È un lavoro con una certa personalità, pur all'interno di un genere praticatissimo, l'esordio degli Hater di Malmo. Sembra un po' un revival
wave passato attraverso un'immediatezza
nineties, soprattutto grazie alla voce impositiva, appena raschiante e dal retrogusto mascolino della
frontwoman Caroline Landahl ("Heavy Hearts").
Dal punto di vista della scrittura non c'è niente che lasci supporre un nuovo
breakthrough act svedese, anche se il Paisley adrenalinico di "Cry Later" potrebbe essere una risposta indie ai
Cardigans, con la sua batteria riverberante e l'atonale interpretazione vocale della Landahl.
Insomma, forse si può intuire come si tratti di un lavoro molto gradevole, pur senza picchi assoluti: c'è il jangle volitivo di "Mental Haven", effettivamente uno dei brani più rilevanti in ambito indie-pop degli ultimissimi tempi, che accelera brutalmente in un
twee cavernoso in "Stay Gold", chiamando nuovamente a raccolta dive wave e post-punk nell'interpretazione di Caroline. Soprattutto, il disco si avvale di un grande
incipit nell'elegante semplicità del
jangle romantico di "Carpet".
"You Tried" ha in generale i tratti della rivelazione: urgenza, concisione e impatto melodico, personalità nel
sound e negli interpreti, ma forse non una scrittura sempre al livello delle premesse, o del contorno, con qualche passaggio forse un po' scontato, o macchinoso (lo sforzo di "Common Way", i passaggi di tono della post-
velvettiana "Had It All"). E qualche giovanilismo di troppo.