Christian Löffler

Lys

2020 (Ki) | tech-house, ambient-techno

Nel corso degli ultimi otto anni Christian Löffler ha battuto un tracciato musicale delicato e sofisticato, che dagli incantevoli bozzetti techno-ambient di “A Forest” lo ha condotto a forme musicali via via più solide, come la tech-house che in questo “Lys” sfocia con ponderata insistenza nella forma canzone (l’abbacchiata “Versailles (Hold)”, “The End”, la dolcissima e timida “Ballet”, “Roth”). Dalla natia Greifswald, gelido villaggio sul Mar Baltico in cima alla Germania dell’Est, alle sale da concerti più ambite d’Europa (il Barbican Centre di Londra, la Columbiahalle di Berlino). O almeno avrebbe dovuto. Come le nostre vite, il Covid-19 ha sospeso, congelato anche la carriera del giovane Christian.
Per Löffler, “Lys” sarebbe dovuto essere il cosiddetto, agognato Lp della consacrazione. Suo malgrado però, almeno per ora, i suoi battiti palpabili, ma soffici, i suoi docili, suggestivi cambi di tono non incanteranno trasognate platee; sono però la perfetta, pregnante colonna sonora di questi giorni di quarantena: strade svuotate, percorse di fretta, sole pallido ma accecante rifratto sulle vetrine dei negozi chiusi dai raggi delle ruote delle biciclette in corsa. La copertina del disco, carica di blu pennellati con forza romantica, confonde cielo e mare, con Christian ritratto di spalle moderno, triste viandante sul mare, è affissa ovunque per le strade dei quartieri hip di Berlino, ma le date sono tutte da rimandare a tempi migliori. I bordi dei poster iniziano a scollarsi dai muri, puntando inesorabilmente al suolo.

È musica fatta apposta per riflettere, camminando rannicchiati in un auto-abbraccio che ci ripara dal freddo, quella che si carica via via di beat nell’opener “Farr”, cui questi giorni tragici e folli hanno donato uno scenario ancora più appropriato. Idem con patate per “Weiß“: un’enorme distesa bianca di neve attraversata da un ritmo pavidamente hopkins-siano, con un timido coro a sibilare un sollievo. Con i suoi ticchettii, il battito sordo e ingolfato, tastiere che si allargano furtive come coni di luce tra le porte socchiuse, “Sun” recita un risveglio in un giorno migliore. Una canzone da annotare per il prossimo venturo lock-up, con tanto di liberatoria sezione con i beat in corsa.
Quando non inseguono il passaggio radiofononico o perlomeno qualche ascoltatore meno esigente, i brani cantati, invero non sempre riusciti (“The End”), ricalcano le strutture ideate da Trentemoller prima della girata dark degli ultimi tempi (“Roth”, agilmente attraversata dai sospiri di Mohna anche nei suoi momenti più magmatici).

Molto probabilmente il successo di Christian Löffler è da considerarsi soltanto rimandato. Non sempre pienamente coinvolgente, a tratti persino stancante (54 minuti non sono una passeggiata), “Lys” proietta il suo sfuggente autore al di fuori delle camerette indietroniche dove il suo culto si è finora annidato, avvicinandolo ai più remunerativi numeri di certo midstream elettronico (i succitati Jon Hopkins e Trentemoller da usarsi come punti di riferimento).

(06/04/2020)

  • Tracklist
  1. Farr
  2. Versailles (Hold)
  3. Weiß
  4. The End (feat. Josephine Philip)
  5. Bergen
  6. Noah
  7. Lys (feat. Menke)
  8. Sun
  9. Ballet (feat. Finn.)
  10. Roth (feat. Mohna)
  11. Map
  12. Für Immer


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