Kontravoid è il progetto synth-pop/Ebm di Cameron Findlay, ex-polistrumentista della band canadese electro-pop Parallels. Nato nel 2011, il programma vedeva suoni più propriamente new wave nei suoi primi lavori, per quanto con una vena decisamente malinconica e oscura, rimandando in maniera netta agli anni 80. Ecco quindi lavori come l'Ep indipendente "Native State" e il primo full-length omonimo del 2012, pubblicato dalla Tarantula X Records, caratterizzati da arierarefatte e synth pulsanti ed evocativi.
Dopo una pausa di diversi anni, duranti i quali sembrava che il progetto si fosse fermato, il Nostro torna nel 2017 con il brano “So It Seems”, contenuto nella compilation “Self-Aware II” della X-IMG, ovvero l'etichetta dell'artista techno/Ebm Sarin, aka Emad Dabiri. Un pezzo che mostra una ritmica più nervosa, in linea con l'attuale scena tedesca, con elementi Ebm militanti e secchi, e atmosfere paranoiche e distorte. La linea qui adottata viene confermata dall'Ep “Undone”, pubblicato per la Fleisch Records, dove compare anche un remix dei Schwefelgelb, duo tedesco dalla storia e dall'evoluzione molto simili al nostro, ovvero passati dal synth-pop a un più robusto suono Ebm in linea con i tempi.
Stabilite quindi nuove alleanze e militanze, non sorprende l'arrivo di un secondo album chiamato “Too Deep”, sempre per la sopracitata etichetta tedesca curata da Zoe Zanias (Linea Aspera, Keluar, Zanias); caratterizzato da ritmiche possibilmente ancora più frenetiche e soluzioni perfette per la pista, esso sembra dare forma completa al nuovo stile dell'artista. Si prenda ad esempio i due singoli contenuti nel lato A del vinile: “Turn Away” è un vortice fatto di kick dal sapore metallico e bass-line taglienti, terreno per la voce, ora più dittatoriale che malinconica, di Findlay, dove le tracce del retaggio più synth-pop sopravvivono nel ritornello e nei cori femminili, mentre la title track gioca con melodie minimali e passaggi dai beat pulsanti, completando il tutto con un motivo che rimane in testa e che più si avvicina alla new wave, pur mantenendo le asperità ora acquisite.
Ma “Too Deep” non è assolutamente solo i suoi, pur ottimi, singoli; altre tracce che colpiscono duro sono l'iniziale “Open The Wound”, con i suoi esperimenti distorti e acidi, quasi sul versante rhythmic noise, e le sue atmosfere ansiogene e malevole, e l'evocativa “Distress”, con i suoi climi dark più distesi, ma non meno ossessivi nelle ritmiche a 4/4.
Infine, il lato più leggero e dal gusto new wave del Nostro si ripropone nella gustosa “Never Alone”, dai giri di basso molto post-punk e dal doppio cantato con ospite Kat Duma, un brano più “ottimista” e pacato; mentre la conclusiva “10,000 Voices” ci sorprende con tratti da colonna sonora, tra drum machine marcianti e cori angelici.
Kontravoid si conferma come uno degli artisti d'oltreoceano che ha trovato un nuovo imprint nella scena berlinese, riuscendo a fare suoi certi suoni marcatamente Ebm e a integrarli nel suo precedente repertorio, ottenendo così un'evoluzione che però non snatura del tutto la sua essenza, confermata dalla presenza di belle melodie di synth e da episodi dove si dà spazio a strutture più delicate e leggere. L'unione di brani più energici e possenti con altri più evocativi permette un album vario dove permane un songwriting convincente; una prova dunque superata che fa sperare in tempi più brevi per le prossime uscite.