Nelly Furtado - The Ride

2017 (Nelstar)
electro-pop
Alla domanda "chi è Nelly Furtado?", oggi come oggi, ognuno di voi potrebbe uscirsene con molteplici risposte, e sarebbero sempre e comunque tutte giuste; è la ragazzina sognante e hippie che cantava pezzi electro-folk in un'era in cui andava il bubblegum di Britney e Christina; è una porto-canadese che a volte canta in spagnolo; è l'interprete dei famosissimi singoli estratti dal vendutissimo "Loose" prodotto dal quotatissimo Timbaland; è la musa indie di Blood Orange; è una popstar mancata; è una songwriter caparbia e indipendente; è una furbastra senza scrupoli; è una donna che prende la vita di petto e ce la racconta ogni volta a modo suo; è una lagna. Insomma, fate voi. Nelly ha chiamato il sesto album di studio "The Ride", titolo che ben evidenzia il costante saliscendi che da sempre caratterizza la sua vita, e di conseguenza si rispecchia nella sua bizzarra e poliglotta carriera da musicista.

L'iniziale "Cold Hard Truth" è un pezzo dalle liriche dirette, l'acciaccato andamento electro-pop rende bene l'idea del suo attuale stile: matrice elettronica, a tratti ben sospinta (vedasi "Palaces", "Paris Sun" e "Right Road", che starebbero bene in bocca ad Alison Goldfrapp), ma in fondo sempre rassicurante. Melodie ariose che rivangano gli esordi ("Magic", "Carnival Games"), momenti d'innocenza mai perduta ("Live"), ed esplosive aperture radiofoniche ("Flatline"), si mescolano dunque ad affreschi campestri ("Sticks And Stones", che rischia di suonare come uno di quei terribili edm-country che andavano di moda un paio d'estati fa per colpa di Avicii).
La bellissima "Pipe Dreams", uno dei brani in anteprima, è quindi piuttosto ingannevole; con l'eccezione di "Tap Dancing", altra accorata ballata piena d'emozione, è forse l'unico pezzo capace di scaldare il cuore di chi sperava che Nelly seguisse d'istinto il flirt che l'aveva portata a cantare con l'amico Devonté lo scorso anno (il pezzo era "Hadron Collider", pubblicato su cassetta in tiratura limitata e poi fortunatamente finito sul "Freetown Sound" di quest'ultimo). Ora invece c'è "Phoenix", che ha più l'aria di essere una ballad da metà carriera di Cyndi Lauper.

La differenza tra eclettismo ed effetto "né carne né pesce", a volte, sta sul sottile filo di un rasoio, ma dal momento che Nelly non è mai stata una vera trasformista, il rischio di cadere sulla seconda opzione è più forte rispetto alla prima.
Poco male; l'autrice prosegue per la propria strada indipendente, libera di fare quel che le pare e forte di un passato che le consente di non preoccuparsi poi troppo dei soldi - posizione invidiabile, che tante nuove leve dell'era-streaming non avranno mai modo di comprendere.
Rimane però un vago retrogusto di frustrazione nel vedere una buona songwriter di onesto stampo pop che, dopo aver a suo modo ripudiato il successo mondiale di "Loose" (impiegò sei anni per dargli un seguito in lingua inglese), si muove adesso in una terra di mezzo senza comunque lasciarsi andare come potrebbe.

Tracklist

  1. Cold Hard Truth
  2. Flatline
  3. Carnival Games
  4. Live
  5. Paris Sun
  6. Sticks And Stones
  7. Magic
  8. Pipe Dreams
  9. Palaces
  10. Tap Dancing
  11. Right Road
  12. Phoenix


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