questi elementi, diremmo addirittura che è l’album dei Black Tape più vario di sempre riguardo umore e stili. Forse solo perché i brani coprono il più lungo periodo di tempo mai narrato da un album dei Black Tape. Volendo tirar fuori un riassunto, che periodo è stato per te?

Non lo vedo come un riassunto di quel periodo di sette anni, dato che tutte le canzoni sono state scritte negli ultimi due, tranne che per le parti di chitarra di “She’s Gone” che sono di cinque anni fa. Potrebbe sembrare un riassunto da fuori, per via di tutto il mio procrastinare! (ride) Ma naturalmente, già, quasi ogni linea qui è qualcosa che è stata nei miei pensieri. Così come ogni personaggio in un racconto è in qualche modo un riflesso dell’autore.

Lasciami prendere una frase a caso dal booklet:“Maybe the universe favored the desert rat-kangaroo or the passenger pigeon, javan tiger, seems unlikely it would favor me and you”. Penso sia assurdo che le persone credano che “dio” sia là fuori, puntando il dito all’umanità e dire sorridendo, “Sì, siete i prescelti”. L’umanità è solo un caso fortuito casuale, e la nostra specie ha le stesse probabilità di estinzione di qualunque altra. La gente ha incasinato il mondo, perché ha questo credo egoistico nel loro merito e nel loro scopo personali. E se invece dio fosse realmente un fan della tigre di Giava?

Altra frase: “We think because we’re intelligent, that the universe favors intelligence but that’s just vanity”. Forse l’intelligenza è sopravvalutata. Proprio come la fede delle persone è sopravvalutata quando pensano che ci sia qualcosa di speciale sulla loro religione, il loro paese, la loro idea di sessualità. Tutti i nostri credi sono solo costrutti umani, e non hanno alcuna base nella realtà. Che non siamo nemmeno in grado di capire, comunque.

“Who would love me and just drop me unless i didn’t deserve love unless i didn’t deserve love. i guess it shows i was unloveable. you left because i was unloveable”. Non provo ogni giorno questo sentimento di indegnità, ma penso che molti di noi provino almeno un rimorso di riflesso, quando una relazione finisce. Mettiamo in dubbio tutto, anche noi sessi.

“It’s gone, it’s gone, it’s gone… love’s gone away. love’s a lot like insanity, anyway”. L’idea stessa che una persona possa essere speciale e più importante di ogni altra è un po’ assurda, a dire il vero. L’amore è un tipo di follia positiva: qualcuno all’improvviso diventa più importante di tutti gli altri esseri umani. In larga parte è una proiezione del proprio ego. E dobbiamo fare i conti con quella follia iniziale, per vedere se può essere un amore che duri. In un certo modo, ci si ricollega al ratto-canguro del deserto (“Desert Rat-Kangaroo”, ndr). All’idea che siamo speciali e meritiamo qualcosa di speciale. Non fraintendetemi, sono un grande sostenitore dell’amore. Dell’essere innamorati. Dell’amare le persone. Cerco di fare del mio meglio, e cerco di accettare le persone per come sono, e so di avere dei difetti così come loro hanno dei difetti. Ma l’idea che qualcuno che un anno fa nemmeno conoscevi all’improvviso diventi la persona più importante al mondo? Mi sembra un po’ assurdo.

In questi sette anni hai lavorato ad alcuni progetti paralleli, come l’ultimo sotto il moniker As Lonely As Dave Bowman e quel meraviglioso disco che hai pubblicato a nome tuo (“The Passage“). Ci potresti dire quanto questi progetti strumentali sono serviti come laboratori per evolvere le idee del progetto Black Tape? C’è qualcosa che potrebbe ricollegare “These Fleeting Moments” agli altri lavori?

Quelli erano dei diversivi, diciamo. Un modo per continuare ad avere a che fare con la musica, senza doversi impegnare nel duro lavoro di realizzare un nuovo album dei Black Tape For A Blue Girl. Ma il collegamento con “These Fleeting Moments” consiste nel fatto che ho riportato più musica strumentale nei Black Tape. Mi sono accorto di averla completamente rimossa da “10 Neurotics”, a parte l’introduzione di “The Perfect Pervert.” Così ho deciso di reintrodurla. Non una musica come Dave Bowman o “The Passage”. Ma musica strumentale che sia più in stile Black Tape, compresi i brani con la grandiosa viola di Nick. Oppure il flauto di Mark Seelig su “Meditation On The Skeleton.” Sento che Nick e io abbiamo ancora molta roba figa da creare insieme. Voglio realizzarne ancora.

