Poemss

Poemss

2014 (Planet Mu) | soft-electro-pop

Aaron Funk lo conosciamo bene. Decisamente troppo bene. Di alias ne ha cambiati tanti, per quanto l'incarnazione più celebre e proficua resta sicuramente Venetian Snares, con la quale ha sfornato qualcosa come una quarantina di album nel giro di un decennio, la gran parte dei quali su Planet Mu. Il tutto proponendo una breakcore precotta a cui sono sempre mancati veri elementi d'interesse, una sorta di risposta popular alla drill'n'bass impegnata di Squarepusher – i due personaggi sono simili pure nella mise – che il buon Mike Paradinas ha però sempre sponsorizzato in tutti i modi.

Dopo anni di tentativi di variazione (spesso mancante) sul tema materializzati in interminabili piogge di esercizi di stile, ecco che nel 2014 Funk pare aver deciso, d'improvviso, di cambiar strada. Quasi come se si fosse accorto che la sua formula, da tempo passibile di qualsiasi forma di sviluppo, aveva superato nel ripetersi i confini della decenza (si ascolti l'ultimo “My So-Called Life”), il veterano canadese ha deciso di fare una telefonata alla giovane e misconosciuta Joanne Pollock per fondare un progetto nuovo di zecca: così nasce Poemss, che manco a dirlo trova casa immediatamente da mister-Ziq e il cui primogenito tarda non più di qualche mese ad arrivare.

Il cambio di rotta è evidente, tanto che se si ascoltasse l'unico Ep all'attivo della giovane artista di Toronto si faticherebbe a non credere che “Poemss” sia de facto il suo primo lavoro sulla lunga durata. Di frenesie e improbabili tempi dispari non v'è manco l'ombra, al loro posto una colata caramellosa di vintagerie a condire una sfilza di ballad laconiche. L'esperimento è curioso, senza dubbio: un po' come prendere le melodie da tappezzeria polverosa degli Hjaltalín – se qualcuno si sta chiedendo se chi scrive è arrivato a tale associazione stilistica ispirato in primis dalla vaga somiglianza fra Funk e Högni Egilsson, la risposta è sì – e farle suonare, per restare in casa Mike, dai Miracle.

Sebbene la descrizione in sé potrebbe non lasciar presagire nulla di buono, non è la miscela sonora – invece paradossalmente piuttosto interessante - il problema del disco. A minarlo in maniera incontrovertibile sono invece una carenza compositiva che sottopassa con gli interessi il minimo sindacale (e non si regge in piedi nemmeno a suon di artifici), il malriuscito tentativo di scomporre la forma-canzone mutilandola qui di un ritornello e lì di un bridge e, soprattutto, l'inascoltabile voce di Funk, più nasale che baritonale. Inutile pure tentare di soffermarsi sui singoli brani, tessere indistinguibili di un puzzle dalle incorreggibili malformazioni per cui l'aggettivo fallimentare risulta quasi un mezzo complimento.

(08/02/2014)

  • Tracklist
  1. Ancient Pony
  2. Heads On Heads
  3. Bedtime
  4. Moviescapes
  5. Miles Away
  6. Gentle Mirror
  7. Think Of Somewhere Nice
  8. Losing Meaning
  9. Hall Of Faces
  10. Think Of Something Beautiful
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