Beatrice Dillon

Workaround

2020 (Pan) | elettronica, experimental

Riunire i cocci e fuggire via, il più lontano possibile. È questo il leit-motiv di Beatrice Dillon. La manipolatrice di suoni inglese convoglia ritmi afro-caraibici con una visione "quartomondista", rientrando tra le mura del club per calibrare tutto nel segno di un'inclinazione singolare. Per internderci: sezioni Hd, microhouse e Uk-bass alternate con la precisione di un neurochirurgo.
Bassi che schizzano apparentemente senza controllo, 150 Bpm nel mirino: si viaggia da Londra a Berlino, fino a New York, nel cuore tiepido di un postmodernismo fin troppo post, eppure maledettamente cangiante. D'altronde, la Dillon ha una visione tutta sua di come sezionare la club culture contemporanea, centellinarne i frammenti e dirottare le proprie fascinazioni nei timpani, spingendo con partiture mai evasive, al più fuggiasche, orientate qui e là verso una sorta di oasi mentale.

Registrato nel periodo 2017-19 tra gli studi di Londra, Berlino e New York, "Workaround" è un debutto stravagante, un'opera meticolosa, densa di suoni estratti con l'accortezza di chi mastica arte moderna e ne sputa i semi seguendo le regole del galateo. Un disco che coinvolge, tra l'altro, anche un'illustre cerchia di ospiti: Bhangra Kuljit Bhamra (tabla), Jonny Lam (chitarra), Laurel Halo (synth e voce), Batu (sample), Griot Kadialy Kouyaté (kora) e Lucy Railton (violoncello). Musicisti chiamati a rapporto per intensificare una missione in cui l'elettronica funge da collante di uno schema emotivo "fittizio". La musicista inglese si muove tra ispirazioni che vanno dalle pagine di "Finite And Infinite Games" - testo seminale di James P. Carse, professore emerito di storia e letteratura religiosa della New York University - all'astrazione visiva di Tomma Abts e Jorinde Voigt, passando per l'optical art di Bridget Louise Riley.

"Workaround One": pochi secondi ed è subito "Packt Like Sardines In A Crushed Tin Box" essiccata sotto le palme di un atollo immaginario. Si procede a guizzi, tra un'ondata muzak ("Workaround Two") e patchwork ritmici che mescolano Midori Takada e i Visible Cloaks ("Workaround Three"). Spuntano architetture elettroniche algide solo in apparenza, tastiere filtrate, sconnessioni ritmiche e umori afro alla Burnt Friedman del sempre poco citato "Bokoboko".
C'è spazio anche per danze ipercinetiche ("Clouds Strum"), corde sfibrate su poliritmiche irregolari ("Workaround Three"), squarci di luce in salsa footwork ("Workaround Seven") e metronomi alieni a dare un "tempo" a schegge di follia ("Square Fifths").

"Workaround" è un album complessivamente riuscito, il cui melting pot di percussioni, che potrebbe provenire tanto dal Congo quanto da Saturno, conduce l'ascoltatore verso un esotismo inedito che affranca sempre e comunque.

(19/03/2020)

  • Tracklist
  1. Workaround One
  2. Workaround Two
  3. Workaround Three
  4. Workaround Four
  5. Workaround Five
  6. Clouds Strum
  7. Workaround Six
  8. Workaround Seven
  9. Workaround Eight
  10. Workaround Nine
  11. Square Fifths
  12. Workaround Bass
  13. Pause
  14. Workaround 10
Beatrice Dillon on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.