Naturalmente, avrai speso gran parte del tuo tempo anche a dirigere la Projekt Records. Durante la nostra ultima intervista per As Lonely As Dave Bowman, abbiamo avuto una bellissima chiacchierata, ma abbiamo notato che da quel momento ti sei dedicato un sacco su delle pubblicazioni ambient. Se non erro, l’ultima uscita “tipo darkwave” dalla Projekt è stato “Here And The Hereafter” dei Mirabilis. Poi quest’anno hai pubblicato un nuovo album dei Mercury’s Antennae. Questa tendenza segue una precisa scelta stilistica? Oppure delle necessità “commerciali”, forse? 

A esser onesti, si tratta di una scelta commerciale. Come sai, è davvero difficile vendere ancora musica. Le persone preferiscono lo streaming e non spendono denaro. Le pubblicazioni Steve Roach continuano a vendere. Quelle di Erik Wøllo vendono. Allora concentro il mio programma su quel per cui la gente continuerà a spendere denaro. Detto questo, le cinque pubblicazioni di Voltaire per la Projekt continuano a vendere estremamente bene. Continua a guadagnare nuovi fan, che si interessano alla sua vecchia musica. E questo spiega perché pubblicherà un nuovo disco su Projekt (all’inizio del 2017, credo). Ma parlando in generale, è quasi impossibile vendere piccole band goth underground, o per quel che importa, progetti elettronici ancora più piccoli. La Projekt è stata la mia vita dal 1991. Quindi non sto dicendo “è finita”. Continuo a trovare modi per farla funzionare finanziariamente, e sostenere economicamente me e mio figlio. Ma come per molti altri musicisti che hanno avviato le loro etichette personali, sto riducendo tutto al minimo, e prendendo più tempo per lavorare alla mia arte.

A proposito, perché hai deciso di pubblicare “These Fleeting Moments” con la Metropolis Records? Immagino sia il primo album dei Black Tape in 30 anni che non esce su Projekt, vero? 

Sì, è vero, è il primo in America a non uscire su Projekt. In passato, la Trisol (contemporaneamente alla Projekt) ha pubblicato due album per l’Europa, un’etichetta russa ne ha avuto uno, e una messicana ne ha avuto un altro. È stato molto tempo fa. Ma la risposta alla tua prima domanda? Pensavo di provare a pubblicare qualcosa negli Us su Metropolis per vedere cosa sarebbe cambiato, con un’etichetta diversa. Per farmi un’idea delle possibilità che può dare.

Parlando di commercio, qual è la situazione attuale della Projekt? E hai avuto anche esperienze con servizi in streaming tipo Spotify o Deezer, che riteniamo stiano togliendo spazio al “business” musicale non commerciale?

Ho qualche dato proprio riguardo questa cosa. La Projekt guadagna qualcosa da Spotify e YouTube. Funziona meglio per i nomi più grossi, tipo Voltaire. Ma aggiunge comunque qualcosina agli introiti. E mentre potrebbe essere facile fare i puristi e dire “No” allo streaming, il fatto è che questa scelta vorrebbe significare ancora meno denaro guadagnato dagli artisti della Projekt. E non penso sia salutare negargli quest’incasso. Non so se l’avete visto, ma di recente lo streaming è arrivato a contare il 40% dell’intera industria musicale statunitense! Anche se non sono soddisfatto della quota che YouTube o Spotify pagano per le royalty, non posso certo cambiare questa situazione lamentandomi o interrompendo la musica della Projekt. Sono solo una piccola voce. Questo lo dico forte e chiaro.

Dunque, visto quello che ci stai dicendo su Spotify e programmi simili, ci piacerebbe approfondire questo argomento.

Beh prima di tutto, devo chiarire che circa l’80% delle pubblicazioni della Projekt sono disponibili su Spotify, mentre il 100% lo è su Apple Music. Questo riguarda gli Usa, onestamente non so come sia la situazione con Apple in Italia. 

Se tu sei solo una piccola voce solitaria contro il sistema di royalty di Spotify, non pensi che ci siano abbastanza spazio e consapevolezza tra gli artisti per riunirsi e chiedere un trattamento migliore? Anche avendo il supporto di qualche “big” famoso e mainstream con una grande base commerciale, per avere una voce più forte. Secondo te, quale sarebbero le difficoltà di una simile azione collettiva?

È una battaglia persa. Spotify pagherà quel che paga, perché le major sono d’accordo con queste percentuali. Perché? Penso sia perché le major posseggano azioni di Spotify e puntino a guadagnarci con le offerte pubbliche iniziali delle quote in borsa. Ma d’altro canto, Spotify non è un business conveniente. Quindi come potrebbero pagare cifre maggiori di cui non dispongono in questo momento? Magari se Spotify guadagnasse di più, potrebbero pagare gli artisti maggiormente. Ma non ci metto la mano sul fuoco.

