Dopplereffekt

Cellular Automata

2017 (Leisure System) | ambient-techno

Il loop, sia dal punto di vista musicale che concettuale, è sempre stato un elemento centrale nella musica elettronica, avente più di qualcosa in comune col concetto di ricorsività. Così come l'iterazione è alla base di un linguaggio di programmazione, la ripetizione è un elemento fondamentale della musica generata dalle macchine, programmate dall'artista-tecnico.

L'output, risultato dell'input inviato, è una musica formalmente perfetta, privata di qualunque errore, in controtendenza con quanto avvenuto dagli anni 90 a seguire. La ricerca del glitch ha fatto la fortuna di molti musicisti, ma non è il caso dei Dopplereffekt che, col loro terzo album "Cellular Automata", uscito il 7 aprile per la Leisure System, sintetizzano in appena quaranta minuti le intuizioni di John Von Neumann e di Stanislaw Ulam, cui vengono dedicati due brani.
Appassionati di fisica, Gerald Donald, ex-Underground Resistance (allo stesso tempo un suono e una "filosofia") e Drexciya, qui insieme a Michaela To-Nham Bertel, esplorano i territori dell'ambient-techno e dell'Idm dal 1995 anche se, in questa incarnazione, l'influenza è più quella dei Kraftwerk che del suono della "città dei motori".

Giunta al terzo album, a dieci anni di distanza dall'ultimo "Calabi Yau Space", la creatura Dopplereffekt gioca la carta del freddo minimalismo. Il maggior pregio della loro musica d'ispirazione matematica è la capacità di esprimere, con una semplicità disarmante, le teorie delle grandi personalità nominate. Dietro ogni synth-line di questi nove quadretti minimal si cela una complessità matematica affatto banale e improvvisata, un cervello elettronico dalle capacità potenzialmente infinite. Quel che arriva all'ascoltatore è lo strato superficiale, la piacevolezza delle linee di synth e gli stati d'animo "evocati", per quanto "Cellular Automata" sembri il prodotto di una macchina "senza alcun intervento umano", avente vita propria.
Sta al singolo approcciarsi all'album a partire dalla lettura del modello architetturale dello scienziato ungherese piuttosto che concentrandosi maggiormente sul lato più puramente musicale dei brani contenuti, e viceversa. Entrambi gli approcci sono corretti, ma certo è che, per cogliere la portata di ciò che si ascolta, tentare di comprendere quel che si cela dietro le successioni di suoni e pattern sintetici può offrire una percezione migliore del lavoro dei musicisti.

Nell'Automa Cellulare di Neumann e Ulams, così come in quello di Donald e Bertel, tutto è già stato programmato. Le celle dello schema mutano i loro stati secondo un principio puramente tecnico, così come i nove brani sono legati tra loro da un unico filo rosso, seguendo lo stesso funzionamento del Personal Computer con cui questa recensione è stata scritta.
Un album che guarda al passato, ma che suona attuale, nonostante la strumentazione impiegata sia volutamente datata. Un disco che suona "alla Kraftwerk", senza per questo sembrare una ripetizione della lezione degli uomini-macchina di Düsseldorf. La differenza tra i due progetti risiede nel fatto che quella che per i tedeschi era curiosità nei confronti del futuro ("Computer World", nello specifico), nei secondi nasce da una piena comprensione delle macchine e della loro storia, che consente loro di generare i brani.

(22/04/2017)

  • Tracklist
  1. Cellular Automata
  2. Von Neumann Probe
  3. Gestalt Intelligence
  4. Isotropy
  5. Pascal's Recursion
  6. Ulams Spiral
  7. Mandelbrot Set
  8. Spirangle
  9. Exponential Decay
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