B Boys - Dudu

2019 (Captured Tracks)
pop, post-punk
Forti di un esordio ricco di piacevoli deja-vu, i B Boys condividono con i concittadini Parquet Courts la passione per il punk e il post-hardcore, con un piglio pop agile e vigoroso. Al secondo giro la band newyorkese conferma grazie e difetti, ritornando sui medesimi cliché espressivi dell’esordio (“Dada”), mescolando Wire e Clash alla maniera di una potenziale cover-band.

In passato gruppi come Elastica e Menswear hanno usato le stesse coordinate con risultati accattivanti, anche “Dudu” non è privo di vitalità e brio, ma i B Boys restano ancorati alla tecnica del copia e incolla senza mostrare un briciolo di originalità.
La scrittura è migliorata, l’album difficilmente annoia, ma nello stesso tempo non entusiasma né offre vie di sviluppo per il futuro della band.
I testi restano le uniche cose degne di menzione, la band cattura le istanze delle nuove generazioni innestandole in un furioso, ma stantio, post-punk. Due accordi, riff attorcigliati, un pizzico di umorismo brevettano quindici creazioni volutamente monotòno, purtroppo prive di esternazioni sonore che le rendano uniche o diverse da migliaia di band similari.

I B Boys provano a scompigliare le carte nel singolo “No”, ma il risultato è alquanto irrisorio, se paragonato all’arguzia di band come i Fat White Family. La messa in scena funziona meglio nell’irriverente “Smoke You”, o nella più complessa trama armonica di “Can’t Stand It”, mentre la miglior replica del fascino dei Wire si consacra nell’oscura “Asleep/Awake”, che peraltro precede l’unico brano degno di menzione dell’intero album, una funambolica “Taste For Trash” che, con quel suono elettrico/elettronico veloce e tagliente, rende giustizia a una band dal buon potenziale ma dall’indefinibile cifra creativa.




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