Comunque, anche con i loro problemi, Spotify e Deezer potrebbero essere la giusta chiave per far decrescere il mercato del peer-to-peer. La nostra opinione è che la scelta ricada tra scaricare illegalmente musica e ascoltarla liberamente tramite streaming (anche se con un po’ di pubblicità in mezzo). Sei d’accordo o pensi che la pirateria musicale non verrà toccata più di tanto, mentre il mercato dei cd e del vinile diverrà sempre meno conveniente?

Riguardo i programmi per scaricare illegalmente – questo è già avvenuto, fintanto che i siti pirata sono coinvolti. Di questi tempi, trovo il 5% della musica che veniva condivisa solo pochi anni fa sui siti pirati. La gente preferisce il più facile metodo “gratuito” dello streaming. E detto questo, lo streaming paga almeno qualche spicciolo agli artisti. Così la gente sente di fare la cosa giusta. Mentre per quanto riguarda i cd e i download a pagamento, lo streaming li sta uccidendo. In pochi anni, i cd saranno solo per collezionisti, e non si scaricherà più in digitale. Quindi se da un lato lo streaming potrebbe aiutare a uccidere la pirateria, sta anche uccidendo quel poco di guadagno che è rimasto del mercato discografico. Il vinile va abbastanza bene, e genera un pugno di incasso per ogni disco venduto. Ma non salverà la musica industriale.

Nel 2006, quando i Radiohead pubblicarono “In Rainbows“, Geoff Barrow dei Portishead disse che quei gruppi che mettono la loro musica su internet (per esempio in streaming su MySpace, su Bandcamp, liberamente scaricabile dai loro siti o con una formula paga-quanto-vuoi, come fecero proprio i Radiohead all’inizio) rischiano di svanire in una bolla di sapone (fonte). Questo perché non tutti i gruppi possono permettersi di fare una cosa del genere: simili piattaforme possono dare una mano solo fino a un certo punto e il passaparola via internet non raggiunge la stessa portata del supporto completo che un’etichetta musicale può dare. Alla fine, il supporto economico e la promozione delle etichette saranno comunque necessarie. Se a farlo è un gruppo famoso e di successo come i Radiohead (o Trent Reznor, che fece altrettanto dopo), è un conto, ma se a farlo è un gruppo indipendente piccolo e relativamente sconosciuto, è una cosa completamente diversa. Inoltre, successivamente i Radiohead tornarono comunque nei negozi normali, forse perché la formula “paga-quanto-vuoi” non ebbe successo e dovettero tornare sui loro passi. Sei d’accordo?

Beh, anche Trent è tornato su una major. Perché? Il fatto è che (come dite) questi gruppi per conto loro non hanno tutti gli addetti pubblicitari che una major può fornire. Quando alcuni anni fa sono stato a Praga, ho visto poster sui pali telefonici di “Hobosapin” di John Cale. C’era una major a Praga che affiggeva i poster. Trent Reznor da solo non lo fa. Quindi è semplice logica d’affari lavorare con una compagnia diffusa su tutto il globo, se un gruppo può firmare un contratto. È una questione di scala. La Projekt non ha uno staff esteso in tutto il mondo. Dunque, ci sono periodi in cui ha senso fornire musica facendo scegliere al pubblico quanto pagarla; aiuta a diffondere la voce e a portare in cassa qualcosa. Penso che gli artisti debbano usare ogni canale possibile per diffondere la loro musica: sperimentare per vedere cosa funziona con il loro pubblico. Perché rifiutarsi di fare qualcosa che potrebbe funzionare per il tuo gruppo?

A quali progetti ti dedicherai ora che è uscito il nuovo album? C’è qualche speranza di vedere tornare i Black Tape a tenere qualche concerto?

Penso ci siano zero possibilità di uno spettacolo dal vivo. Non è semplicemente economico realizzarne uno, perdere denaro, e non essere in grado di pagare il resto del gruppo. Non intendo chiedere loro di fare una cosa simile, e nemmeno a me stesso. Invece, ho in programma di lavorare a nuova musica. Ho già iniziato quattro nuove canzoni. Stavo pensando a cosa potrei inserire nei testi. Poi registrerò i cantanti, e gli altri musicisti. La mia idea è finirle per l’anno nuovo, e poi rilasciare un Ep digitale. Con il nuovo mondo dello streaming, i gruppi come il mio devono rimanere in attività, pubblicare un sacco di musica. Mi piacerebbe rilasciare qualche Ep, prendere alcune di queste canzoni e altre non pubblicate, e realizzare il prossimo album. Spero per la fine del 2017.

Il primo album dei Black Tape venne dato alla luce nel 1986. Questo nuovo arriva nel 2016, celebrando il 30° anniversario di una saga straordinaria. Guardando indietro tutto il cammino intrapreso dai Black Tape, di cosa sei maggiormente orgoglioso? E col senno di poi, c’è qualcosa che cambieresti o avresti fatto diversamente nel passato?

