Kornél Kovács

Stockholm Marathon

2019 (Studio Barnhus) | house

Se pensate al secondo album di Kornél Kovács come a una collezione di brani house dal tocco anthemico, cucita su misura per gli amanti del clubbing, siete totalmente fuori strada. Sì, l'impianto di base è totalmente ballabile, e non mancano episodi che potrebbero effettivamente funzionare in un after-party a notte inoltrata, ma contesto realizzativo ed esiti sono quanto di più distante da una dimensione comunitaria, prediligendo piuttosto un ascolto intimo, raccolto, al quale concedere al più il tamburellare delle dita.
Riflesso di un periodo di incertezze e riflessioni, “Stockholm Marathon” è un'esperienza delicata, tanto morbida nella struttura quanto profondamente malinconica nell'umore, snello cofanetto di danze solitarie e avvolgenti, da attuarsi nell'intimo del proprio appartamento, nascosti da sguardi indiscreti. Un ascolto consolante e caloroso, che malgrado la sua uscita primaverile si rende adattissimo ai freddi incipienti.

Ancora più melodico rispetto all'esuberante esordio “The Bells” (il contributo vocale del duo Rebecca & Fiona aiuta enormemente in tal senso), il nuovo disco si muove gentile, talvolta addirittura onirico, mai però realmente dimesso, dotando ogni singolo brano dei giusti impulsi e della dovuta connotazione emotiva.
L'apertura, affidata a “Purple Skies”, già circoscrive con chiarezza i tratti dell'album, tra luminose cascate di tastiera, tratteggi vocali dolceamari, serpeggianti costruzioni ritmiche dal tocco breakbeat. “Szombat” muove da presupposti analoghi, giocando però con costrutti jazzy che ben si adattano allo spirito nebuloso del lavoro, dirigendosi alla volta della rilassatezza di un Moomin. Se “Rocks” è il pezzo che più si avvicina a un momento scuoti-pista, in virtù di una bassline dal profumo ibicense e di un vellutato campionamento di pianoforte, interviene il sostrato canoro a trasportare l'insieme in una dimensione più sospesa e fluttuante, quasi a rievocare paradisi insulari con la forza dell'immaginazione.

Forse un po' troppo compatta nel mood che evoca, nondimeno la house del producer svedese mostra una maturazione tangibile, abbracciando toni più morbidi e sfumati, indubbiamente però capaci di mantenere intatta la sensibilità compositiva di Kovács, ormai lanciato verso scenari sempre più importanti. Gli elementi sono tutti a sua disposizione: al prossimo giro, la possibilità di un disco importante è concreta.

(25/09/2019)

  • Tracklist
  1. Purple Skies
  2. Marathon
  3. Szombat
  4. Atlas Nights
  5. Rocks
  6. Ducks
  7. Club Notes
  8. Baltzar


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