James Hunter Six

Hold On

2016 (Daptone Records) | r&b, soul

Poco conosciuto dal pubblico italiano, il cinquantaquattrenne di Colchester James Hunter è considerato il numero uno dei vocalist soul inglesi. Dopo un eccellente esordio su Ace Records (“…Believe What i Say”, 1996), la sua carriera artistica si è incrociata con quella di Doris Troy e Van Morrison (back vocals in “A Night In San Francisco“ e “Days Like This”), intervallata da alcune uscite discografiche interessanti, tra le quali un altro piccolo gioiellino di soul-blues “People Gonna Talk”, che gli vale anche una nomination ai Grammy per il miglior album blues nel 2006.
Autentico erede della tradizione r&b di Jackie Wilson e Sam Cooke, James Hunter possiede una voce graffiante che accarezza le note con swing e profondità emotiva, mentre la band cesella con grazia artigianale un sound agile e flessuoso, con uno stile essenziale e vibrante.

Registrato con un nastro a 8 piste, al fine di catturare tutta la profondità armonica degli strumenti, “Hold On” profuma subito di trionfo creativo: organo, sax, chitarre e batteria tengono testa all’eccellente voce di James Hunter senza sovrastare, sottolineando invece, con destrezza, le piccole variabili stilistiche dei brani (si va dal twist alla bossa nova).
Non si tratta solo di fascinazione deja-vu, il suono monofonico di “Hold On” rinnova l’epopea d’oro della musica americana del dopo guerra, riportando alla ribalta quel germe musicale che di lì a poco avrebbe rivoluzionato la storia del pop e del rock.

Dieci canzoni per trenta minuti di musica, dieci bignami r&b talmente perfetti e godibili da sembrare dei vecchi classici rivisitati, a partire dallo splendido mix di bossa nova e soul di “This Is Where We Come In”, che offre una delle migliori performance vocali di Hunter.
La sezione ritmica serra le fila del sound con risultati travolgenti, mentre i fiati amplificano il tono melodico; la sola “Stranded” con il suo leggiadro tono celtic-soul varrebbe il prezzo dell’album; ed è altresì difficile resistere al trascinante ritmo boogaloo dell’indiavolata “Free Your Mind (While You Still Got Time)”, nella quale organo sax e chitarra elettrica procedono in completa estasi sonora.

C’è molto di cui gioire nel nuovo album di Hunter, come il break di sax e chitarra di “(Baby) Hold On” (un grintoso soul-twist), il perfetto timbro da crooner in “Something’s Calling”, e perfino un sorprendente incontro tra soul e ska in “A True Heart”.
Quello che sicuramente non troverete in “Hold On” è la banalità o il superfluo, due elementi che spesso intaccano il fascino di album del genere. Il ritmo sensuale e malizioso di “Light Of My Life” e quello latino dello strumentale “Satchel Foot” seducono senza dover ricorrere a trucchi o esuberanze di volume, non c’è traccia di nostalgia o voglia di revival, i James Hunter Six stanno solo continuando a suonare la musica che amano.

Per una strana coincidenza soul e r&b stanno vivendo una seconda giovinezza, e se “Hold On” dovesse incrociare il successo sarebbe solo la giusta ricompensa per un album ispirato e intelligente. Soffermatevi, ad esempio, sulla conclusiva “In The Dark” e immaginate per un attimo Ray Charles o Solomon Burke dietro le quinte, forse notereste un sorriso o un applauso, lo stesso che anch’io non riesco a trattenere per questo inatteso gioiellino.

(18/02/2016)

  • Tracklist
  1. This Is Where We Came In“  
  2. If That Don’t Tell You
  3. This Is Where We Come In
  4. (Baby) Hold On
  5. Something’s Calling
  6. A Truer Heart
  7. Free Your Mind (While You Still Got Time)
  8. Light Of My Life
  9. Stranded
  10. Satchel Foot
  11. In The Dark


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