Il magnate della Projekt e dei Black Tape For A Blue Girl Sam Rosenthal è una delle figure fondamentali della scena dark-wave degli ultimi due decenni. Nonostante ciò, all’insaputa di gran parte degli appassionati, i suoi primi esperimenti (di cui unica traccia reperibile è l’album “Before The Buildings Fell” risalente al 1983) erano caratterizzati dall’utilizzo esclusivo di strumentazione elettronica e da atmosfere vicine al minimalismo ambient del primo Steve Roach, ben distanti dalla magniloquenza sonora del suo progetto più noto.
A distanza di molti anni da quei tempi, in Rosenthal pare essersi riaccesa la scintilla di passione verso l’ambient music, in realtà mai spentasi del tutto (basti pensare alla collaborazione con Dirk Serries in “Terrace Of Memories” del 1992 e in molti inserti negli album dei Black Tape) sfogata dapprima nel side-project As Lonely As Dave Bowmann e ora in questo suo secondo album solista, contenente due soli brani in cui il secondo è in realtà coda del primo. Nei tre quarti d’ora scarsi della title track Rosenthal riprende in mano l’omonima composizione che concludeva il meraviglioso “As One Aflame Laid Bare By Desire” sviscerandone l’essenza più intima e dilatandone ogni tratto, iniettando rivoli sonori in ogni fessura di silenzio. Quel che ne viene fuori è una mastodontica sinfonia di rarefatti soundscape ambientali, in grado di essere scambiata con i migliori episodi del Thom Brennan più in forma (quello stesso che nel 2001 partorì il capolavoro “Vibrant Water”).
Per tutta la durata della suite il flusso sonoro viaggia imperturbabile e con lentezza in un cosmo astratto, assimilando qua e là variazioni di tonalità e l’ingresso o l’uscita di una sua parte. Il tutto prosegue così in una quiete che viene mossa solo dall’esplosivo e poderoso finale di “Rae”, dove a fare il suo ingresso è il violino elettrico di Vicki Richards, scomposto in una miriade di sequenze sonore e in grado di rappresentare una sorta di atterraggio e la contemporanea fine del viaggio.
Dopo la bontà dell’esperimento dronico di “POD”, Sam Rosenthal conferma le sue capacità di scultore ambientale già in parte emerse in “Terrace Of Memories”, rivelandoci così definitivamente un lato della sua personalità artistica mai in grado di attirare l’attenzione al pari di quello dark-gothic. E visti i recenti non eccelsi risultati del progetto Black Tape (l’ambizioso ma imperfetto “10 Neurotics“), quello ambientale potrebbe divenire il versante su cui riversare le maggiori aspettative per le sue future produzioni.
22/07/2012
Un esploratore degli anfratti più oscuri dell'esistenza. Un poeta-filosofo al cospetto di realtà e visioni indescrivibili. Con i suoi Black Tape, Sam Rosenthal ha reinventato la musica gotica. E con la sua label Projekt ha lanciato una scena e una estetica tra le più affascinanti degli ultimi anni. La monografia del suo progetto e l'intervista che ci ha concesso in esclusiva
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