Reduce dal ritrovato successo e da un Grammy Award per l'album "
Mental Illness",
Aimee Mann si ripresenta dopo quattro anni d'assenza, con un progetto ambizioso che funge da colonna sonora per un'opera teatrale che racconta il ricovero in un ospedale psichiatrico di Susanna Kaynes, un testo già oggetto di un adattamento cinematografico del 1999 con Winona Ryder, "Girl Interrupted".
"Queens Of The Summer Hotel" è un inconsueto album di chamber-pop, una scenografia perfetta per la storia della tormentata e nebulosa esperienza della Kaynes, una condizione che per Aimee Mann non è estranea, avendola vissuta in prima persona: è infatti ricorrente nella produzione dell'artista americana il riferimento alla salute mentale, dalla colonna sonora di "Magnolia" al recente ed esplicito "Mental Illness".
Gli arrangiamenti d'archi di Paul Bryan assecondano la natura drammatico/sentimentale del progetto, tra ariose aperture orchestrali e introspettive
performance vocali, mai fuori contesto nonostante l'evidente subalternità delle composizioni alla rappresentazione teatrale. Mann si avvale di associazioni oniriche sia dal punto di vista del tratteggio dei personaggi che delle musiche che fanno da sfondo. Flessibilità e malinconia si intercalano a tempo di valzer e atmosfere da musical, graziate dal tocco lieve e sapiente della scrittura.
Non si azzardino i fan della musicista a cercare scampoli del consueto
incipit power-pop del passato, il rischio è che trovino "Queens Of The Summer Hotel" addirittura narcolettico, anche se "Suicide Is Murder" rispetta le antiche movenze e cadenze stilistiche, non a caso il brano è stato scelto come singolo, rievocando con ancor più forza le già note assonanze con la geniale penna del mai troppo apprezzato
Harry Nilsson, ed è in questa analogia che trova ulteriore motivo d'apprezzamento il nuovo progetto di Aimee Mann.
Il prezioso tono narrativo dei testi dona profondità e carattere ai personaggi del racconto, la musica ne asseconda l'essenza con melodie che non faticano a guadagnarsi un posto di rilievo nel pur ricco canzoniere dell'autrice. Il chamber-pop alla
Neil Hannon di "At The Frick Museum" e il delizioso tono
vaudeville di "Give Me Fifteen" sono due fulgidi esempi di un'abilità e di una sensibilità artistica, che riescono a rendere lievi storie strazianti ("Home By Now") e a volte inconfessabili ("Burn It Out").
In verità, una volta presa confidenza con la nuova veste sonora, l'album diviene più godibile e familiare, al punto che l'incisiva "You Fall", il romanticismo d'
antan di "In Mexico" e il sapore dolceamaro di "I See You" raggiungono quell'empatia che ha reso Aimee Mann una delle autrici più apprezzate da critica e pubblico.
La più placida e omogenea scrittura di "Queens Of The Summer Hotel" e il tono confidenziale dell'intera opera alla fine relegano il nuovo album ai margini della discografia, non perché manchi pathos e intensità, ma per la constante sensazione di essere al cospetto di una serie di canzoni ("Robert Lowell And Sylvia Plath", "You Could Have Been A Roosevelt"), la cui sussistenza resta legata alla contestualità di un progetto che peraltro, causa restrizioni post-Covid 19, non ha ancor trovato una rappresentazione e collocazione fisica.