Fiona Apple

Fetch The Bolt Cutters

2020 (Epic) | songwriter, art-pop

Un album più percussivo. Questa la premessa con cui ci eravamo lasciati al termine dell'appassionante profilo dedicatole da Emily Nussbaum sul New Yorker; uno sguardo intimo dentro la vita di Fiona Apple, donna e artista, incentrato sui travagli e sulla gioia liberatoria attraversati nel processo di scrittura del suo nuovo album. Dall'ultimo disco - quel "The Idler Wheel..." unanimemente considerato tra le vette della musica dello scorso decennio - sono passati otto anni. Otto anni di silenzio pressoché totale, iniziato con un tour interrotto sul nascere per stare vicino al suo pitbull morente e spezzato giusto da qualche sparuta esibizione dal vivo, per lo più ospite di altri artisti, oltre che da un pugno di inediti divisi tra compilation e collaborazioni di alto profilo.
Ma gli otto anni di pausa di Fiona Apple non sono gli otto anni di pausa di una semplice mestierante. La stessa cantautrice e pianista newyorkese, oggi quarantatreenne, l'aveva già messo in chiaro diversi anni fa: "I still only travel by foot, and by foot it's a slow climb/ but I'm good at being uncomfortable/ so I can't stop changing all the time". Otto anni equivalgono a un arco di tempo in cui potersi perdere e ritrovare infinite volte. Del resto, a chi si lancia nel vuoto non è concessa alcuna certezza sul futuro, ma solo la consapevolezza del suo presente, ossia quello di una persona libera. E otto anni dopo, Fiona è di nuovo qui, più libera che mai.

C'è una linea che attraversa orizzontalmente tutta la discografia di Fiona Apple. Parte dal rutilante incedere di un brano come "Fast As You Can", passa per gli slanci spezzati di "Not About Love" e arriva infine all'ossessività arty di "Hot Knife". È un fil rouge che unisce le manifestazioni più pulsionali ed elettriche dell'arte di Fiona, quei momenti in cui la sua essenza più nervosa prende la meglio ed esita in canzoni roventi, cantate col fuoco in gola. E "Fetch The Bolt Cutters", il suo quinto album, è quella Fiona al cento per cento della sua forza creativa.
In una peculiarità che ne accentua la visceralità, quasi fosse un parto artistico inscindibile dalla dimensione introspettiva che l'ha generato, il disco è stato registrato interamente tra le mura di casa. E sì, è un disco fortemente percussivo, dove tutto può tornare utile alla causa, dalle suppellettili alle sedie e alle ossa del cane defunto, fino alla cassa di risonanza offerta dalle stesse pareti e dal legno dell'arredamento, che impregna il suono di colori rustici. Il tutto sostenuto da un gruppo di musicisti in parte rinnovato - un riconfermato Sebastan Steinberg, i nuovi Amy Aileen Wood e Davíd Garza - e da una serie di ospiti speciali alle voci - oltre alla sorella Amber, anche Cara Delevingne nelle armonie della title track.

Fin da subito colpisce una vivacità compositiva che, ancora una volta, ha dell'impressionante. Melodie ricercate ed eleganti, che come perle non si dischiudono del tutto, chiedendoti di guardarle di lato; un susseguirsi di aperture armoniche ammalianti, con quell'inconfondibile e personale tocco jazz; un percuotere di tasti, corde e percussioni che convogliano in un caos ritmico studiato e avvolgente; e un'interpretazione di Fiona che è bruciante e appassionata, ora sofferta ora ai limiti del giocoso. Sono piccoli grandi dettagli di un disco sperimentale quanto divertito, esuberante, urgente.
L'iniziale "I Want You To Love Me" è già paradigmatica nei suoi cristallini fraseggi di pianoforte, nel refrain che si tira a dismisura, nella voce che inizia limpida e si arroventa pian piano, nel desiderio totalizzante cantato dai suoi versi, nella sua coda di striduli ansimanti. Difficile immaginare un'apertura migliore. Nella canzone dopo, la Apple ricorda i difficili tempi di scuola quando camminava "digrignando i denti su di un ritmo invisibile", e il risultato è "Shameika", un altro brillante numero di pop pianistico.
Ma è in "Under The Table", su accordi scanditi e dalle malinconiche sfumature, che intona una delle sue affermazioni di volontà più potenti: "Kick me under the table all you want/ I won't shut up, I won't shut up!", uno slancio che si collega tanto ai traumi del suo passato quanto a un bisogno, tutto attuale, di ribadire una libertà assoluta, umana e artistica. Sul finale, il contrabbasso vibra e pare il battito d'ali di un calabrone.

