Ehnahre

Douve

2016 (KXT005) | avantgarde-metal, chamber-music

Giunti al quarto disco, gli americani Ehnahre, partiti con una feroce e sperimentale rivisitazione del death-doom, portano alle estreme conseguenze l'equilibrio tra astrazione cameristica e sconquassi metallici che sul precedente "Old Earth" restava ancora sospeso nel limbo dell'incertezza.

Insieme a "Taming the Cannibals", "Douve" si attesta, dunque, sulla punta più alta della produzione della band, rifugiandosi tra le pieghe di un sound in cui forme interrogative e raccapriccianti (le sonate pianistiche di "I Saw You", "Rather The Ivy" e "Black Gestures", ad esempio, sono occupati da grugniti bestiali, rumori sparsi, corde slabbrate, mentre la piéce free-form di "The Interior Sea" potrebbe tranquillamente essere la colonna sonora di un thriller psicologico) fanno il paio con esplosioni furiose ed espressioniste. Ma è l'espressionismo dei Khanate, magari iniettato di tribolazioni death-metal, tra cascami pianistici in dissonante rarefazione ("At Last Absent From My Head", "Ceiling Of Insects"), travagli acidi ("The Door Opens") e collassi discendenti ("Attempted Rift In The Thickness Of The World").
A rendere ancora più ampio lo spettro dell'esplorazione sonora ci pensano i riflussi sciamanici di "The Black Princes/Fountain Of My Death", la dark-ambient di "Tearing Out Of The Sight" e le pieghe riflessive di "Attempted Rift In The Thickness Of The World".
E se l'heavyness doom diventa fanghiglia velenosa in "Great Dogs Of Leafage Tremble" e tra i buchi neri di "The Black Tread Of The Earth", "I See You Disappearing" si lancia, invece, in una corsa a perdifiato, prima schiamazzando ruvida e, poi, rovinando con disgusto.

Ispirato a una delle cinque parti della raccolta poetica "Du mouvement et de l'immobilité de Douve" (in cui il francese Yves Bonnefay faceva i conti con l'esperienza più autentica dell'uomo, quella della morte - "l'ivresse imparfaite de vivre", "présence sans issue, visage sans racine"), "Douve" è un disco labirintico e travagliato, carico di sensazioni e di certo non del tutto a fuoco. Tuttavia, nei suoi oltre ottanta minuti di musica, nasconde momenti davvero preziosi, che si spera la band riuscirà a sviluppare con più cura nei prossimi lavori.

(26/04/2016)

  • Tracklist
  1. I Saw You
  2. Rather the Ivy
  3. At Last Absent From My Head
  4. Great Dogs of Leafage Tremble
  5. Black Gestures
  6. Trees of Another Shore
  7. Wounded One Blurred Among the Leaves
  8. The Tearing Out of the Sight
  9. Ceiling of Insects
  10. The Black Princes / Fountain of My Death
  11. The Black Tread of the Earth
  12. The Interior Sea
  13. The Door Opens
  14. I See You Disappearing
  15. March of Suns
  16. The Throat Paints Itself
  17. The Mute Limits
  18. Attempted Rift in the Thickness of the World
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