Persian Pelican - Sleeping Beauty

2016 (Trovarobato / Bomba / Malintenti)
bedroom rock, Psych-folk, psych-pop

Piccolo miracolo del sottobosco italiano, il progetto Persian Pelican è uno di quelli che non si fatica a immaginare con una fanbase estera più ampia di quella interna. Nel mare delle tendenze “situazioniste” delle giovani promesse e delle presenze incombenti dei grandi vecchi, assorbire i registri tenui e cangianti delle canzoni di “Sleeping Beauty” è una delle cose più rinfrescanti che possano capitare a chi bazzica la scena nostrana, con un pizzico di rimpianto per la superficialità che ha impedito di accorgersi prima del progetto (certamente non meno invisibile di altri).

Fin dall’iniziale “Daydream”, che introduce nell’ambientazione del disco, nel suo micromondo di sogni a occhi aperti, appare evidente una domanda. È la voce di uno che confonde la vita col sogno, oppure di uno che affronta un sogno con più lucidità degli altri? È questo che si insinua presto nella coscienza dell’ascoltatore, ancora prima che il brano celebri questa consapevolezza con un’esplosione psichedelica.
“Sleeping Beauty” regala altre di queste sottigliezze, valicando paesaggi sonori in maniera, se non sorprendente, fortemente caratterizzante (il loop sintetico di “Valentine”), lambendo anche il soul-pop in “Pastoral”. Ma è in generale una nuova consapevolezza “rock”, e collettiva, a caratterizzare questa seconda uscita di Persian Pelican (“Dolphin”), una transizione che diventa direttamente tangibile nell’evoluzione di “All Brain” da serenata folk ad ammiccamento psych-pop. Non lontano dalle sensazioni di un’uscita Captured Tracks in divenire (“White Noise”), come se Tatum fosse il frontman di un’oscura band Woodsist, Persian Pelican mostra comunque per tutto il disco la sua cristallina vocazione melodica (“Somber Times”, “The Forest”).

Nonostante la scrittura e l’esecuzione trasudino la cura e la profondità che si addicono a un progetto di più ampi orizzonti come questo (scacciando presto il malumore di una pronuncia non impeccabile), “Sleeping Beauty” è un album generoso, che forse poteva essere “asciugato” in alcuni frangenti (la cabarettistica “Precipice”, tanto per non levare la mano), limitando il ruolo di intermezzo al bel contributo di Tom Brousseau. Mettendo magari maggiormente in risalto una compattezza stilistica, un focus ancora forse da definire.
Rimane comunque una delle testimonianze più vitali e profonde di ispirazione artistica apparse in Italia nell’anno passato.

Tracklist

  1. Daydream
  2. All Brain
  3. White Noise
  4. Pastoral
  5. Orphan
  6. Getting Older
  7. Dolphin
  8. Somber Times
  9. The Precipice
  10. The Forest
  11. Sleeping Beauty
  12. Valentine
  13. Restless

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