Tacocat

Nvm

2014 (Hardly Art) | bubblegum-pop, surf-rock

Sulle mappe geografiche del rock americano, l'operosa cittadina di Longview rimanda, da vent'anni esatti a questa parte, all'omonima canzone scritta in loco dai Green Day e in seguito confluita nel fortunato “Dookie”.
Ebbene, forse è giunta l'ora di riaggiornare gli atlanti, poiché è dalla medesima Longview – per quanto la residenza sia già stata spostata di poche centinaia di miglia a nord, nella “solita” Seattle – che provengono i Tacocat, quartetto a larga maggioranza femminile (a Lelah Maupin, Emily Noces e Bre' Cool si unisce il chitarrista Eric Randull) autore di uno dei dischi più freschi della nuova stagione indie americana.

Dietro al moniker palindromo, e a un titolo - “Nvm” - che sa di acronimo di “Nevermind” all'epoca degli sms, si sviluppa una proposta musicale che, se al grunge non deve proprio nulla (meglio dirlo subito), certamente sa mescolare con rara sapienza influenze surf-rock, bubblegum-pop, riot grrrls, Ramones e alt-rock anni novanta. Asciugate al sole della West Coast di ogni inutile orpello, le canzoni scivolano via che è una meraviglia, ognuna con il suo particolare carattere, ognuna a suo modo debitrice di un diverso passato senza mai risultare anacronistica o meramente calligrafica, ciascuna a suo modo positiva, che si stia parlando di ex che non tornano, di party sfrenati, di autobus da mandare a quel paese o di tematiche femministe.

Oltre la patina easy, all'ombra di traiettorie melodiche particolarmente efficaci, i Tacocat trasformano le piccole-grandi vicende quotidiane in colorate gemme dal retrogusto caustico. Capita, così, che si passi dal rock'n'roll civettuolo di “Bridge To Hawaii” a una “Crimson Wave” che usa la metafora surfistica per parlare del ciclo femminile. I ricordi giovanili rievocati da “Stereogram” profumano di anni Novanta e, giusto per restare nello stato di Washington, di Sleater-Kinney. Le accelerazioni punk-pop di “Psychedelic Quinceanera” e “Hey Girl” trattano la ribellione da differenti punti di vista. “Party Trap” si apre ad arrangiamenti più fastosi (compaiono, per la prima e ultima volta, delle trombe ad accompagnare i ritornelli), “FU #8” corre sulle metriche nevrotiche della Noces, la quale poi duetta con Randull nelle atmosfere retrò di “Alien Girl”.

Dei tredici pezzi contenuti in “Nvm”, nessuno raggiunge i tre minuti: quello dei Tacocat è un esordio che va subito al punto, sempre perfettamente a fuoco, urgente quanto basta e melodico come si conviene a chi, alla insipida plastica di tante – troppe – produzioni contemporanee, preferisce il dolce sapore della gomma da masticare.

(06/03/2014)

  • Tracklist
  1. You Never Came Back
  2. Bridge To Hawaii
  3. Crimson Wave
  4. Stereogram
  5. Pocket Full Of Primrose
  6. Psychedelic Quinceanera
  7. Time Pirate
  8. This Is Anarchy
  9. Hey Girl
  10. Party Trap
  11. FU #8
  12. Alien Girl
  13. Snow Day


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