Illachime Quartet

Soundtrack For Parties On The Edge Of The Void

2019 (Solchi Sperimentali Discografici) | musica totale, avant-jazz

Descrivere la splendida creatura di Fabrizio Elvetico e Gianluca Paladino è un compito decisamente ostico. Difficile definire in modo puntuale qualcosa che contiene al suo interno mondi distanti e apparentemente inconciliabili, generi e influenze tanto diverse in una sintesi tanto ardita. La missione dell'Illachime Quartet è quasi filosofica, quella della ricerca dell’unità del diverso, di qualcosa di affine in mondi distanti anni luce. Emblematica in questo è la storia del polistrumentista Elvetico, passato dalla passione per l'improvvisazione jazz agli studi in Conservatorio, sino alla ricerca di mondi totalmente alieni quali punk e post-punk.

Il progetto del quartetto (cangiante negli anni ma oggi stabilizzatosi con il batterista Ivano Cipolletta e il violoncellista Pasquale Termini) è quindi un inno formale alla contaminazione più estrema, e tra le ardite influenze forse la più capace di comprendere la loro proposta è quella dei lavori più sperimentali di Frank Zappa e dei suoi tentativi di musica totale. “Soundtrack For Parties On The Edge Of The Void” è il quarto album in quindici anni di carriera per la band campana, diviso in due grandi parti - cinque brani denominati “Easy Piece” e altrettanti “Uneasy Piece”. I primi cinque brani “easy” sono rielaborazioni di precedenti soundtrack suonate con formazione ampliata (si contano una ventina di collaborazioni), mentre la seconda parte “uneasy”  è il risultato di due sessioni di integrale improvvisazione.

Il titolo evoca con ironia l’odierna società che balla sull’orlo del baratro, anzi su svariati orli di diversi baratri; guerre, cambiamenti climatici, razzismo, capitalismo predatorio. Il messaggio dell'Illachime Quartet non è quindi solo musicale, come potrebbe intendersi distrattamente, ma è ben più ampio, all'insegna di una contaminazione che non è solo auspicabile in campo artistico ma in ogni settore politico e sociale, nella migliore tradizione della scena napoletana (di cui fanno parte integralmente) e del Rock In Opposition (al quale sono certamente affini). Una festa sul baratro, simile all’orchestra del Titanic che imperterrita suona sino a un attimo prima della fine, sempre con l’asticella della qualità al massimo.

Se i cinque pezzi easy, passando dal jazz al lounge, danno proprio la sensazione di una festa da ballo per uomini sull'orlo della morte (vagamente ricordano la musica da cabaret malato per uomini deevoluti di alcuni brani dei Residents), le improvvisazioni dei brani uneasy mostrano livelli di contaminazione e sperimentazione ancora superiori. Rabbia post-punk, ricerche d’avanguardia, oscurità che rimanda alla trilogia “nera” delle lingue di allodola in gelatina e dei cieli senza stelle dei King Crimson. Tra questi spiccano per rabbia e violenza “Uneasy Piece 1” e i ritmi martellanti di “Uneasy Piece 3”, che hanno ormai abbandonato ogni legame col jazz per spostarsi decisamente nel rock più sperimentale. L’album si ascolta e si riascolta con piacere; c’è da essere orgogliosi che in Italia ci siano band di questo livello.

(19/09/2019)



  • Tracklist
  1. Easy Piece Part. 1
  2. Easy Piece Part. 2
  3. Easy Piece Part. 3
  4. Easy Piece Part. 4
  5. Easy Piece Part. 5
  6. Uneasy Piece Part.1
  7. Uneasy Piece Part.2
  8. Uneasy Piece Part.3
  9. Uneasy Piece Part.4
  10. Uneasy Piece Part.5
  11. Game Over


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