Son Lux

Tomorrows II

2020 (City Slang) | post-rock, art-pop, chamber-pop

C'è sempre stato qualcosa di apocalittico nella musica dei Son Lux. Il trio statunitense - composto da Ryan Lott, Rafiq Bhatia e Ian Chang - affronta spesso tematiche quali la disperazione e il dolore, e sebbene il post-rock proposto, venato di peculiari svolazzi elettronici, sia foriero di cattivi presagi, possiede al suo interno un seducente fascino sinistro.
Agli sgoccioli di un anno molto complesso, la band ha pubblicato “Tomorrows II”, secondo capitolo di un’annunciata trilogia avviata lo scorso agosto con la presentazione della prima parte. I brani inseriti in questo progetto si piegano alterandosi in forme imprevedibili, progressioni di accordi inclinati e vocalità dolorose, stratificate in paesaggi sonori che dipingono intense scene di angoscia, pathos e liberazione.

L'apertura “Warning" è un’ispirazione sprigionata dalle tristi note al piano e dal falsetto di Lott, che invoca l'immaginario di una persona morente ormai giunta al capolinea, mentre "Molecules" esordisce con un tintinnio di campanelli lignei, che riecheggiano a ridosso di un prominente pianoforte. Sono i tempi contrastanti di questi due strumenti a far convivere queste tracce con assetti specifici, ai quali vengono aggiunti archi e sintetizzatori che ne elevano la struttura, pur conservandone la funesta spina dorsale.
Con una virata totale, "Prophecy" si dipana in modo lineare rispetto agli standard Son Lux. Una traccia più accessibile, con un basso alla moda e fraseggi che si dispongono tra risonanze vagamente eighties e sensibilità jazz.

Il lampo è “Apart”, dove il concetto di trasformazione successivo a un trauma è descritto con un cupo e profondo tratteggio che mescola un coro di sottofondo a una gamma di deliziose armonie influenzate dalla world music. L’animo ombroso, asimmetrico e convulso che permea tra i solchi è l’emblema dell’attrito che percorre l’intero album. I testi che avvolgono la musica diventano lancinanti conversazioni in continua evoluzione, nel tentativo di adattarsi a tutti gli elementi musicali che si azzardano a fungere da rimedio per alleviare la profonda sofferenza.
Una parte significativa della tracklist - quattro canzoni su 10 - è occupata da brani strumentali utilizzati come funzionali trait d’union. Le minimali interconnessioni "Out Of Wind" e "Weight Of Your Air" si affiancano alla bizzarra e misteriosa "Bodies" e a "Borrowed Eyes", che accoglie archi sferzanti e l’onnipresente pianoforte a riscaldare la scarna e avversa costruzione scenica.

Ma è nelle tracce più estese che l’album si districa con eloquente abilità. L’irrequietezza di "Leaves" combina con grinta chitarra, tamburello, battiti di mani e ciò che assomiglia al suono di un pianoforte a brusche interruzioni sonore che paradossalmente accrescono la dinamicità del brano, seguito qualche passo dopo da "Live Another Life", che si rivela una malinconica ode di liberazione vittoriosa, strutturata su reiterate manipolazioni sonore.
In attesa del terzo e conclusivo capitolo della saga, “Tomorrows II” è un cangiante cataclisma emotivo, composto da complessi arazzi di suoni non catalogabili e narrazioni che s’intercalano dal trionfo alla disperazione.
Con insospettabile empatia e una produzione ancor più empirica rispetto al passato, i Son Lux hanno scattato una severa e autentica istantanea che immortala un periodo storico senza precedenti.

(18/12/2020)

  • Tracklist
  1. Warning
  2. Molecules
  3. Prophecy
  4. Leaves
  5. Out Of Wind
  6. Apart
  7. Bodies
  8. Weight Of Your Air
  9. Live Another Life
  10. Borrowed Eyes


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