Palma Violets

Danger In The Club

2015 (Rough Trade) | indie-rock

Ci è mancato poco che i Palma Violets venissero ricordati come l’ennesimo prodotto dell’hype che ha terminato il proprio percorso presto e senza aver mostrato un reale valore al di là dell’apprezzamento del pubblico e di certa critica britannica. Alla prova dell’ascolto, il debutto “180” si era rivelato, come perfettamente evidenziato anche nella nostra recensione, un lavoro con qualche buona canzone e troppi riempitivi e, al termine del lungo tour a supporto del disco, lo scioglimento è stato davvero vicino. I quattro dichiarano che, se al termine del tour stesso si fossero salutati andando ognuno per la propria strada, non si sarebbero mai più rivisti; invece, hanno voluto essere portati immediatamente in un luogo sperduto, hanno passato qualche giorno a discutere animatamente e, a quel punto, l’esistenza della band era salva.

Dopo aver sistemato le frizioni interne, però, era il momento di realizzare un disco davvero buono, e la missione è stata portata a termine con successo. Le 13 tracce di questo secondo disco ci mostrano una band che ha imparato a fare le cose per bene con continuità e che ha saputo aggiungere alle proprie caratteristiche un paio di punti di forza in più.
Stiamo parlando, in primo luogo, della capacità di scrivere canzoni dallo sviluppo sempre interessante e sorprendente. Siamo sempre in un contesto fatto di melodie, strofe e ritornelli ovviamente, ma c’è sempre qualche piccola variazione sul tema principale, non troppo vistosa ma tale da rendere sempre intrigante il brano nel suo complesso. Alcuni cambi melodici sono più netti, come in “Hollywood (I Got It)”, in altri casi invece si tratta solo di pochi secondi di evasione, come in “Coming Over To My Place”, insomma, la voglia di non fossilizzarsi su un binario preciso si manifesta in modi diversi ma ugualmente efficaci. L’altra qualità nuova per i Palma Violets è l’abilità di utilizzo delle altre voci oltre a quella principale: come evidenziato anche nella nostra intervista, quando gli altri arrivano a sostenere la voce principale, creano delle vere e proprie armonie vocali e non si limitano a un cantato corale che alla lunga finisce per risultare monocorde.

Come detto, a questi miglioramenti si aggiungono con costanza le buone cose mostrate solo in parte nel debutto: melodie di buona qualità e capaci di catturare subito al primo ascolto, un suono fresco, genuino, dinamico e incalzante e quella sensazione che, anche solo da un ascolto su disco, emerga un certo carisma non comune. Dal rock'n'roll sparato a pieno regime di “Girl, You Couldn’t Do Much Better (On The Beach)", al ritmo più controllato, associato comunque a un suono pieno e elettrico, di “Secrets Of America”, dalla ballata sbilenca e acusticamente sporca che è “The Jacket Song”, all’umore cupo che fa capolino in “Matador”, la band propone un ricco campionario che rivisita con gusto e personalità il filo rosso che collega i Clash ai Libertines, strizzando l’occhio talvolta ai primordi del post-punk.

L’hype in Gran Bretagna è sempre alto per questa band, ma stavolta è pienamente giustificato, quindi è il caso di non correre il rischio di farsi fuorviare da possibili pregiudizi e di ascoltare, invece, questo bel disco.

(11/05/2015)

  • Tracklist
  1. Sweet Violets
  2. Hollywood (I Got It)
  3. Girl, you couldn’t do much better on the beach
  4. Danger in the Club
  5. Coming Over to My Place
  6. Secrets of America 
  7. The Jacket Song 
  8. Matador
  9. Gout! Gang! Go!
  10. Walking Home
  11. Peter and the Gun
  12. No Money Honey
  13. English Tongue
Palma Violets su OndaRock
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