Esoteric

A Pyrrhic Existence

2019 (Season Mist) | funeral-doom-metal, death-doom-metal

Senza preamboli di sorta, forti di un'esperienza e di un approccio alla materia metal che la formazione ha saputo introdurre, perfezionare e successivamente rivoluzionare, per il loro settimo album (il primo dall'eccezionale “Paragon Of Dissonance” del 2011) gli Esoteric avviano il loro nuovo monumentale affresco funeral-doom con i ventisette minuti e rotti di “Descent”, ad oggi il momento più lungo e colossale del collettivo capitanato da Greg Chandler.
Quasi a voler distruggere sin dall'incipit ogni speranza, “A Pyrrhic Existence” offre già dalle prime, oppressive battute tutto il peso della sua maestosa formula espressiva, memore dei tracciati atmosferici introdotti col precedente doppio ma incanalati in un alveo ben più capiente, soffocante, capace di trascinare il sapiente linguaggio della band verso evoluzioni progressive, raccordate però attraverso un sound memore dell'ossessiva densità di “The Maniacal Vale”. Nelle sue torpide ma inesorabili evoluzioni, la mezz'ora di apertura segna il passo dell'opera, dando pieno esito alle intenzioni del titolo in una lenta, accidentata discesa verso la più totale disperazione, rappresentata con efficace senso narrativo e una formidabile gestione delle variabili, che riveste l'attitudine desolata del brano di peculiari sfumature emotive.

Laddove la prima traccia, quasi un Ep all'interno dell'opera, raggruppa le pulsioni e le tendenze compositive del progetto nell'arco della sua poderosa durata, i restanti cinque momenti ne selezionano e ne amplificano elementi volta volta diversi, giustificando senza particolari sforzi la lunghezza complessiva. “Rotting In Dereliction” è un'immersione nel lato più afflitto e angosciato degli Esoteric, una tonante architettura sonica che tra dissonanze insostenibili e imponenti cambi di tempo trova il modo di inserire stilemi death-metal nella sua soffocante scenografia, tracciando modalità ancora più fosche di rappresentare il dolore.
In questo senso, i cinque minuti di “Antim Yara” non costituiscono un momento di pausa, quanto piuttosto un'esacerbazione in chiave ambient-drone dei concetti espressi nei primi due brani, l'opportunità per la band di traslare la carica sconfortante del loro operato oltre gli steccati funeral-doom (comunque sempre affrontati con grande carattere), adattandosi a sinistri tracciati per sintetici.

A tal proposito, il secondo disco completa la calata nella follia dispiegando l'impressionante bagaglio tecnico e il raffinato controllo esecutivo della band, diretta da un Greg Chandler sempre più partecipe delle sue asfissianti narrazioni. Le tre colossali partiture in cui si suddivide vedono ampliare ulteriormente lo spettro delle possibilità di ibridazione, adottando procedimenti che vedono avvicinare gli Esoteric verso la natura totalizzante di progetti quali i Lesbian.
Se permane il tono funereo, l'aspetto desolato di testi e interpretazioni, nondimeno l'apologia della sconfitta delineata dal gruppo riesce a contestualizzare con successo elementi psichedelici e strutture rock più classiche senza disperderne il potenziale tormentato, lugubre. Sotto questo aspetto, “Culmination” rappresenta l'apice della ricerca ibrida condotta dal sestetto, un'altra maestosa discesa negli abissi della psiche che si avvale di poderosi ostinati in fascia hard-rock e di un senso della progressione fatto di distorsioni sempre più possenti e grintosi stacchi psichedelici, tradotti attraverso un uso accorto dei cambi ritmici e versatili declinazioni chitarristiche. Lo sfacelo della mente è più monumentale che mai: l'atto conclusivo (“Sick And Tired”) non fa che dipingere i frammenti di un'esistenza alla deriva, la voce a fatica riesce a distinguersi tra i foschi cataclismi sonori, il dolore cede il passo a una faticosa inerzia, ancora dipinta attraverso caratteri titanici.

Suggello di un percorso di ineccepebile quanto rara coerenza, “A Pyrrhic Existence” conferma gli Esoteric, a quasi trent'anni dalla fondazione, come progetto cardine del metal più maestoso e colossale, stabilendo ancora una volta un controllo narrativo e una competenza tecnica di prima scelta. Il funerale dell'esistenza non potrebbe risultare più immane.

(11/12/2019)

  • Tracklist
  1. Descent
  2. Rotting In Dereliction
  3. Antim Yatra
  4. Consuming Lies
  5. Culmination
  6. Sick And Tired


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