Arches, Pip, Volumes e Oker sono i progetti che hanno fatto conoscere il nome di Fredrik Rasten negli ultimi anni. “Six Moving Guitars” è il nuovo lavoro discografico del musicista norvegese, una sorta di debutto solista, anche se sul disco sono ben sei i musicisti che si dividono gli strumenti (Catharina Vehre Gresslien, Erlend Olderskog Albertsen, Hans Pålsen Kjorstad, Marie Bergby Handeland, Mathilde Øverland, oltre allo stesso Fredrik Rasten), come d’altro canto è riportato nel titolo dell’album.
I cinque brani in scaletta sono nati per interagire con i movimenti dei protagonisti: le accordature aperte delle chitarre comunicano il senso di libertà che i passi dei musicisti raccontano con la frequenza con cui battono sul terreno. “Wandering”, “Circling”, “Running”, “Pendulating” sono quasi delle annotazioni da seguire per chi volesse reinterpretare l’opera. L’apertura del disco è un bagno di estasi costruito su minime ripetizioni unite in un racconto avvincente come in un mosaico bizantino.
Il suono dei passi dietro gli armonici delle chitarre serve anche a delimitare lo spazio sonoro in cui le armonie si muovono: una sala da concerto, un teatro, uno spazio aperto in cui ogni movimento sembra possibile. Il brano che chiude il lavoro, “Pendulating”, è quasi un’ammonizione: i rumori d’ambiente spariscono, come se di fronte a tanto stupore il mondo si fosse fermato ad ascoltare.
01/08/2019