Uada

Djinn

2020 (Eisenwald Tonschmiede) | black metal

Anche se gli Uada arrivano da Portland (Oregon), il loro nome non è mai stato accostato a quella florida scena locale denominata cascadian black metal, un manipolo di gruppi accomunati dalla provenienza (gli stati americani del nord-ovest) e da sonorità più atmosferiche da leggere sotto un’ottica post-black (pensiamo agli Agalloch o ai Wolves In The Throne Room). Questo progetto, invece, non solo è di formazione più recente (2014), ma nel tempo ha sviluppato una propensione molto spiccata per la melodia, con più di un rimando al sound svedese dei Dissection (le oscillazioni tra death e black sono dunque una prassi).

Se anche per gli Uada vale la regola del terzo album come passaggio cruciale per la propria carriera, possiamo stare sicuri che dopo tre lavori usciti su Eisenwald, un prossimo eventuale disco potrebbe trovare spazio su qualche label più importante: il motivo è semplice, “Djinn” infatti è un prodotto che si apre ulteriormente alla melodia abbracciando i gusti di un pubblico più ampio. Non un taglio netto rispetto al passato, ma comunque un cambio di rotta ben udibile fin dalla title track, otto minuti ben confezionati in cui si stenta persino a riconoscere il substrato black metal tipico dei nostri. Questa sensazione prosegue con la successiva “The Great Mirage”, sicuramente più intensa e drammatica, uno dei brani di punta dell’album.

Nonostante le chiare intenzioni della band, “Djinn” (il titolo del disco cita un’entità sovrannaturale presente nella cultura islamica) non sempre imbocca la marcia giusta, lo testimonia la fin troppo prolissa “No Place Here” (con tanto di infinite spoken words), un mezzo passo falso subito ripetuto con “In The Absence Of Matter”, dove si cerca invano di recuperare una certa brutalità di fondo che tanto avevamo apprezzato nelle prime due fatiche del quartetto. “Djiin” riesce a portare all’esasperazione l’utilizzo degli accordi aperti, finendo in alcuni frangenti per risultare stucchevole, quando invece sarebbe stata auspicabile una doverosa variazione sul tema.

Per fortuna ritroviamo la giusta ispirazione con “Forestless” (più diretta e priva di inutili orpelli) e con le ultime note di “Between Two Worlds”, una song dalla partenza molto Swedish, successivamente dominata da un impetuoso crescendo strutturato con intelligenza. A fine ascolto le impressioni restano in bilico su una piena ma tutt’altro che entusiasmante sufficienza, perché a parte l’ottimo pacchetto generale vendibile anche all’ascoltatore meno estremo, si avverte quella mancanza di profondità tipica di quei dischi curati in ogni dettaglio ma poi privi di una colonna vertebrale capace di tenerli in piedi per un’ora intera. Nuovi fan in arrivo, vecchi fan in partenza.

(21/10/2020)

  • Tracklist
  1. Djinn
  2. The Great Mirage
  3. No Place Here
  4. In The Absence Of Matter
  5. Forestless
  6. Between Two Worlds
 
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