A Hawk And A Hacksaw

Forest Bathing

2018 (LM-Duplication) | folk strumentale, folk tradizionale

Pratica diffusasi a partire dagli anni 80, lo shinrin-yoku (traducibile in inglese per l'appunto con “forest bathing”) nella sostanza indica l'addentrarsi all'interno di boschi e foreste per sfruttarne l'azione benefica su mente e psiche, e quindi sconfiggere ogni forma di stress e tensione. È proprio grazie a tale attività, praticata in una riserva verde del loro New Mexico, che Jeremy Barnes e Heather Trost hanno ripreso un filo creativo interrotto cinque anni fa (inframmezzato soltanto dal brioso esordio psych/library della seconda) e sviluppato il loro settimo album, dal tono e dalle finalità sensibilmente differenti rispetto al suo immediato predecessore.

Laddove il precedente lavoro si dedicava alla ri-sonorizzazione per capolavori cinematografici del passato, il nuovo disco del duo (edito nuovamente per l'etichetta personale di Barnes) torna a presentare quella mescola di folk vagabondo e cross-culturale da sempre fiore all'occhiello del progetto, slegata da contesti e riferimenti temporali precisi, in un abbraccio che sa coniugare epoche e scenari spesso in rotta tra loro. E qui l'avvicendarsi tra culture e tradizioni si fa più sostanziale e impellente che mai.
Ampliando ancora maggiormente lo sguardo, in una ricerca etno-musicale che adesso viaggia anche attraverso la Turchia e altri paesi del Mediterraneo orientale, gli A Hawk And A Hacksaw concepiscono un'opera dalla complessa architettura sonora e dall'immediato potere evocativo, densa di aromi e colori come pochi altri frangenti della loro carriera. Le novità in ogni caso non terminano qui.

Interamente strumentale, privo anche di quei riferimenti vocali che qua e là trasparivano nelle trame di “You Have Already Gone To The Other World”, il settimo full-length della coppia sa elevarsi all'interno della discografia per un impatto suggestivo e un approccio compositivo che lo tengono ben distante dalle prove precedenti. Indubbiamente la sonorizzazione del 2013 aveva già cominciato a scavare il tracciato, riuscendo a introdurre con successo qualità atmosferiche e possibilità espressive più delicate nel vibrante impasto sonoro del duo. Cinque anni dopo la vicenda è stata portata un bel po' di passi avanti, al punto che le fanfare balcaniche, da sempre pietra angolare nelle pubblicazioni del duo, finiscono per passare quasi in secondo piano.

Con un apparato strumentale che viaggia fino alla Persia antica, nella forma del santur (una sorta di dulcimer suonato attraverso un martelletto), i dieci brani scoprono un candore inusitato, una dolcezza psichedelica che anche nei momenti più concitati sa come ammansire quella baldanza che da sempre contraddistingue il gruppo. Non che quest'ultima sia problematica (“A Broken Road....” la interpreta in chiave emozionale e bucolica, “The Washing Bear” con un taglio decisamente più letterale e totalizzante), fa comunque piacere constatare come la coppia sia in grado di aggiungere nuovi colori alla propria tavolozza senza snaturare in alcun modo la proposta, casomai irrobustendola ulteriormente nell'espressività e nel trasporto comunicativo, quest'ultimo il fattore più significativo per il successo del lavoro.

Indubbiamente il titolo e l'ispirazione indirizzano in maniera netta l'ascolto, tuttavia “Forest Bathing” è un lavoro che presenta reali spunti naturalisti, manifestati più o meno esplicitamente in tutta la scaletta. Talvolta vengono riflessi dai nomi attribuiti ai brani; l'esempio più lampante è “The Sky Is Blue, The Desert Is Yellow”, che di suo pare quasi riprendere i Dead Can Dance più mediorientali in chiave ancora più minimale ed ambientale.
A volte invece trapelano dalle raffinate armonie strumentali, come nelle spiritose cadenze melodiche della tradizionale “Babayaga”, dai peculiari accenti “boschivi”, o nella csarda agreste di “A Song For Old People/A Song For Young People”, che rende conto alla natura ballabile del genere. Ancor più che l'incrocio tra culture, comunque pilastro fondamentale nella costante ricerca del duo, è proprio l'ambiente che esse popolano, con le inevitabili influenze reciproche che ne derivano, a formare l'ossatura reale del disco, il suo principale movente espressivo.

Promuovendo un confronto più aperto tra contesto e corpo esecutivo (affidato spesso ad assolute eccellenze del campo, come il clarinettista Cüneyt Sepetçi o il cimbalom suonato da Unger Balász), tra atmosfera ed esuberanza folkloristica, gli A Hawk And A Hacksaw stanno pian piano aprendosi a una nuova fase di una carriera già sostanziosa, erodendo quegli steccati che rischiavano di portare il progetto al collasso. Con una freschezza rara per act dediti al recupero di tradizioni più o meno antiche, Barnes e Trost continuano a tenere strette le fila di un incantesimo unico nel suo genere.

(02/05/2018)

  • Tracklist
  1. Alexandria
  2. A Broken Road Lined With Poplar Trees
  3. A Song For Old People / A Song For Young People
  4. The Shepherd Dogs Are Calling
  5. Night Sneaker
  6. The Magic Spring
  7. The Sky Is Blue, The Desert Is Yellow
  8. Babayaga
  9. The Washing Bear
  10. Bayati Maqam
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