Jeff Buckley

You And I

2016 (Legacy) | cover, pop-rock

Portato via dalle acque del Mississippi il 29 marzo 1997, l’allora trentenne Jeff Buckley lasciò in eredità al mondo un solo album, “Grace”. Tanto bastò per elevarne la memoria a icona di una gioventù paralizzata e preda delle proprie paure più recondite. Jeff si dimostrò, nello spazio di pochi brani, capace di far palpitare il cuore dell’ascoltatore armato unicamente della propria voce.
 
Ma nel 1993, un anno prima di incidere il disco che lo avrebbe consegnato all’eternità, approcciava agli studi di registrazione gravato del peso della tanta attesa - e conseguente pressione - che si era creata intorno al “figlio di” Tim Buckley.
A quei tempi Jeff si cimentava soprattutto nel reinterpretare brani di altri artisti, tanto da far dichiarare al suo produttore Steve Addabbo: “Jeff era talmente affezionato alle cover che gli riusciva complicato scrivere suoi pezzi”. Di lì a poco sarebbe arrivato il suo album d’esordio e insieme di commiato, con un paio di cover e i restanti brani firmati Buckley. Le session precedenti furono perciò lasciate in archivio e alla mercificazione della rete, sino a oggi.
 
“You And I” rimette insieme i pezzi, ma senza alcun filo logico. Ascoltare il dolce canto di Buckley è sempre un piacere, così come lo è apprendere, una volta ancora, quanto egli fosse capace di assorbire l’essenza della poetica di altri e farla propria. Ma al talento di Jeff, percepibile nella maggior parte dei brani - le rivisitazioni di “Just Like A Woman” di Dylan, “Everyday People” di Sly Stone, “Don’t Let The Sun Catch You Cryin’” di Louis Jordan e della ballad “I Know It’s Over” degli Smiths gli episodi più centrati del lotto - non corrisponde un’armonia d’insieme che dia al lavoro la consistenza necessaria.
Una prima versione embrionale del brano “Grace” e l’idea di canzone spiegata nel trascurabile parlato di “Dream Of You And I” costituiscono ciò che, fino ad allora, Jeff Buckley aveva scritto di suo pugno. Certamente oro colato per gli autentici e numerosi appassionati della sua musica, materiale di poco conto per i restanti.

Non v’è dubbio che l’album in questione possa spalancare le porte della musica di Jeff ai giovani d’oggi, più che mai bisognosi della sua sensibilità e profondità.
Resta il fatto che egli stesso non fosse soddisfatto delle suddette “session voce e chitarra”, che le considerasse con ogni probabilità un allenamento in vista del grande salto. Si consiglia quindi a coloro che già hanno avuto il piacere d’intrattenersi con la sua arte di togliersi lo sfizio per poi proseguire nell’ascolto di “Grace”. Tanto non stanca mai.

(29/03/2016)

  • Tracklist
  1. Just Like A Woman
  2. Everyday People
  3. Don't Let The Sun Catch You Cryin’
  4. Grace (First studio version)
  5. Calling You
  6. Dream Of You And I
  7. The Boy With The Thorn In His Side       
  8. Poor Boy Long Way From Home
  9. Night Flight  
  10. I Know It's Over


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