Paysage d'Hiver

Im Wald

2020 (Kunsthall Produktionen) | black-metal, atmospheric black-metal

Vi sono artisti che riescono a catturare lo spirito profondo dell’inverno dell’anima. Tobias Möckl, in arte Wintherr, con la sua creatura Paysage d'Hiver è sempre riuscito a evocare paesaggi freddi e inospitali attraverso un black-metal tanto atmosferico e ipnotico, quanto grezzo e ferale. Il musicista svizzero, debitore di un approccio che può ricordare in certi momenti il Burzum più ambient e isolazionista, ha fatto evolvere il proprio sound personale attraverso più di vent’anni di onorata carriera sotterranea, avendo esordito nel lontano 1998 con lavori distribuiti inizialmente su cassetta e solo in seguito ristampati in vinile.

Oggi la sigla Paysage d'Hiver torna sulle scene, dopo ben sette anni di attesa, con “Im Wald” (“Nella foresta”). Il “passaggio al bosco” prende la forma di un album di ben due ore di durata, in formato doppio cd o in un quadruplo vinile in elegante box di legno realizzato in tiratura limitata dalla stessa label di Möckl, la Kunsthall Produktionen.
In realtà, il lavoro fu distribuito a gennaio anche su chiavette usb con custodia intagliata in legno, ma solo in cinquanta copie riservate a un numero ristretto di partecipanti. Era un evento esclusivo per presentare l’album.

“Im Wald” è un po’ una summa del lavoro di Wintherr: oscure stratificazioni sonore tra chitarre taglienti, grida lancinanti e synth angoscianti che creano lunghi mantra sonori che danno l’impressione di viaggiare attraverso la più gelida e feroce tormenta di neve.
Vi siete persi all’interno di un bosco in pieno inverno e forse non riuscirete più a tornare a casa, sembra dirci l’ispirata “Im Winterwald”, che apre le danze di un lavoro compatto e diretto, apice di una carriera cristallina mai scesa a compromessi.
Le tracce, molte oltre la durata di dieci minuti, presentano in apertura i campionamenti di un freddo vento gelido che introduce ricche stratificazioni sonore fatte di blast-beat e onde sinfoniche che sfociano in catartiche esplosioni rumoriste. “Stimmen Im Wald” e “Flug” sono cupe, lunghe liturgie apocalittiche per misantropi, tra chitarre abrasive e funerei sintetizzatori che si mescolano in un horror vacui sonoro.
In "Le rêve lucide" fa persino capolino il suono di un violino prima di essere risucchiato nel maelstrom artico che inesorabilmente tutto inghiotte e divora senza possibilità di salvezza, come Crono con i suoi figli.

Anche se l'album esce in un caldo giugno, l'ascolto regalerà più di un brivido lungo la schiena. Tra gli interludi ambient di tracce come “Wurzel”, “Verweilen” e “Schneeglitzern” si ergono le cavalcate dell’implacabile mietitore in quello che appare come un tributo al vero spirito del black-metal degli anni Novanta, qui trasposto in una visione mitica e fuori dal tempo, nel suo farsi ipnotico e trascendente, un antidoto contro le turpi degenerazioni del mondo moderno.
In sintesi, una delle prove migliori e più esaustive sotto la sigla di Paysage d'Hiver: una visione anticosmica dove l'inverno estremo si lega alla fine della vita in maniera inesorabile; un lavoro elitario per chi avrà l’ardore di intraprendere il viaggio nel bianco più profondo.

(01/07/2020)



  • Tracklist
  1. Im Winterwald
  2. Ueber den Baeumen
  3. Schneeglitzern
  4. Alt
  5. Wurzel
  6. Stimmen im Wald
  7. Flug
  8. Le rêve lucide
  9. Eulengesang
  10. Kaelteschauer
  11. Verweilen
  12. Weiter, immer weiter
  13. So hallt es wider
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