Woodkid

S 16

2020 (Barclay) | art-chamber-pop

Sono serviti più di sette anni a Yoann Lemoine, alias Woodkid, per dare un seguito all’ottimo e personalissimo album d’esordio intitolato “The Golden Age”. Proprio per questo motivo le aspettative per questo nuovo lavoro dell’istrionico musicista francese risultavano essere altrettanto alte. Artista la cui prospettiva artistica è legata fortemente al rapporto tra musica e immagine, Lemoine compie un’inversione creativa prendendo a prestito dalla cinematografia, e in particolare da quella fantasy e sci-fi, scenari, colori, ombre e dilatazioni narrative. La resa è ancor più profonda e intensa di quella adottata per “The Golden Age”.

Con “S16” Woodkid ci proietta in un mondo che sta in bilico tra crollo e ricostruzione, trattando argomenti diventati ormai una consuetudine, come il dolore portato dai sentimenti di distruzione, la trasformazione sia individuale che della comunità, oltre alla speranza in un futuro migliore, discostandosi nettamente da quell’epopea marziale che aveva caratterizzato il lavoro precedente.
"S16 " non è altro che la sigla che identifica l’unione del simbolo dell’elemento chimico dello zolfo con il suo numero atomico. Lo zolfo è un elemento chimico noto ma poco appariscente. E’ essenziale per tutti gli esseri viventi, ma ad alte concentrazioni può anche essere tossico e quindi letale. Questo contrasto tra distruzione e vita trova perfetta risonanza in questo nuovo progetto discografico, mettendo in contrasto il modo con il quale trattiamo le risorse e le responsabilità di ogni individuo.

Woodkid è un artista multimediale, musicista, illustratore, regista video: per Lemoine la musica e il concetto visivo vanno di pari passo, così per l'ideazione dell'album ha fondato una compagnia fittizia: Adaptive Minerals. Con un vero sito web e le foto dei dipendenti, l'azienda si presenta come una miniera di carbone che estrae un elemento appena scoperto: Alternate Sulphur (phi-S16). La salvezza per l'umanità.
Non sorprende che ad anticipare l’album sia stata la traccia d’apertura “Goliath”: sonorità possenti, un’atmosfera apocalittica e un video dai contorni industrial-fantascientifici introducono una story line che affronta, con drammaticità disarmante, la questione della responsabilità individuale all’interno della società.
Woodkid concentra l’attenzione su un ambiente sonoro cupo, oscuro. Gli elementi base sono ancora l’orchestra, la densità quasi tribale della ritmica, una sezione fiati dai toni melodrammatici e un art-pop che passa dal trip-hop al romanticismo noir di Antony Hegarty.

Meno epico e solenne, “S 16” tiene a bada quell’autocompiacimento che avrebbe potuto sviare la logica quasi cinematografica del progetto, la tensione è costante mai al di sopra delle righe.
L’estrema eleganza dei video (“Pale Yellow”), la sinergia con il mondo della moda (Lemoine ha creato la colonna sonora dell’ultima sfilata di Louis Vuitton) e il riferimento costante al mondo del cinema (titoli come “Goliath” e “Horizons Into Battlegrounds” sono in tal senso esplicativi) pongono “S 16” in un ambito musicale dolcemente chic, ma nessuna paura: Woodkid conosce bene il potere dell’immaginazione e non resta mai preda della prevedibilità.
A tenere salda la struttura narrativa del disco è la voce, un timbro vocale caldo e sofferto che si posiziona tra la dolcezza raffinata di James Blake e l’androgino contro-tenore di Antony. Un canto che prende le redini con toni melodrammatici, cupi, noir, con Yoann che sperimenta timbri vocali ai confini dell’elettronica per sottolineare disagi interiori e sofferenza in “Shift” e accenna un potenziale rap prima di scivolare verso l’electro-soul tinto di industrial di “Highway 27”.

E' comunque nelle pagine più ricche di pathos che il musicista lascia il segno con encomiabili interpretazioni (“So Handsome Hello”, “Pale Yellow”), è un Woodkid mai così cupo e angoscioso, i ritmi hanno timbri metallici come nella tormentata “Enemy”, il cui testo è come un mantra: “Non so come il mio cuore possa sopravvivere senza affetto”. Anche il canto dei bambini in "Reactor" è fonte di oscuri presagi, tra fiammeggianti luci lunari che tagliano l’oscurità, mentre i bambini cantano e ballano di notte in abiti bianchi davanti a una cascata.
Woodkid, nelle sue composizioni, ha da sempre messo in forte evidenza il ruolo trainante assegnato alle percussioni, legame fondamentale per miscelare il suo pop distopico costruito su melodrammatici inserti orchestrali, pianoforte, archi e trame elettroniche. Rispetto a “The Golden Age”, dove tali linee risultavano di chiara estrazione tribale, in “S16”, seguendo un filone più introspettivo, l'artista si muove verso segmenti sonori metallici di matrice più industrial (le già citate “Highway 27” e “So Handsome Hello” su tutte), gli arrangiamenti orchestrali sono malsani (“Drawn To You”), in contrasto la linea di piano di “Horizons Into Battlegrounds”: è la pagina lirica più struggente mai scritta dal musicista francese, un brano che dipinge il desiderio di conforto, della luce salvifica che appare alla fine del tunnel, quando tutto sembra ormai irrimediabilmente compromesso.

Il viaggio dall’adolescenza celebrato in “The Golden Age” giunge a un nuovo step temporale. La fantasia e l’immaginazione sono la materia prima di “S 16”, ma le cupe e fosche atmosfere di “Minus Sixty One”, oltre a far calare il sipario su questo racconto, precorrono le funeste incertezze della maturità e della consapevolezza, ed è eccitante immaginare come l’artista ci racconterà questa nuova storia. Nel frattempo l’odore dello zolfo ha già riempito la stanza.

(24/10/2020)

  • Tracklist
  1. Goliath
  2. In Your Likeness
  3. Pale Yellow
  4. Enemy
  5. Highway 27
  6. Reactor
  7. Drawn To You
  8. Shift
  9. So Handsome Hello
  10. Horizons Into Battlegrounds
  11. Minus Sixty One




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