Per me, è più facile dire cosa avrei cambiato, quindi rispondo prima a questo. Nel 1996, quando i Black Tape For A Blue Girl erano il nome numero #1 alla Projekt, avrei speso più energie nel gruppo. Avrei scritto e registrato più musica. Ciò avrebbe comportato rilasciare meno pubblicazioni con gli altri gruppi. Ma sarebbe stato meglio per la mia anima concentrarmi sulla mia arte e continuare a mantenere i Black Tape stabili alla posizione numero #1. Ho lasciato che altre cose occupassero il mio tempo. Compreso avere un figlio nel 2002. Non me ne pento. Dico solo che avrei fatto le cose diversamente. Mentre per quel di cui sono fiero? Gli album che mi piace ancora ascoltare. Non mi entusiasma molto suonare dal vivo, o ascoltare vecchi concerti. So che occupano un posto speciale per i fan, ma è la musica registrata che continuerà a vivere.

Per concludere questa intervista, vorremmo chiederti di scegliere i tre album dei Black Tape di cui sei più soddisfatto, e la tua personale top 5 dal catalogo della Projekt. Vorremmo anche chiederti semplicemente quali sono, a tuo parere, i più importanti album “dark” (inteso nel significato più largo) che vorresti consigliare ai nuovi ascoltatori.

Oh, cavoli, è difficile! La sparerò rapidamente, senza starci a pensare. Black Tape: “These Fleeting Moments”, “Remnants Of A Deeper Purity”, “A Chaos Of Desire”. Projekt: Voltaire – “The Devil’s Bris”, Steve Roach – “Structures From Silence”, O Yuki Conjugate – “Peyote”, Mira – “Mira”, Android Lust – “The Dividing”. Ce ne sono molti altri, ma avete detto cinque. È difficile scegliere i preferiti tra tutte le cose.

Per la seconda domanda, posso dire quali album mi piace ascoltare, ma non dirò se uno è significativo, o il più importante da ascoltare. Non ho ascoltato granché di quel che comparirebbe nelle più comuni classifiche sui migliori 10 dischi goth. Avrò qualche suggerimento bizzarro che potrebbe sembrarvi irrilevante. Penso che “Mother Fist” di Marc Almond e le sue cinque figlie sia un album da ascoltare. Anche “Armageddon Gigolo” degli Spiritual Front. Poi “The Devil’s Bris” di Voltaire. “Desert Shore” di Nico. “Faith” dei Cure. Ma sono i miei pareri!

Grazie, Sam!

Gotico da camera

di Mauro Roma

Questa lunga intervista arriva dopo anni spesi a inseguire vanamente il creatore di una delle saghe musicali più avvincenti degli ultimi decenni, quella dei Black Tape For A Blue Girl: ma il tempo concesso a OndaRock ora da Sam Rosenthal – impegnatissimo con i suoi sempre più numerosi progetti musicali e la gestione della sua etichetta Projekt Records – per questa ampia chiacchierata giunge in un momento molto intenso per l’artista americano. Proprio in questi giorni, in attesa del nuovo album previsto per l’inizio del prossimo anno, i Black Tape escono con una raccolta antologica e un nuovo Ep, disponibile in formato digitale, composto di cover dei Sonic Youth! Al tempo stesso Rosenthal debutta con il primo album della sua nuova band, i Revue Noir, all’insegna del suo nuovo pallino, il “dark-cabaret”.

Sam, mentre esce una nuova antologia della carriera dei tuoi Black Tape For A Blue Girl ti appresti a completare il nuovo lavoro di studio e hai di recente festeggiato l’uscita n.200 della tua etichetta, la Projekt Records. È stata davvero una lunga strada quella da te percorsa sia come musicista che come label manager. Raccontaci le tue impressioni sugli anni trascorsi da quando hai iniziato questa doppia avventura.
Proprio così, il primo album dei Black Tape For A Blue Girl, “The Rope”, uscì nel 1986; il nuovo “Ten Neurotics” uscirà a breve, a quasi ventitré anni di distanza. In questo lungo lasso di tempo moltissimo è cambiato nella scena musicale underground. Le mie sensazioni a riguardo sono contraddittorie. Avverto un forte desiderio di mantenere un saldo legame con chi è fan della mia musica, ci tengo a sentire la loro passione e il loro interesse per ciò che riesco a creare. In questo senso credo che internet non abbia realmente reso le cose più “personali” e non ha realmente avvicinato le persone. Sento come se ci fossero lì fuori molti miei amici di cui però non conosco nulla. D’altra parte, come manager di una casa discografica credo che ci sia davvero un’incredibile quantità di grande musica in giro, e facilmente disponibile. Nuove contaminazioni, quando non nuovi generi (penso a quello che chiamo “dark cabaret”), tantissime cose nuove ed esaltanti da ascoltare.

