Misantropus

The Gnomes

2015 (Minotauro) | doom, green dark metal

Tra le varie sfaccettature del doom-metal c'è anche quella, abbastanza fantasiosa, del così detto "green dark metal", che, a conti fatti, non vuol dire nulla in particolare, ma che aggiunge fascino a un genere di metal a tinte scure e sepolcrali. I Misantropus, originari di Latina e formati dai fratelli Alessio (chitarrista) e Vincenzo Sanniti (bassista), appartengono esattamente a questo sottogenere di metal, ovvero il "green dark metal".

Da sempre vicini a tematiche ambientaliste e provenienti dai circoli anarchici del capoluogo dell'Agro Pontino, i Misantropus hanno nel corso di quasi venti anni di attività pubblicato un demo-tape di 4 tracce, "Misantropus" (1998), un primo Lp registrato nel 2000 e ri-pubblicato in vinile due anni dopo, "Misantropus I", un mini registrato nel 2003 e pubblicato in cd dalla Doomymood nel 2011 insieme a un Ep dello stesso anno, un secondo album, "Noeh" (Doomymood, 2013) e, infine, questo nuovissimo terzo album, "The Gnomes", pubblicato dalla Minotauro.

Tanto per confondere le idee in una già intricata discografia (dove ogni album è titolato con lo stesso nome e con copertine quasi identiche), c'è da segnalare che la ristampa in cd del primo album riporta dei titoli differenti. La musica, però, aveva il pregio della personalità. Lontano anni luce dagli stereotipi correnti del metal (che sia doom o quello che è), il loro stile puramente strumentale era sì di chiara derivazione sabbathiana e Saint Vitus, ma sovente imbastardito con il noise di scuola Amphetamine Reptile e da improvvisazioni psichedeliche.

Una leggenda vuole che il loro primo album ricevette sinceri apprezzamenti da parte di un jazzista di fama mondiale come Giorgio Gaslini. Ora, che sia vera o meno questa storia, c'è da dire che quel loro disco del 2000 rimane una piccola pietra miliare del metal italiano, essendo uno dei lavori più originali della nostra scena doom, al pari di un paio di album di Paul Chain. Va però detto che la vena artistica si è progressivamente inaridita, fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi il loro stile è un monilitico quanto monocorde "hard-doom" e l'idea di continuare a essere ancorati a una musica con un solo riff, dopo ben tre lustri, inizia a mostrare la corda.

Ma più che la monolicità dei quattro lunghi pezzi che compongono "The Gnomes", colpisce la piattezza e la monotonia dell'autoproduzione, che ne fanno il loro disco peggiore. Anche il primo album era autoprodotto e registrato in diretta, ma aveva la forza dell'impatto. Era molto più cattivo e brutale. Oggi i Misantropus sembrano dei Godheadsilo o dei Thrones, ma senza un briciolo di fantasia. L'unico diversivo è rappresentato dalla cupa intro elettronica (della durata di due minuti) che apre la title track.

Il mitico chitarrista Mario "The Black" Di Donato è presente come ospite, mentre il batterista Andrea Vozza ha ormai definitivamente sostituito Massimiliano Bergo (attivo pure nei Senzabenza).

(17/06/2015)

  • Tracklist
  1. The Gnomes (Ariel)
  2. The Salamander (Mikhael)
  3. Undines (Gabriel)
  4. Elfs (Raphael)
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