Joss Stone

Water For Your Soul

2015 (Stone'd Records) | reggae, soul, pop

Sgombrate il campo da qualsiasi influenza pregressa: chi si aspettava da Joss Stone nuovi squilli di tromba sul futuro prossimo della musica soul sarà colto in contropiede. L’esperienza con i SuperHeavy, supergruppo al quale la bella cantante ha preso parte, ha lasciato strascichi nella sua crescita non tanto per la presenza del (ormai troppo) vecchio marpione Mick Jagger, quanto per quella di Damian Marley.
Il più giovane dei figli del grande Bob, nato nel 1978 da una relazione con Miss Mondo 1976, ha scritto a quattro mani con Joss “Love Me”, il brano che apre questo “Water For Your Soul”, convincendo l’ultima reginetta del freak-soul a realizzare un album quasi interamente in levare (Damian interviene anche nella stesura di “Wake Up”).

Fresco e solare, “Water For Your Soul” è il disco perfetto per accompagnare gli aperitivi estivi al tramonto, in veranda o in riva al mare, ma fra parei, tapas e prosecchini poco resterà ai posteri di queste nuove quattordici canzoni, che non rendono completamente giustizia a una voce che meriterebbe situazioni ben più stimolanti.
Joss ha sempre dimostrato di voler essere artista poliedrica, impegnata in più stili e su più fronti: questa volta ha deciso di tenere sullo sfondo le screziature soul (che pur resistono, come in “Cut The Line” e in “Let Me Breathe”, quest’ultima abbellita da belle chitarre spagnoleggianti) per posizionarsi su ritmiche world, dub e soprattutto reggae (“Way Oh” e “Underworld” si impongono fra le migliori del set) e lanciarsi su testi incentrati su amore, natura e reminescenze hippie.

Il tutto è arrangiato in chiave smaccatamente pop, peccato non imperdonabile visto che risulta raggiunto l’obiettivo di risultare spensierato e fruibile, con un’alternanza di brani decisamente gradevoli (“This Ain’t Love”) ad altri un po’ più telefonati, dove magari brillano ricami acustici (“Stuck On You”). Il problema vero è che c’è poco o nulla che possa far gridare al miracolo e il disco resta nel complesso un tantino monocorde.
Da segnalare su “Harry’s Symphony” un featuring di Linton Kwesi Johnson, mentre Dennis Bovell (ricordate i Matumbi?) partecipa alla scrittura di “The Answer”. Produce la stessa Joss con Jonathan Shorten (co-autore di quasi tutti i pezzi) e Steve Greenwell. Tutto di gran classe, tutto ben suonato da collaboratori attenti e preparati, ma tutto che scivola troppo facilmente come acqua sulla nostra anima.

(19/08/2015)

  • Tracklist
  1. Love Me
  2. This Ain’t Love
  3. Stuck On You
  4. Star
  5. Let Me Breathe
  6. Cut The Line
  7. Wake Up
  8. Way Oh
  9. Underworld
  10. Molly Town
  11. Sensimilla
  12. Harry’s Symphony
  13. Clean Water
  14. The Answer
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