Cosa pensi oggi, riascoltandoli a distanza, degli album che hai realizzato finora con i Black Tape?  E cosa puoi dirci invece del nuovo album di prossima uscita?
I vecchi album… da ognuno di loro mi sembrano passati secoli… come se fossero stati creati da qualcun altro e in un’epoca lontana e differente. Riascoltandoli provo più che altro le sensazioni di un qualsiasi fan, voglio dire: musica che davvero adoro ascoltare, e che innegabilmente rimanda a certi momenti della mia vita. Quei dischi hanno rappresentato naturalmente una parte del mio essere. Dei vecchi album il mio preferito resta “Mesmerized By The Sirens” (1987), perché credo sia stato a partire da quell’album che ho iniziato a sentirmi soddisfatto delle mie creazioni, è lì che le canzoni cominciarono a venire fuori nel modo in cui volevo sentirle.
Riguardo il prossimo album, “10 Neurotics”, al momento ho sette canzoni già finite. L’album parlerà delle persone che ho incontrato dopo il mio divorzio, avvenuto qualche anno fa. Persone interessanti, bizzarre, perverse. Dunque finora ci sono sette nuove canzoni, le parti musicali sono complete e sto ultimando la scrittura dei testi. Per questo album ho deciso di fare qualcosa di totalmente nuovo, ho comprato una chitarra acustica e per la prima volta è con questo strumento che ho creato tutte le canzoni. È per me una novità davvero entusiasmante, mi permette di fare cose che suonino davvero nuove e fresche. Non c’è nulla che mi spinga a pensare “Oh, ma questo l’ho già fatto!”.

Ti sei spesso definito un “non-musicista” secondo la definizione coniata da Brian Eno. Lo pensi ancora oggi? Sono solo istinto e passione che ti guidano durante la composizione delle tue canzoni?
Beh, in effetti dopo tutti questi anni credo di potermi anche definire un musicista, non fosse altro perché creo… musica! Certamente non conosco le strutture fondamentali e i processi compositivi tradizionali, ma comunque compongo canzoni. Tutto comincia quando trovo quel paio di accordi che creano una particolare emozione in me. Ci lavoro sopra, inizio a registrarli, e a costruirci sopra pian piano. Per me le liriche vengono sempre dopo che la canzone ha preso la sua forma. Trovo che sia la musica stessa a suggerirmele, e sta a me trovare le idee giuste che funzionano con le emozioni che la musica trasmette. Ho appena terminato di lavorare alle liriche per una canzone intitolata “Love Of The Father,” che parla di un uomo che non ha mai ricevuto amore da parte di suo padre. L’uomo si rivede ragazzo, soffre confusamente la mancanza dell’affetto paterno, e dopo di nuovo vede se stesso come adulto e riflette su come l’assenza di suo padre abbia influenzato la sua vita.

Come è cambiato il tuo approccio verso la musica dei Black Tape da quando è cambiato il gruppo di musicisti che ti accompagnano? Mi riferisco in particolare al nuovo cantante Bret Helm e a quanto la sua presenza – e la defezione del cantante storico dei Black Tape, Oscar Herrera – abbia influenzato il tuo modo di comporre le tue canzoni.
Io scrivo canzoni, e solo dopo decido quale cantante sia più adatto a interpretarla. Questo vale particolarmente per il nuovo album, nel quale ho voluto scrivere le canzoni senza davvero farmi nessuna idea su chi l’avrebbe interpretata. Oscar e Bret hanno stili completamente differenti, e trovo sia sempre una sfida eccitante quella di lavorare in base alle capacità dei miei musicisti.

Nicki Jaine - Revue NoirDi recente hai creato una nuova band, chiamata Revue Noir, insieme alla cantante Nicki Jaine. Una band influenzata da quel particolare genere che tu per primo hai definito “dark cabaret”. So che è appena uscito il primo album dei Revue Noir, intintolato “Anthology Archive”, cosa puoi dirci a riguardo?
Ho incontrato Nicki a una festa natalizia organizzata dall’etichetta Middle Pillar nel 2003. Stavo parlando con degli amici quando ho notato entrare in casa questa bellissima ragazza. Poco dopo lei è salita sul palco e ha eseguito alcune sue canzoni che immediatamente mi hanno impressionato. Siamo rimasti in contatto e siamo diventati molto amici, così quando stavo organizzando nel 2004 il tour di “Halo Star” le ho chiesto se voleva far parte della band. Da allora Nicki suona chitarra e piano, oltre a cantare, con i Black Tape.
L’anno seguente ho divorziato da mia moglie e Nicki mi è stata molto vicina, è diventata davvero una amica fidata. Abbiamo iniziato a parlare della possibilità di creare musica insieme ed è così che è nato il progetto Revue Noir. Abbiamo lavorato per circa un anno alle canzoni di “Anthology Archive”. Lei è una performer di eccezionale talento, e io ho trovato molto divertente lavorare su qualcosa di diverso dal solito, per una volta. Credo che questa esperienza mi abbia anche migliorato come musicista, perché non ho lavorato con l’elettronica, ma con arrangiamenti e strumenti “live”.