C'è sempre il gusto per lo strano. A tre quarti di "Relay" accade una cosa simile a certe digressioni rumoristiche dei Sonic Youth, ma declinata alla propria maniera: un'improvvisazione controllata di note sparse, piatti jazz, ossa percosse e gorgheggi vocali. Poco prima, la title track è tutta giocata su un ostinato battito di percussioni rudimentali, con Fiona che si cimenta in qualcosa che assomiglia a un rap mentre nel ritornello un cane le risponde abbaiando. Non sono semplici vezzi, ma precise scelte di arrangiamento, senza le quali queste canzoni non sarebbero le stesse. E la scrittura è perennemente sul livello delle vette di "The Idler Wheel...". Una scrittura limpida e chiara, che non necessita di affidarsi a metafore articolate, capace come poche altre di generare emozioni vere e terrene, che quasi le puoi sentire tra i denti.

"Drumset" è uno dei punti più alti, con una densa armonia di voci che si avvolge e danza come un corpo nello spazio, e dalla quale emerge un'accettazione dei fatti che sa più di compromesso ("Now I understand, you're a human/ And you got to lie, you're a man"). In "Newspaper", il soggetto diviene un triangolo amoroso, per una canzone di tensione accumulata con un crescendo di ritmi, voci e controcanti che fanno immaginare una versione pagana di una messa gospel.
C'è anche lo spazio per una pura dichiarazione d'amore, "Cosmonauts", e per una ballata soul, "Ladies", sempre caratterizzate dalle immancabili idiosincrasie di stampo Apple. Finché è di nuovo il turno di travolgenti esplosioni art-pop. Dalle pulsioni tribali di "Heavy Balloon" emerge lentamente un calore empatico, con Fiona che canta "I spread like strawberries! I climb like pears and beans!". Ma è in "For Her" che, per un attimo, l'incanto si interrompe. "You raped me in the same bed your daughter was born in": sono parole di sangue, brandelli di carne di un passato che non può e non deve essere cancellato. E, in sottofondo, la frenesia percussiva si scioglie lentamente nell'estasi.

Si parla spesso dell'evoluzione come un processo di superamento: un artista è ciò che è oggi nella misura in cui non è più quello di dieci anni fa. Da questa prospettiva, Fiona Apple non è più la bambina prodigio salita alla ribalta con ballate da ragazza maledetta, o la musicista che decideva di intitolare il suo secondo album con i versi di una poesia (di un'intera poesia), o la ventenne che gridava "this world is bullshit!" davanti all'attonita platea degli Mtv Awards, precludendosi per sempre la possibilità di una duratura carriera mainstream (e chissà che non l'abbia fatto apposta). Ma la verità è che Fiona Apple è ancora tutto questo, e ogni aspetto di quella ragazza, dal più precoce al più immaturo, è tuttora vivo in lei. Quest'album è forte e fragile, passionale e sensibile, irrequieto, è Fiona Apple per come l'abbiamo sempre vista e ancora di più. È il frutto di un'artista che non ha dimenticato nulla, in cerca di una catarsi senza liberazione; che ha imparato a convivere col caos dei sentimenti ed è pronta ad accusare in pieno ogni nuova ferita. E ad apprezzarne morbosamente le ripercussioni.

Ecco perché "Fetch The Bolt Cutters" meraviglia e spaventa. È un'opera fortemente umana ed empatica, ma allo stesso tempo per nulla rassicurante. Sono gli eccitanti compromessi del salto nel vuoto. Come in quel film di Christopher Nolan, potremmo dire di essere davanti al prestigio, quel momento in cui accade l'inaspettato e qualcosa, dal nulla, riappare.
Tra uscite di scena, silenzi infiniti e improvvisi ritorni, la carriera di Fiona Apple è un grande gioco di magia che si ripete da anni, ma che continua a lasciarsi dietro applausi e commozione. Prosegue così come vuole lei, al passo di un album per decennio, e ogni volta è un capolavoro.

(18/04/2020)



  • Tracklist
  1. I Want You To Love Me
  2. Shameika
  3. Fetch The Bolt Cutters
  4. Under The Table
  5. Relay
  6. Rack of His
  7. Newspaper
  8. Ladies
  9. Heavy Balloon
  10. Cosmonauts
  11. For Her
  12. Drumset
  13. On I Go




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