Erasure

World Be Gone

2017 (Mute) | synth-pop

Dovendo spiegare con una metafora la parabola musicale degli Erasure, immaginatevi un campione dei pesi massimi (cioè del pop) che all'improvviso si ammala gravemente, lotta con tutte le sue residue forze per non tirare le cuoia, e ogni volta in cui viene dato per spacciato si riprende con una forza di volontà persino commovente.
Ecco, la carriera ultratrentennale della premiata ditta Clarke-Bell può sintetizzarsi così, dopo una prima fase tutta in ascesa che li porta a diventare delle star mondiali (nei primi anni 90 "Chorus" e l'electro-tributo ai maestri ABBA rappresentano il loro fulgido zenith), e una successiva, inaspettata involuzione che veste i panni di un sismografo impazzito. A partire dal deludente "Cowboy" del 1997, infatti, si susseguono, senza alcuna logica, dischi davvero brutti ("Loveboat", "Other People's Songs", "Light At The End Of The World" su tutti). Una valanga apparentemente inarrestabile verso il baratro creativo e quindi l'oblìo, che però a volte si arresta. Per esempio, a inizio millennio, con il riuscito esperimento acustico di "Union Street" e poi con "Nightbird", il cui singolo apripista "Breathe" rispolvera i vecchi fasti anche in classifica.
Di nuovo, seguono altri dischi imbarazzanti, e questa volta l'assassino è facile da individuare: non è il maggiordomo, ma una eurodance disgraziata e volgare, con i nostri eroi relegati al ruolo di comparse, quasi in ostaggio del produttore discotecaro di turno - Richard X nell'ultimo "The Violet Flame", laddove invece per "Tomorrow's World" fu Frankmusic. Entrambi bravissimi nel loro mestiere di remixer e dj, per carità, ma che c'entrano con gli Erasure meno di zero, un po' come se volessimo discutere dell'utilità dei pompieri al Polo Nord.

Si arriva così al presente, e con i Pet Shop Boys (abili nel raccoglierne il testimone avvicinando alla loro causa truppe di fan "erasureschi" in uscita), ormai interlocutori privilegiati del synth-pop, i nostri resuscitano dal coma artistico per l'ennesima volta, come un'araba fenice, e ci regalano un dischetto autoprodotto che finalmente ha qualcosa da dire.
Qua e là, in un lavoro fondamentalmente dai ritmi lenti - perfetta in tal senso la definizione di melancholic pop dal mood crepuscolare - riaffiorano alla luce infatti preziosi echi degli Erasure che furono. Le trame sintetiche, i riff basici di synth e i suoni/atmosfere tipiche del duo, messi completamente da parte negli ultimi lavori di musica hi-nrg senz'anima, in "World Be Gone" finalmente tornano in primo piano. E con loro le canzoni.

Già con il primo singolo "Love You To The Sky", ritmica quasi tribale e suoni analogici più classici a sostenere le linee vocali, s'intuiva un felice ritorno alla tradizione, con mastro Clarke nuovamente in controllo. È bastato poi il primo ascolto di quella meraviglia di "It's Not Over", melodia killer sostenuta dal piano con delicati noise elettronici quasi sussurrati a impreziosire il tutto, per averne la conferma. Con "Oh What a World" addirittura ci spingiamo in territori sorprendenti, con un incedere musicale sincopato, quasi lugubre e in tinte dark. Un cantato che sa quasi di litania, con i cori in sottofondo, percussivi e minimal synth a crescere.
Stesso registro anche per le gradevoli "Be Careful What You Wish For", "Sweet Summer Loving" e soprattutto la title track, dove, udite udite, emerge pure un simbolico assolo di synth. Sì, ok, roba semplice che Vince ha brevettato e tira fuori col pilota automatico inserito, e noi pure ci emozioniamo per poco, ma intanto sono segnali inequivocabili che la formula "melodia + suoni = Erasure", quando è ispirata, regala ancora scosse emotive mica da ridere.

In "World Be Gone" c'è ovviamente qualche episodio prescindibile. Non tutto funziona come dovrebbe, perché il malato non è ancora fuori pericolo: per esempio nella conclusiva "Just A Little Love", pesce fuor d'acqua nella sua banale spensieratezza rispetto alle atmosfere dell'album. A più di un brano avrebbe giovato anche una maggiore apertura e magari una coda strumentale finale, secondo i dettami cristallizzati del genere. Ma con i Pet Shop Boys in buona forma al vertice della piramide, gli Omd pronti al nuovo disco e pure i Blancmange di nuovo in sella, aver ritrovato gli Erasure è cosa buona e giusta. E anche se i numeri spesso non vogliono dir nulla, aggiungiamoci il ritorno nella top ten della UK Chart (#6, pickest position raggiunta dal nuovo disco, e non succedeva dal 1994.....) con un bel tour europeo negli stadi come special guest di Robbie Williams, a coronamento del tutto.

Non me ne vogliano gli hater che li bollano da sempre come fenomeno kitsch da baraccone, ma Clarke e Bell hanno l'enorme merito (da dividere a metà con l'altra coppia celebre Tennant/Lowe) di essersi presi in spalla un intero movimento, tirandolo fuori dalle secche in cui si era arenato alla fine degli Eighties, per traghettarlo verso nuova gloria. Storia del techno-pop, capitolo primo, nozioni basilari.

(07/06/2017)

  • Tracklist
  1. Love You to the Sky
  2. Be Careful What You Wish For!
  3. World Be Gone
  4. A Bitter Parting
  5. Still It's Not Over
  6. Take Me Out of Myself
  7. Sweet Summer Loving
  8. Oh What a World
  9. Lousy Sum of Nothing
  10. Just a Little Love
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