Mancava in effetti Martin Courtney all’appello dei membri dei
Real Estate con un progetto alternative/solista: finora il più fortunato è stato decisamente Matt Mondanile, con i suoi
Ducktails, ma anche Alex Bleeker ha pubblicato quest’anno un nuovo disco del suo progetto
Alex Bleeker & The Freaks, un placido e innocuo album country-pop (“Country Agenda”).
Di tutti, Courtney forse è quello che più si identifica nei Real Estate, e questo “Many Moons” è il più vicino di questi progetti paralleli alla band di provenienza, abbastanza da chiedersene il senso, se non in una gemmazione di carriere soliste che escludono la prosecuzione di quella iniziata insieme. Un po’ come (forse) è successo ai
Fleet Foxes.
Se proprio vogliamo trovare qualche differenza in “Many Moons”, è in uno stile più riflessivo e cantautorale, che non disdegna di arricchirsi di arrangiamenti per archi (“Asleep”, “Before We Begin”), tra educati amarcord
Beatles-iani (“Little Blue”) e controllati garage-country profumati di West Coast (“Asleep”). Si giunge così a una sorta di colloquialità con l’ascoltatore, grazie al
sound come al solito impeccabile, ormai fissatosi come riconoscibile in chi segue la band.
In generale, però, pochi dei brani danno qualcosa in più del solito, elegante
easy listening chitarristico, sorretti da soluzioni strumentali già ampiamente sperimentate e consolidate.