Come si sono evoluti i tuoi gusti musicali durante gli anni, e quali sono i tuoi gruppi preferiti al momento?
I miei gruppi preferiti tra quelli “nuovi” sono senza dubbio Spiritual Front e ROME. Non saprei nemmeno dire a quale genere di musica appartengano. Non del tutto neo-folk e non del tutto pop. Ma amo davvero quello che fanno queste band. Mi piacciono molto anche i Lux Interna (gruppo neofolk americano, ndr), insomma credo tu ti possa fare una idea di cosa mi interessi al momento. Mi piacciono Nicki Jaine e i Sigur Ros, e ho scoperto un nuovo artista di Brooklyn chiamato Curtis Eller. Cerca di ascoltare qualcosa di suo, è davvero grande!

Dunque ti piacciono molto gli Spiritual Front! Apprezzi anche altre band italiane?
Gli Spiritual Front li trovo davvero straordinari. Sono da sempre un grandissimo fan di Marc Almond, specie nel suo periodo nei Marc & The Mambas. Quel sound così sordido e dissoluto. Gli Spiritual Front arrivano da quello stesso mondo. La loro è roba davvero incredibile! Di italiani mi piacciono molto anche gli All My Faith Lost.

A tuo giudizio ha ancora senso parlare di una scena “goth”, nel senso che questo termine poteva avere per grandi artisti come Rozz Williams o Faith & The Muse? Personalmente credo che oggi ci sia la possibilità di contaminare tanti generi in modo anche interessante, ma non credo siano più i tempi per una espressione “pura” di un particolare genere come era il gothic-rock. Cosa ne pensi?
Si, capisco cosa intendi. Non ci sono davvero più suoni e generi “puri”, è vero… ma credo sia anche naturale che in quindici e più anni le cose siano cambiate al punto che ormai è possibile associare  e contaminare tutto con tutto. Amo molto gli artisti che hai citato, tuttavia non credo che i Black Tape abbiano mai fatto musica “goth” in senso stretto, perché non abbiamo mai avuto una line-up basata su basso e chitarre, non siamo mai stati epigoni dei Bauhaus, per fare un esempio. Credo sia molto più interessante quando un genere musicale sa crescere, evolversi e cambiare.

Ho molto apprezzato il tuo album a nome “As Lonely As Dave Bowman“, un album che riflette il tuo profondo amore per le sonorità ambient e per la kosmische musik. Perché hai voluto realizzare questo disco, come è nata l’idea?
Le fotografie che vedi nell’artwork di quell’album le ha fatte per gioco mio figlio Sasha, quando aveva quattro anni. Mi piacquero molto! In seguito, più o meno scherzosamente, suggerii a Steve Roach che forse avrebbe potuto usare quelle fotografie per la copertina di un suo album. Ma poi ho pensato “un momento! Ma perché non realizzare io stesso un album ispirato da quelle immagini?”. Ed è così che è nata l’idea, davvero. Ho usato il nome “Dave Bowman” nel titolo, perché è l’astronauta del film “2001: Odissea Nello Spazio”, che è proprio il film preferito di mio figlio. Musicalmente volevo realizzare un album totalmente elettronico, di suoni freddi e distanti. Senza nessun elemento “naturale”, ad eccezione dell’emozione umana che ci ho messo io stesso nel realizzarlo. L’album non ha nessuno strumento “suonato”, quasi tutto è stato fatto processando e manipolando loop e feedback. È stato bello fare questo in un periodo in cui scrivevo solo canzoni (per Black Tape o Revue Noir), allontanarsi e passare del tempo alla ricerca di suoni interessanti. È stato un lavoro molto ben accolto dai fan. Ad un concerto di Steve Roach a Philadelphia molte persone sono venute da me e mi hanno detto grandi cose riguardo l’album. Mi ha fatto molto piacere.

Sam RosenthalLa Projekt Records si è distinta sempre per i molti artisti di talento che ha ospitato, penso allo stesso Steve Roach, ai Lycia, gli Attrition, i Mira, i This Ascension. Quali sono stati secondo te i momenti più importanti dei venticinque anni di storia della label? E quali gli artisti che giudichi più rappresentativi?
Credo che l’uscita dell’album dei Lycia “Ionia” nel 1991 sia stato un traguardo fondamentale. Un eccezionale album, il picco del primo periodo della label. Poi considero importanti i momenti in cui sono usciti gli album “The Devil’s Bris” di Voltaire e “Apart” dei Mira, e più recentemente le uscite dei Tearwave. C’è poi l’orgoglio di ospitare un artista come Steve Roach, il cui catalogo è straordinario, con le sue uscite puoi sempre andare sul sicuro. Sono molto fiero di avere anche ripubblicato alcuni suoi capolavori del passato come “Structures From Silence”, “Dreamtime Return” ed “Empetus”.

