Strand Of Oaks

Heal

2014 (Dead Oceans) | alt-rock, synth-pop-rock

Ricordi adolescenziali di solitudine estiva connettono, in un inaspettato parallelo esistenziale, il Tim Showalter di oggi, in crisi sentimentale e creativa, con il quindicenne isolato nello scantinato di casa. Ne esce così “Heal”, un tentativo di auto-terapia che segna un cambio di passo evidente nella carriera del progetto Strand Of Oaks, proiettato dal contratto con la Dead Oceans su orizzonti forse più vasti di quelli di modesto ma personale cantautorato delle prime uscite del cantautore dell’Indiana.
“Heal”, come dichiara il singolo d’apertura “Goshen ‘97”, con J Mascis alla lead guitar, esemplifica già questa mutazione, con le sue chitarre power-pop e il tono sguaiato da teenage angst: un quadro in realtà piuttosto imbarazzante per povertà di idee.

La continuazione del disco riesce se non altro nel sorprendere l’ascoltatore e tutti quanti seguono da sempre il cantautorato immaginifico di Showalter, uno degli iniziatori di quel genere, lo slow-folk, ideale anello evolutivo dello slow-core anni 90. Già nei ritmi sordi e negli echi sintetici di “HEAL”, invece, appare un vago tono wave davvero incomprensibile non solo dai fan, che si sentiranno senz’altro in qualche modo traditi, ma anche per un ascoltatore qualsiasi: un brano che potrebbe rappresentare la svolta darkwave dei Killers.
Forse ancora peggio i languidi “lenti” con accompagnamento sintetico come “Woke Up To The Light” o “Mirage Year” (inspiegabilmente cacofonica).

È così un alternarsi di chitarroni alla Dinosaur Jr. e molli elucubrazioni enunciate su un tappeto sintetico il fil rouge di “Heal” (“For Me”), un supplizio privo di qualsivoglia ispirazione, ma pieno di sonorità e scelte estetiche molto in linea coi tempi.

(08/07/2014)

  • Tracklist
  1. Goshen '97
  2. HEAL
  3. Same Emotions
  4. Shut In
  5. Woke Up To The Light
  6. JM
  7. Plymouth
  8. Mirage Year
  9. For Me
  10. Wait For Love
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