Tale Of Us

Endless

2017 (Deutsche Grammophon) | new age

Già dominatori della movida tech-house con la crew dei Life & Death, i milanesi Matteo Milleri e Carmine Conte si distaccano a formare i Tale Of Us e continuare la primigenia missione in quel di Berlino con una serie di rave su maxi-singolo: "Dark Song" (2011), "Another Earth" (2013), "North Star/Silent Space" (2015).
Per il debutto su lunga distanza il duo cambia un po' tutto. Contattati dalla Deutsche Grammophon, i Tale Of Us si riconfigurano - di comune accordo col rigore della più che prestigiosa etichetta di Hannover - pittori di partiture ambientali d'ascolto rilassante.

A conti fatti, però, il loro "Endless" è una raccolta davvero quasi "senza fine" di prove ed errori. L'adagio sinfonico dai toni subacquei di "Definizione dell'impossibile" suona così incompiuto da non funzionare nemmeno come vero preludio. Lo approfondisce appena "Oltre la vita" con più pervasivi droni elettronici, anche se a conti fatti suona come un puro sfoggio tecnologico di timbri. "Ricordi" è uno sbalestrato loop di arpeggi pianistici che volteggia in una bruma più che altro inerte. E le partiture che superano i dieci minuti ("Venatori" e una "Destino" che rubacchia con nonchalance dalla "Pyramid Song" dei Radiohead) finiscono persino per instillare dubbi sulle reali capacità dei due.

A tratti, comunque, le cose trovano una loro calibrazione, come per l'ostinato pulsante di "Alla sera", sorta di spedita marcia in una soundscape irregolare di brividi e clangori, mentre un pianoforte lounge mitiga l'eccesso di freddezza robotica. Emerge anche il miglior loop di pianoforte dell'album, la turbina di "Notte senza fine" (nonostante sia poco più di un interludio stirato a minuti aggiuntivi). La chiusa, "Quello che resta", fa poi la giusta mossa di ripiegare sui classici più accessibili del genere senza complicarsi la vita: gli Art Of Noise.

Prodotto ad hoc per fan della new-classic con la mania e la solennità dell'opera definitiva, colpisce con cieca insistenza i luoghi comuni della musica meditativa, con poco classicismo e un bel po' d'impaccio. Meglio, ma nemmeno sempre, l'aspetto architettonico della costruzione dei pezzi, di un'impeccabilità sovrumana e inumana che è merito o demerito degli ingegneri al mixer più che del duo. A vincere per davvero è forse solo l'atmosfera di coerente, ripetitiva e ridondante melanconia, quando non deborda nello still life fine a se stesso. Confezione d'alto livello, fuor di discussione.

(28/03/2017)

  • Tracklist
  1. Definizione dell'impossibile
  2. Alla sera
  3. Ricordi
  4. Oltre la vita
  5. Dilemma
  6. Notte senza fine
  7. Destino
  8. Distante
  9. Venatori
  10. Quello che resta
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