Augustines

This Is Your Life

2016 (Caroline) | soft-rock

Questo è il terzo album per gli Augustines (che inizialmente avevano dovuto ribattezzarsi We Are Augustines per un problema di omonimia con un'altra band), e finora il loro percorso li ha visti allontanarsi sempre di più dalla ruvidezza del primo periodo, per rincorrere un suono sempre più morbido e ricco di dettagli. Così, se il precedente omonimo del 2014 poteva apparire come una via di mezzo tra la voglia di rimanere un gruppo rock aggressivo e l'esigenza artistica di ampliare le soluzioni compositive e sonore, questo disco abbandona quasi completamente i legami con il passato e ci consegna un gruppo che, da un lato, non si pone limiti nell'ampliare il ventaglio degli arrangiamenti, dall'altro non si allontana mai da pulizia e rotondità, quasi dimenticandosi del carattere graffiante e poco attento alla forma del debutto di cinque anni fa.

Nelle intenzioni del trio (specificate anche nella nostra intervista), questa è semplicemente una maniera naturale di progredire dal punto di vista musicale, ma sicuramente, per chi già conosce la band, almeno il primo ascolto si rivelerà a dir poco sorprendente.
I momenti più inaspettati sono senz'altro la partecipazione vocale del duo senegalese Pape & Cheikh in "May You Keep Well" e il giro di synth con tanto di ritmica elettronica del singolo "Things Fall Apart", ma il nuovo corso è rappresentato soprattutto dal fatto che sei brani su dieci sono power ballad, nelle quali, accanto al classico triangolo rock, è presente una gran quantità di altri elementi, soprattutto archi, piano e seconde voci e, secondariamente, fiati e tastiere. Le ariose armonie che ne conseguono portano al suono un forte dinamismo e un'importante pienezza d'insieme.

Altri aspetti del disco, invece, sono lì a dirci che si tratta sempre degli Augustines, soprattutto pensando all'album di due anni fa: il timbro vocale enfatico e pieno di Billy McCarthy, lo stile melodico che si basa su successioni di note dall'andamento regolare e sulla ricerca costante della massima apertura a ogni ripartenza, un suono al quale non manca comunque l'impronta rock, seppur ammorbidita e ripulita come specificato sopra. Ci sono anche tre episodi più essenziali ed elettrici, che, quindi, ricordano maggiormente il passato: l'iniziale "Are We Alive", "No Need To Explain" e la title track.

Sono necessari diversi ascolti per poter comprendere in pieno la svolta operata dagli Augustines con questo lavoro, e questo vale anche per chi non dovesse conoscere la band. La tentazione, infatti, di liquidare il disco come un tentativo di costruire canzoni per un pubblico più generalista, sulla scorta di quanto hanno fatto ad esempio i Kings Of Leon, è forte all'inizio, ma in realtà, se anche così fosse, tutto è stato fatto con buon gusto e qualità e a ogni ascolto, anche dopo diverse volte, non solo si scopre sempre qualcosa di nuovo, ma lo si apprezza anche.
Bisogna quindi avere la pazienza di arrivare a scoprire tutti i pezzi dei puzzle per avere una corretta veduta del risultato complessivo, ma, a conti fatti, gli Augustines non hanno perso il controllo e la loro accresciuta ambizione viene qui espressa senza che manchi la valenza artistica.

(19/06/2016)



  • Tracklist
  1. Are We Alive
  2. When Things Fall Apart
  3. The Forgotten Way
  4. Running In Place
  5. May You Keep Well
  6. Landmine
  7. Hold Me Loneliness
  8. No Need To Explain
  9. This Is Your Life
  10. Days Roll By
Augustines su OndaRock
Recensioni

AUGUSTINES

Augustines

(2014 - Caroline)
Le tempeste in un bicchier d'acqua degli ex-Pela

Augustines on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.