Ho notato negli ultimi anni un sempre maggiore aumento nel numero di uscite della Projekt. Segno del successo della tua label. Pensi che la tua sia un’eccezione in un momento così delicato per le etichette indipendenti? Cosa pensi del passaggio dal tradizionale formato “fisico” al formato digitale?
Vedi, innanzitutto io non credo che uno possa definirsi “fan” di una band se ruba la sua musica con il download illegale. Se ami la musica devi COMPRARE la musica, e dico questo sia come musicista che come label manager. Tutti gli artisti indipendenti hanno bisogno di comprarsi gli strumenti, di affittare uno studio, e magari anche di lasciare da parte qualcosa per poter mangiare! Se la gente si procura la musica illegalmente, fa del male a coloro che sostiene di amare. Ok questo era il mio sfogo anti-download illegale.
Riguardo il successo della Projekt… diciamo che ho imparato a sopravvivere in questo stritolante music business, pubblicando grande musica per un pubblico di veri appassionati. Le vendite in realtà sono diminuite rispetto a dieci anni fa, ma ora sono molto più attento alla gestione delle spese. Perciò continuo a mandare avanti la label e a cercare di farla crescere. Mi rattrista pensare che il digitale sia il primo segnale della morte degli “album”, e degli artwork! Ma dobbiamo tutti essere realistici su cosa voglia oggi il pubblico. Perciò ora il download a pagamento è una parte importante delle nostre entrate. Questo è comunque un bene, perché gli artisti fanno più soldi con le vendite dei loro album in versione digitale che con la vendita “fisica” del cd.

Musicista, produttore, manager: e sei noto anche come appassionato opinionista politico, cosa vuoi dirci riguardo la situazione attuale, internazionale e del tuo paese?
Sì, sono un vero fan della politica. Sono stato a casa ogni sera per seguire la convention democratica in televisione. Molto interessante. Sono convinto che gli americani debbano svegliarsi e rendersi conto di come George W. Bush abbia distrutto questa nazione, economicamente e a livello di immagine e autorevolezza internazionale. Spero che l’America scelga un presidente che non abbia tra le sue priorità quella di andare in guerra, di svendere il suo paese e la sua economia e contribuire ai disastri climatici globali.
Voglio essere ottimista e pensare che l’America sia più intelligente di come è apparsa negli ultimi otto anni. Basta leggere le statistiche per capire quanto in realtà Bush sia quello che gli americani volevano, quale è il sostegno e l’apprezzamento degli americani verso di lui. Sarebbe il colmo in questa situazione dare l’America a McCain…

Torniamo alla musica; sei ancora in contatto con i vecchi membri della band, in particolare con il cantante Oscar Herrera?
Sono ancora in contatto con Oscar, sì. Lui ha deciso di ritirarsi dalle scene musicali qualche anno fa, dopo aver terminato il suo progetto solista, El Duende. Ogni tanto continuo a chiedergli di tornare a cantare per i Black Tape, e ci proverò ancora, magari prima o poi lo convincerò! Amo assolutamente la sua voce nelle mie canzoni. Il suo impeto, la voglia di dare tutto se stesso e mettere tutta la passione e la drammaticità che servono. Come dicevo prima, amo le atmosfere viziose e tragiche di Marc Almond e Spiritual Front. E Oscar era particolarmente bravo a offrire questo genere di interpretazione delle mie liriche, una cosa di lui che adoravo e trovavo realmente esaltante. Se ascolti la canzone “Tell Me You’ve Taken Another,” (dall’album “As One Aflame Laid Bare By Desire”), capirai a cosa mi riferisco.

Hai in programma un nuovo tour con i Black Tape? Vi vedremo prima o poi anche in Italia?
Dovrei dire “no”, ma non lo dico, perché non si può mai sapere. Di certo mi piacerebbe poter suonare in Italia, ma onestamente non posso permettermi di andare in tour e rimetterci soldi. Se qualche promoter in Italia si facesse avanti con proposte serie, potremmo anche discuterne e vedere se la cosa è realizzabile. Per due anni di fila siamo stati invitati al WGT festival in Germania, ma non ho mai visto offerte sufficienti a farmi portare la mia band fino in Germania. Onestamente, con un figlio di sei anni che ha bisogno di me, sono a un punto della mia vita in cui non posso permettermi di perdere soldi per fare un concerto. Ho diritto anche a un po’ di rispetto, no?! (risate)

Ok Sam, è tutto, ti ringrazio moltissimo per il tuo tempo e le tue risposte, se vuoi dire qualche ultima parola ai tuoi lettori italiani…
Sì! Ho sempre avuto un legame speciale con l’Italia, sin da quando nel lontano 1988 una fanzine inserì i Black Tape in una compilation che se ben ricordo si intitolava “Tight In Your Arms Tonight”. Ho amici a Firenze che non vedono l’ora che io torni a trovarli. Io non vedo l’ora dell’uscita di “10 Neurotics” e spero anche per voi sia lo stesso. Se è così, visitate il sito blacktapeforabluegirl.com e iscrivetevi alla mia nuova mailing list… E pregate che Barack vinca! Grazie con tutto il mio affetto.

