Laurel Halo

Raw Sick Uncut Wood

2018 (Latency) | ethereal, avantgarde

Laurel Halo è sempre stata sfuggente. È semplicemente impossibile starle dietro. La compositrice del Michigan, trapiantata (guarda caso) a Berlino, è imprevedibile, così come questa sua nuova uscita prodotta a pochi mesi di distanza dallo strampalato e parimenti riuscito “Dust”, disco dello scorso anno capace di avvicinarla alla sempre poco citata Niobe di “Radioersatz”, piuttosto che alle derive di casa Hyperdub. E non è un caso che il presente mini-Lp esca per la francese Latency di Sidney Gerard e Souleymane Said, etichetta sperimentale di tutto rispetto ma decisamente di nicchia.

Il titolo, “Raw Sick Uncut Wood”, trae spunto dalla traduzione di un antico testo taoista di Ursula Le Guin, in particolare da tale passaggio: “Ciò che funziona in modo affidabile è conoscere la seta grezza, tenere il legno non tagliato. Serve poco. Vuole di meno”. Ed è proprio una certa essenzialità a caratterizzare le sei tracce dell’album, con i fidati Oliver Coates e Eli Keszler al proprio fianco, rispettivamente al violoncello e alle pelli. Un trio pressoché perfetto, con la Halo nelle vesti della matrona libera di innalzarsi tra partiture evocative e atmosfere surreali che la pongono ancora una volta tra le esploratrici elettroniche più ispirate degli ultimi anni.

Un’opera quindi estremamente differente dalle soluzioni del passato recente e non, a cominciare dall’introduttiva title track emanante una sensazione di calma totale, tra ipnosi "melodiche" e suoni presi in prestito dalla natura, in un amplesso che tanto ricorda altri due enormi musicisti solitamente poco considerati, i connazionali Tim Delaney e Brad Lewis, meglio “noti” come Kopernik. Al contrario, contorsioni ritmiche più nevrotiche fungono da tappeto alla successiva “Mercury”, prima che poche note al piano prendano il sopravvento definitivo, tra un battito dimesso e l’altro, e i consueti rumori assolutamente intraducibili sullo sfondo.

Ancora più indecifrabili risultano essere i poliritmi di “Quietude”, la traccia sicuramente più glitch del lotto; mentre con “The Sick Mind” la compositrice americana sposta l’asticella verso territori ulteriormente più alieni, rincarando la dose a colpi di bizzarre accelerazioni e insondabili patch percussive al synth. I dieci minuti della conclusiva “Nahbarkeit” portano tutto su piani nuovamente eterei, in una sorta di (ir)realtà onirica e al tempo stesso dannatamente poco intelligibile.
Con tale uscita, la Halo vola via, lontanissimo. Nessuno sa esattamente dove. Di certo, in posti ancora una volta suggestivi ed estremamente singolari.

(23/07/2018)

  • Tracklist
  1. Raw Silk Uncut Wood
  2. Mercury
  3. Quietude
  4. The Sick Mind
  5. Supine
  6. Nahbarkeit

 

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