Bebel Gilberto

Agora

2020 (PIAS) | bossa nova, jazz, downtempo

Portarsi dietro un cognome come Gilberto è motivo d'orgoglio per ogni brasiliano, ma per chi fa musica l'onere è anche piuttosto impegnativo. Lo sa bene Bebel Gilberto, figlia diretta di João, spesso definito come il padre della bossa nova e uno dei musicisti più celebrati nella storia contemporanea del Brasile. Pure la madre Miúcha è stata una nota cantante in quel paese, mentre lo zio da parte di quest'ultima è addirittura Chico Buarque. Legami di sangue già parecchio altisonanti, insomma, se non fosse che, quando Bebel si muove fuori dal mondo lusofono, deve fare i conti anche col lascito della prima moglie di suo padre - la famosissima Astrud - ovvero l'originale ragazza di Ipanema e forse la principale figura responsabile per l'espansione della bossa nova in Occidente tramite una lunga carriera di incisioni in lingua inglese, spagnola, francese, italiana e addirittuta giapponese.
 
Ma Bebel non demorde; sesto album a proprio nome in vent'anni di carriera solista, "Agora" si dimostra sempre legato alla tradizione paterna e al jazz d'antan, ma è anche protratto verso l'universo downtempo dai tratti tropicaleggianti dei primi anni 00 - periodo durante il quale lei stessa, del resto, debuttava con "Tanto tempo", mettendosi a suo modo in tralice accanto alla controparte occidentale di Smoke City, Da Lata, Thievery Corporation, Bonobo e gli altri nomi del giro.
Bebel mantiene comunque una salda impronta cantautoriale che l'aiuta a non passare per la solita vocalist di turno; già dalla fatata apertura di "Tão bom" si staglia con fermezza in controluce la silhouette adornata di fiori di una splendida donna persa nei propri sentimenti, quasi fosse una diretta discendente di Billie Holiday e Julie London. Semplicemente irresistibile la title track, condita da un fluttuante armamentario di percussioni, archi pizzicati e delicatissime manipolazioni digitali, mentre Bebel vi veleggia sopra come una sirena in preda alla malinconia.
Splendidi gorghi di pianoforte accompagnano "Bolero" come una brezza marina, su "Essence" il ritmo viene affidato a un sottile pulviscolo digitale e delicatissimi sample di contorno che sospingono il brano come un carillon. Di controparte, "Deixa" si adagia su un tappeto africaneggiante di legni, percussioni e le funebri note lunghe di una sezione di ottoni che contrastano a meraviglia con la limpida voce dell'autrice.
 
L'unica concessione a una qualche forma di radiofonia popolare brasiliana si riscontra nel singolo "Na Cara", in duetto con la musicista Mart'nália, brano giocato su una scoppiettante base acustica e il contrasto tra due voci che si accompagnano a vicenda con gusto e un occhiolino d'intesa.
Per il resto, "Agora" è un disco elegante, signorile e malinconico come solo un'agiata figlia d'arte può concepire, seduta da sola su una chaise lounge a osservare il palmeto della propria tenuta a due passi dal mare. Ma indubbiamente, dietro l'eleganza formale, si cela un'abile autrice e interprete sempre pertinente, che non ha paura di misurarsi col pesante lascito famigliare perché conscia di aver trovato la propria penna in mezzo al rumore. Un disco forse elitario e che magari può infilare qualche stereotipo di sorta per chi già bazzica nel genere, ma tra la personalità dell'autrice, una buona scrittura e la cura del suono calibrata al dettaglio, "Agora" è un ascolto semplicemente inossidabile.

(25/10/2020)



  • Tracklist
  1. Tão bom
  2. Agora
  3. Cliché
  4. Bolero
  5. Essence
  6. Na Cara feat. Mart'nália
  7. Deixa
  8. Raio
  9. Yet Another Love Song
  10. O que não foi dito
  11. Teletransportador


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