Portfolio

Due

2014 (autoprod.) | alt-rock, avant-rock

Gli emiliani Portfolio nascono nel 2003 e avviano una proficua attività live. La loro vita discografica inizia molti anni dopo come sorta di formazione aperta. Il loro primo Ep “Reason Outside Nature” (2012), dedito pienamente al post-rock alla Giardini Di Mirò, incorpora così tromba, elettronica (“At Metro”, “Ofelia”), e intenzioni jazz che fioriscono nella ballata “Caribbean Army”.
Il debutto lungo “Standing Babas” (2012), con Laura Loriga in pianta stabile alla voce, è ancora convenzionale ma, di nuovo, annovera qualche tocco stravagante: il corale elettronico che si apre in “Beth Gibbons”, i droni spirituali in “Ognuno ha le proprie amicizie” e nella lunga sonata per vibrazioni sospese della title track, il trip-hop di “Kim Novak”, gli strimpellii estatici di “State uniti”. A tratti l’album diventa un sublime caleidoscopio di stili, emblematico del nuovo post-rock italiano.

E’ però “Due” a chiarificare al meglio la loro missione di eclettico gruppo aperto, spaziando dal funk sornione di “Beauty”, impeccabilmente assemblato, al robotico ballo di gruppo Talking Heads-iano rallentato e ritradotto in senso post-rock di “To The Right”. Altre eresie emergono nella lamentosa ballata Radiohead-iana di “Chi vince regna”, riscattata da una certa complessità progressiva, e dal pop arpeggiato e trottante di “Riviera”, in grado di sposare Carpenters con l’avanspettacolo italico, dalla durata insolitamente lunga che incorpora un intermezzo di balera.

Dopo tanto girovagare il combo capitola nuovamente nel post-rock con i 16 minuti puramente strumentali di “Three Songs About Lenin”. Dopo un inizio di droni e ipnosi religiosa, si stagliano tipiche armonie e fondali shoegaze, cui in conclusione si sostituiscono degli archi da camera, barattando così il clima psichedelico per il patetismo.

E’, prima di tutto, la passerella di Tiziano Bianchi, a tromba, flicorno, piano, tastiere, wurlitzer, basso, anche alle voci e arrangiatore (senza dimenticarsi di Emilio Marconi, Stefano Bizzarri, Marco Rossi e Bojan Fazlagic), e poi un disco di carteggi postmoderni che, pur disponendo di ambizioni poderose, godibilità e qualche grande momento, ha un limite trascurabile ma non troppo: manca di un quadro generale che ne disegni un percorso d’ascolto. La suite “Three Songs About Lenin”, già sonorizzazione dell’omonimo muto di Vertov (1934), n’è il pratico esempio con i suoi alterni esiti d’intensità. Musicisti aggiunti: Claudia Domenichini, perfetta voce in “Beauty”, a fianco della solita Loriga, Jukka Reverberi, il terzetto Denis Zannani, Montserrat Torres e Paola Herbertson agli archi, Lorenzo Rotteglia alle percussioni. Cover: “Criminal World” (Metro).

(27/05/2014)

  • Tracklist
  1. Beauty
  2. To The Right
  3. Riviera
  4. Love Affair
  5. Chi vince regna
  6. Criminal World
  7. Three Songs About Lenin
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