Fred Thomas

The Beguilers

2016 (Self Released) | avant-folk

Per Fred Thomas l’approccio con l’arte non può prescindere dal passato e dall’influenza che esso esercita sulla nostra percezione della creatività; nei confronti della cultura va mostrato rispetto ma senza cedere al dogmatismo, essa va amata con un briciolo d’irriverenza e ironia, al fine di coglierne la bellezza.

Con il progetto “The Beguilers” il musicista applica questi postulati e si spinge oltre il confine della poesia, conciliando la forza narrativa di alcuni scritti di William Blake, Emily Brontë, William Shakespeare, James Joyce, Walter Savage Landor e Thomas Carew con un crepuscolare ed elegante jazz-folk, ricco di sfumature tonali.
Nel bagaglio creativo del musicista c’è il fascino dei madrigali del Sedicesimo secolo, ma anche Schubert, i Beatles e la bossa nova, germi sonori affiancati e destrutturati al fine di cogliere la purezza cristallina delle poesie messe in musica.
Per "The Beguilers" Thomas si circonda di valenti musicisti come Pete Flood (Bellowhead), Alex Bonney (Bill Frisell), Nat Keen (Flying Ibex), Liam Byrne (Damon Albarn), Dave Shulman (Cleo Lane), Malte Hage e Ellie Rose Rusbridge (Beardy Man).

Catturare la fluidità cristallina e il fascino a volte spettrale e oscuro di poeti come William Blake o James Joyce non è semplice, gli arrangiamenti minimali di Thomas e la duttilità vocale della straordinaria Ellie Rose rendono possibile il miracolo, spesso lasciando in sospeso la forza visionaria di testo e musica, come quando in “Fall, Leaves, Fall” la voce scivola sulle note della chitarra, mentre violino clarinetto e piano, tratteggiano con estatico candore il paesaggio bucolico e leggiadro del poema di Emily Brontë.
La rilettura di William Shakespeare e della sua “Take, O Take Those Lips Away” è singolare, il tenue duetto tra acustica e clarinetto dà vita a un folk esoterico che incrocia Anne Briggs e Bridget St John. Allo stesso modo “Ask Me No More” sfiora il minimalismo di Terry Riley e la psichedelica naif di Linda Perhacs, mentre la poesia di Thomas Carew arricchisce di dettagli il fragile canto di Ellie Rose.

Per James Joyce e il suo poema “Gentle Lady”, Thomas scomoda atmosfere orientali, aggiungendo un tocco di esotismo e un fascino gothic che ben si addice all’ambigua valenza poetica del testo, percussioni, double bass e strumenti etnici danno forma a suoni cristallini che si rifrangono come in un continuo gioco di specchi, ampliando la moderna visione globale della world music.
Stessa sorte spetta a “The Night Wind”, un altro breve poema di Emily Brontë, scarnificato e trasfigurato in una danza tribal-esotica.

Più complesso l’adattamento di uno scritto di Francis Pilkinton “Rest, Sweet Nymphs”, chitarre acustiche ed elettriche tratteggiano sonorità acid-folk, imbevendo il tutto in una fragile psichedelia dai contorni jazz-avantgarde, sfumando verso un finale ascetico e puro.
Enigmatico e ricercato il raffinato e coraggioso arrangiamento di “Lover’s Tale” di James Joyce, qui un fingerpicking di elevata fattura tecnica accompagna le acrobazie vocali di Ellie Rose, per poi lasciare spazio a piano, viola e chitarra acustica che, senza alcuna apparente soluzione di continuità, modellano molteplici sequenze armoniche che si tingono ora di folk, ora di musica barocca o di acid-folk.

E’ comunque William Blake il poeta più saccheggiato da Fred Thomas e dal suo collettivo musicale Beguilers, l'ensemble aveva già reso omaggio al grande artista londinese con un Ep (“Songs Of William Blake”), dal quale vengono riproposte ben due tracce: la prima è la criptica e tenebrosa “The Little Boy Lost”, dove la voce e un incalzante giro di basso in loop aggiungono un ulteriore fascino sinistro, l’altra è “Love to Faults Is Always Blind”, una mistica ballata pianistica che incrocia il minimalismo di Steve Reich e Philip Glass.
Sono lineari e romantiche le nuance delle due tracce che aprono e chiudono l’album, ovvero la crepuscolare “A Dream” e la più romantica e intima “A Cradle Song”: un affascinante chamber-folk per voce e strumenti.

La vera chiave di volta di “The Beguilers” risiede in un’eccellente mistura di elementi sonori apparentemente in contrasto, jazz, folk, psichedelia e pop beatlesiano sono le radici del progetto, un album che supera le barriere del tempo, sfiorando nuovi linguaggi sonori che nascono osservando le forme d’arte del passato (“Mother, I Cannot Mind My Wheel”).
Un gioiellino lirico da preservare per consegnarlo ai posteri.

(15/01/2017)



  • Tracklist
  1. A Dream
  2. The Little Boy Lost
  3. Fall, Leaves, Fall
  4. The Night Wind     
  5. Gentle Lady
  6. Lover's Tale
  7. Mother, I Cannot Mind My Wheel          
  8. Ask Me No More     
  9. Love to Faults Is Always Blind      
  10. Rest, Sweet Nymphs n
  11. Take, O Take Those Lips Away
  12. A Cradle Song
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