Moses Sumney

Grę

2020 (Jagjaguwar) | songwriter, mutant electro-folk-rock

Moses Sumney non vive tra noi comuni mortali. Moses Sumney fluttua nell'aria, a qualche metro sopra le nostre teste. Ho avuto modo d'incontrarlo dal vivo un paio di volte qualche anno fa - dapprima a un concerto, poi durante un evento dove raccontava la genesi del video di un suo vecchio pezzo, "Quarrel" - e in entrambi i casi la sua presenza, angelica ma al contempo statuaria, ha il potere di farti sentire inadeguato. Coperto di nero dalla testa ai piedi, scultoreo come un marmo di Carrara eppure in possesso d'un eleganza femminea, liquida, sfuggente, osserva la sala dal vantaggio di un metro e ottanta ma la sua mente sembra già protratta verso qualcosa di ben più interessante, qualcosa che per noi comuni mortali rimane invisibile.
Impressionante la naturalezza con la quale si muove sul palco: manipola il suono tramite una loop station come fosse il direttore di un'orchesta jazz, e impiega senza apparente sforzo un'inusitata estensione vocale per inanellare falsetti ultrasonici che non s'incrinano mai. Un musicista totalmente immerso nella propria Arte, libero come il punk ed elegante come un quartetto d'archi settecentesco. Da un personaggio del genere non può che scaturire un suono d'aliena e incatalogabile bellezza.
 
L'ha chiamato "Græ" per descrivere quella terra di mezzo che esiste tra il bianco e il nero dell'animo umano, ma dal punto di vista dei suoni e dei temi questo disco ha più i crismi dell'esplosione di una scatola di colori. Tanto "Aromanticism" era conciso e minimalista quanto "Græ" è espansivo e caleidoscopico, un songwriting mutante nel quale chitarre, arpe, flauti, violini e marchingegni elettronici formano un folklore totalizzante, dal respiro ampio come l'umanità intera. Curiosa semmai l'idea di farlo uscire in due tempi per favorirne la fruizione - una prima parte a febbraio 2020, l'altra a metà maggio - ma è solo ad ascolto completo che l'opera prende davvero forma, tra torrenti sonori e interludi che ne separano idealmente le varie sezioni.
 
Di certo Moses non avrebbe mai potuto immaginare che "Græ" sarebbe uscito nel bel mezzo di una pandemia mondiale, eppure gli intermezzi parlati "Insula" e "and so I come to isolation" paiono adesso crudelmente ficcanti. Ma è proprio dal concetto filosofico dell'uomo prigioniero sull'isola della propria mente che Moses inizia questo viaggio, desideroso di affrontare tutti quei costrutti che impiega per rapportarsi col resto dell'umanità, ma che, in ultima analisi, non lo aiutano a placare del tutto quella solitudine esistenziale che poi è uno dei grandi mali invisibili del nostro tempo.

Sta di fatto che proprio in questi giorni l'emergenza Covid-19 ci ha forzati con le spalle al muro; tutto questo tempo morto a disposizione, la strisciante paura che arriva dai notiziari, la noia, la solitudine e le incertezze economiche quasi ci forzano ad analizzare quelle frequentazioni e scelte di vita che spesso diamo per scontate, o che evitiamo di affrontare per star dietro ai problemi del quotidiano.
"Græ" si può quindi offrire a una chiave di lettura particolarmente attuale, tra il bianco e il nero esiste un universo di possibilità nel quale si nascondono le risposte ai nostri quesiti, basta solo prendere il coraggio di specchiarvisi dentro. Moses questo lo fa senza pudore, conscio già in partenza di far parte integrante del gioco. Esempio allegorico: l'identità di artista che viene inscatolata e monetizzata per il nostro consumo nella doppietta "Conveyor" e "boxes", potente e infernale catena di montaggio giocata su uno spietato ritmo meccanico, la voce che fischia come le urla di un'aquila.
 
La spada è tratta, come da copertina Moses continua a spogliarsi pezzo dopo pezzo, mescolando artificio a una nuda vulnerabilità. Per uno che un tempo si definiva aromantico, la dolce ballata acustica "Polly" dev'essere stata un discreto pugno allo stomaco da mettere su foglio, la dura constatazione che l'amore fa male e che attraversare la vita come pezzi di carne da sesso alla fine non paga. Spicca poi la maestosa e malinconica riflessione di "Me In 20 Years", sinuoso crescendo sinfonico sul quale l'autore ricama una cristallina idea melodica che ricorda i Radiohead degli anni 90.
Tramite un ruggente impianto di batteria e chitarre rock incastrate su un ipnotico mantra come un pezzo dei Kula Shaker, "Virile" esplora il rapporto dell'autore con la maschilità, nuovamente messa a nudo come carne da macello anche grazie al supporto del bellissimo (e invero un po' inquietante) video allegato. Moses confessa di divertirsi un sacco a lavorare sui propri video per arricchire la proposta artistica e dare un senso alle bislacche immagini che gli si creano in testa - vedasi pure quello da lui diretto che accompagna il surreale folk di archi pizzicati e ottoni di "Cut Me".
 
Un disco lungo, complesso e intricato - esplicativa "Neither/Nor", brano dagli arrangiamenti quasi progressivi - ma talmente ricco di spunti che presto ti avvolge come una coperta di seta. Durante l'ascolto s'incontrano idee di jazz nelle gocce di pianoforte dell'eterea "Gagarin", nello strisciante ritmo di "Colouour" e nella chitarra acustica dolcemente accarezzata col piglio di Amy Winehouse su "Keeps Me Alive", salvo poi trovarsi a vagare tra gli spazi aperti del folk pastorale di Bjork in brani quali "Two Dogs" (la storia dei due cani che Moses aveva da piccolo, per l'appunto uno bianco e uno nero) e "Bystanders". Verso la chiusura s'innalza l'angelico canto redentore di "Bless Me", con la voce che si estende in ogni direzione e si moltiplica in cori.
Stilisticamente liquido e inafferrabile, cantautorato a cavallo tra momenti scarni e altri di espressione massimalista, "Græ" è tutto questo e molto altro ancora a seconda della sensibilità del momento in cui lo si affronta - molto gentilmente, l'autore ci ricorda che non c'è bisogno di farlo tutto d'un colpo.

(01/05/2020)



  • Tracklist
  1. Insula
  2. Cut Me
  3. In Bloom
  4. Virile
  5. Conveyor
  6. boxes
  7. Gagarin
  8. jill/jack
  9. Colouour
  10. also also also and and and
  11. Neither/Nor
  12. Polly
  13. Two Dogs
  14. Bystanders
  15. Me In 20 Years
  16. Keeps Me Alive
  17. Lucky Me
  18. and so I come to isolation
  19. Bless Me
  20. before you go




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