Libertines

Anthems For Doomed Youth

2015 (Virgin Emi) | garage-rock revival

Quindi che ne è stato dei likely lads che all’inizio degli anni Duemila avevano infiammato l’Europa con un sound e un’attitudine quasi unica? Di coloro che - vi piaccia o no - hanno contribuito a marchiare a fuoco un’intera decade, scavando un solco che molte altre band di successo hanno in seguito ricalcato?

Volendo essere onesti, se n’erano abbastanza perse le tracce. I progetti paralleli dei più rilevanti Pete e Carl erano riusciti, con più o meno qualità, a tenerli a galla per un certo periodo di tempo, durante il quale il talentuoso Doherty era finito più spesso sulle pagine dei tabloid rispetto a quelle delle riviste musicali. Spenti definitivamente anche quei riflettori e trascorsi un paio d’anni di dimenticatoio assoluto, i due devono aver pensato che seppellire l’ascia di guerra fosse la mossa più saggia da fare. D’altronde i soldi offerti per quelle manciate di concerti di reunion erano troppi per non essere accettati. Ma, diciamoci la verità, nessuno di noi credeva in un nuovo disco. Eppure qualcosa deve essere successo durante quei fugaci incontri, per convincere Doherty che sì, forse questa volta valeva davvero la pena fare sul serio e disintossicarsi una volta per tutte.

La Thailandia è stato il paese della rinascita personale di Doherty e di quella di gruppo dei Libertines. Lì la band ha firmato un nuovo contratto con la Virgin e registrato il nuovo album, per facilitare Pete nel suo tortuoso percorso di disintossicazione. Lì è stato girato anche il video di “Gunga Din”, che ha sancito il ritorno ufficiale degli ex-ragazzi terribili. Proprio questa canzone aveva fatto sperare, con la sua andatura reggae degna dei bei tempi di Brixton, gli urletti di Doherty e il ritornello a due voci, il meglio per il nuovo Lp, “Anthems For Doomed Youth”, almeno sotto l’aspetto attitudinale. E in effetti anche la traccia d’apertura “Barbarians” rema verso questo concetto, ovvero quello dei Libertines sporchi e diretti, vogliosi di fare festa per un ritorno piuttosto inatteso, anche da parte loro. Ma quella che sembra la migliore delle premesse svanisce immediatamente, lasciando spazio a una versione del quartetto inglese decisamente più pulita. Anche negli episodi più movimentati, se vogliamo anche aggressivi (musicalmente parlando), come “Belly Of The Beast”, “Hearth Of The Matter” e “Fury Of Chonburi”, si ha come l’impressione che i quattro tengano il freno a mano tirato. O che non ce la facciano più.

Mancano l’urgenza, la frenesia, il furore degli anni Zero, ma non gli spunti melodici che hanno caratterizzato la produzione storica di Barat&Doherty, con la title track che si candida a essere la nuova “Music When the Lights Go Out” e, soprattutto nel finale, “Dead For Love”: pezzi che sembrano rimasti sospesi da “Up The Bracket” e ripresi in mano con dieci anni di esperienza in più sulle spalle. Difficile dire se si tratti di maturità o stanchezza, però. Così, lo struggimento archi e pianoforte di “You’re My Waterloo” rimane troppo pulito, troppo controllato e patinato per trafiggere il cuore come aveva fatto “For Lovers” nel lontano 2004.

È forte la nostalgia, ascoltando “Anthem For The Doomed Youth”: impossibile non mettere a confronto i nuovi brani con quelli dei due dischi dei Libertines precedenti, scorgendo nelle nuove canzoni la stessa impronta e lo stesso stile, ma accorgendosi impietosamente di quanto le nuove registrazioni ne siano una versione sbiadita e edulcorata.
Nell’anno dei grandi ritorni, anche quello dei likely lads si allinea alla tendenza: l’inaspettata rentrée di una band entrata di diritto nella storia (e rimasta intrappolata nel suo passato) con un album che, come si lascia ascoltare, si farà dimenticare molto facilmente: gli inni per la nuova “gioventù bruciata”, ormai, sono ben altri.

(28/09/2015)

  • Tracklist
  1. Barbarians
  2. Gunga Din 
  3. Fame and Fortune
  4. Anthem for Doomed Youth
  5. You're My Waterloo
  6. Belly of the Beast
  7. Iceman
  8. Heart of the Matter 
  9. Fury of Chonburi
  10. The Milkman's Horse
  11. Glasgow Coma Scale Blues
  12. Dead for Love
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