Black Tape For A Blue Girl – Sam Rosenthal su OndaRock

Discografia

BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL
BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL
CD & LP
The Rope (Projekt, 1986) 6.5
The Rope (Projekt, 1986)
Before The Buildings Fell (Projekt, 1986)
Mesmerized By The Sirens (Projekt, 1987)
Mesmerized By The Sirens (Projekt, 1987) 7
Ashes In The Brittle Air (Projekt, 1989)
Ashes In The Brittle Air (Projekt, 1989) 6.5
A Chaos Of Desire (Projekt, 1991)
A Chaos Of Desire (Projekt, 1991) 8
A Teardrop Left Behind (antologia, Hyperium, 1991)
This Lush Garden Within (Projekt, 1993) 6.5
This Lush Garden Within (Projekt, 1993)
The First Pain To Linger (Projekt, 1996) 6
The First Pain To Linger (antologia, Projekt, 1996)
Remnants Of A Deeper Purity (Projekt, 1996) 9
Remnants Of A Deeper Purity (Projekt, 1996)
As One Aflame Laid Bare By Desire (Projekt, 1998) 7.5
Across A Thousand Blades: A Retrospective (raccolta, Projekt, 1996)
The Scavenger Bride (Projekt, 2002) 8.5
As One Aflame Laid Bare By Desire (Projekt, 1998)
Halo Star (Projekt, 2004) 7
The Scavenger Bride (Projekt, 2002)
A Retrospective (antologia, Shadowplay, 2008)
With A Million Tear-Stained Memories (raccolta, Trisol / Projekt, 2003)
10 Neurotics (Projekt, 2009) 6.5
Halo Star (Projekt, 2004)
Tenderotics (Projekt, 2013) 7
On Tour - Live Bootleg #1 (live, MP3, Projekt, 2004)
These Fleeting Moments (Projekt, 2016) 7
A Retrospective (antologia, Shadowplay, 2008)
Blood On The Snow (Projekt, 2017) 7
10 Neurotics (Projekt, 2009)
To Touch The Milky Way (Projekt, 2018) 7
Tenderotics (Projekt, 2013)
The Cleft Serpent (Projekt, 2021) 6
The Collection (raccolta, FLAC, Bandcamp self-release, 2014)
SAM ROSENTHAL
These Fleeting Moments (Metropolis/Projekt, 2016)
Before The Buildings Fell (Projekt, 1986-2000)
Fleeting (raccolta, Projekt, 2016)
The Passage (Projekt, 2011) 7.5
EP, Cassette, Singoli
SAM ROSENTHAL & VIDNA OBMANA
Tight In Your Arms Tonight (Cass, Projekt / Night Circle, 1989)
Terrace Of Memories (Projekt, 1992)
Remnants (MAXI-Single, Projekt, 1996)
AS LONELY AS DAVE BOWMAN
Black Tape For A Blue Girl (Maxi-Single, Projekt, 1998)
Pod (Projekt, 2007) 7.5
The Scarecrow (EP, Projekt, 2004)
REVUE NOIR
Tarnished (MAXI-Single, Projekt, 2004)
Anthology Archive (Projekt, 2008)
The Pleasure Everlasting (EP, FLAC, Bandcamp self-release, 2008)
Archive 01 (EP, FLAC, Bandcamp self-release, 2012)
Kickstarter Holiday EP (EP, FLAC, Bandcamp self-release, 2013)
Studio Access June 14 (teaser, FLAC, Bandcamp self-release, 2014)
The Bike Shop (feat. Michael Plaster, single, FLAC, Bandcamp self-release, 2015)
Across A Thousand Blades (EP, FLAC, Projekt, 2015)
Limitless (EP, FLAC, Projekt, 2016)
Blood On The Snow (EP, FLAC, Projekt, 2017)
SAM ROSENTHAL
Tanzmusik (Autoprodotto, 1985 / Mannequin, 2012)
Before The Buildings Fell (Projekt, 1986 / Projekt, 2000)
The Passage (Projekt, 2011)
SAM ROSENTHAL & VIDNA OBMANA
Terrace Of Memories (Projekt, 1992)
AS LONELY AS DAVE BOWMAN
POD (Projekt, 2007)
MONOLITH (Projekt, 2015)
REVUE NOIR
Anthology Archive (Projekt, 2008)
Pietra miliare
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