Madrigal

Neogazino

2021 (Hype Music) | ambient pop, electropop, anatolian rock

A partire dal 2017 la scena turca è stata invasa quasi senza preavviso da una serie di band e artisti, rigorosamente di estrazione indipendente, dediti a un pop d’atmosfera denso di trame elettroniche vicine alla musica ambient, ma innestate sul formato canzone tipico di quei luoghi. Il risultato è una sorta di filiazione levigata e notturna della grande tradizione del rock anatolico, lunga ormai più di mezzo secolo.
Fra i nomi più rappresentativi di questa nuova scuola troviamo gli Yüzyüzeyken Konuşuruz (iniziatori del trend), i Perdenin Ardındakiler, Evdeki Saat e İkiye On Kala. Curiosamente, tutti i nomi in questione hanno assaporato un grande successo presso il pubblico metropolitano, raggiungendo quello della provincia solo in seguito, e in misura comunque minore. 

Pur esistendo da prima, anche la band oggetto della recensione ha aderito a questa estetica da un paio d’anni. 
Il nucleo dei Madrigal ha origine nel 2007 a İzmit, non distante dalla parte asiatica di Istanbul. I fondatori sono Ceyhun Kaan Karataş (chitarra) e Kaan Alıcı (basso), a cui si aggiungono nel corso degli anni Anıl Erdem Cevizci (voce e chitarra), Burak Emir Kamacı (tastiere) e Sanlı Akgün (batteria e seconda voce). 
La loro produzione discografica è stata finora piuttosto parca: nel 2015 debuttano con “Neden Diye Sorma”, Ep di tre canzoni incentrate su un piacevole indie rock chitarristico. Dopodiché pubblicano una manciata di singoli, con cadenza grosso modo annuale: “Sonunda” (2017), “Yapboz” (2018), “Kelebekler” (2019), “Seni Dert Etmeler” (2020) e “Aynadaki Görüntün” (2020).

I primi indizi di aderenza alla neonata corrente filo-ambient emergono già con i brani del 2018-19, ma soltanto con “Seni Dert Etmeler” prendono una forma compiuta. Il singolo esce nel marzo 2020: in aprile raggiunge la top 100 turca di Spotify e lì inizia una lenta scalata, che lo porterà fino al numero 1, nel gennaio 2021.
Su YouTube invece rimane dormiente fino al dicembre 2020, quando entra finalmente in top 100 e da lì inizia a salire, culminando nell’aprile 2021 al numero 11. 
Fanno impressione sia il distacco temporale (su Spotify entra in classifica otto mesi prima), sia il diverso picco di popolarità (su YouTube sfiora la top 10, ma non ci entra): dati che confermano il target di questo tipo di musica, che sembra colpire in pieno l’immaginario dei giovani delle grandi città (utenti di Spotify) e soltanto in seguito riesce ad arrivare all’infuori (e qui entra in ballo YouTube, diffuso fin nella Turchia rurale), dove tuttavia viene recepita solo da una parte della gioventù: quella che probabilmente nel weekend si sposta per andare nei locali dei centri urbani e che in qualche modo è collegata a quell’immaginario di vita notturna e viaggi malinconici. 

“Aynadaki Görüntün” esce nel maggio 2020 e passa inosservata, ma non aveva neanche particolari pretese, essendo sostanzialmente il demo di un brano a cui la band non aveva terminato di lavorare.
Da quel momento, un po’ a causa del blocco concertistico dovuto al coronavirus, un po’ a causa del successo crescente di “Seni Dert Etmeler”, che avrebbe rischiato di mettere in ombra ulteriori nuove uscite, la band ferma le sue attività pubbliche e si ritira in studio.

Nell’aprile di quest’anno, dopo oltre dieci mesi di silenzio, arriva finalmente “Neogazino”. Nonostante la band lo sponsorizzi come album, si tratta in sostanza di un Ep: cinque canzoni, più due brevi tracce strumentali ai margini della scaletta, per venti minuti di musica in tutto. Nessuno dei singoli pubblicati precedentemente fa parte del disco, a eccezione di “Aynadaki Görüntün”, che è stata però completamente riarrangiata rispetto alla scarna versione acustica iniziale.
Le nuove canzoni seguono direttive ben precise: atmosfere soffuse, voci echeggianti, tappeti di tastiere, chitarre che sembrano risuonare in lontananza, tonalità e scale minori, ritmi mai invadenti (seppur con la batteria spesso effettata o affiancata da programmazione elettronica). Tre brani si assestano su andamenti midtempo (“Ne Zamandır Sendeyim”, “Dip” e “Aynadaki Görüntün”), mentre “Bambaşka” è un delicato ballabile funky e “Bizim Olsalar Yeter” un lento evanescente in cui la ricetta per il brano malinconico perfetto giunge a compimento, aiutata da un testo che sembra il disperato manifesto di una generazione di giovani cosmopolitani che vivono una Turchia sempre più nazionalista:
Storie casuali, relitti pieni di speranza,
basta che siano nostri.
Pensieri fuori dalle regole, conclusioni inaspettate,
basta che ci trovino.
Qual è il punto se sei incompleto all'infinito?
Richieste piene di bugie, marciapiedi usurati e rotti,
non lasciarti provocare da nessuno di questi,
mi sto svegliando con te.
Queste espressioni sintetiche, distanze infinite,
basta che stiano lontane.
C'è una stella solitaria, brilla dentro di me silenziosamente.
Sono stati realizzati video per ogni brano, pubblicati dapprima a intervalli regolari su YouTube e poi riuniti in unico lungo filmato, allegato alla recensione per chi ne avesse curiosità. 
I video, che combinano atmosfere urbane e rurali, sono una sorta di diario della registrazione del disco. All’inizio vediamo la band lasciare con il suo van la città alle luci dell'alba per raggiungere una mansione antica nel bel mezzo della campagna, in cui è ambientata “Dip”. “Bambaska” ritrae invece il loro lato più festaiolo, tra luci disco e party notturni. Il resto dei video vede i membri della band rimettere a posto tutta la strumentazione, ripulire il villino e fare ritorno verso casa.
L’album è momentaneamente disponibile solo in download e streaming: in un mercato sempre più liquido, come quello turco, è del resto difficile che trovi sbocco su un formato fisico.

(11/06/2021)

  • Tracklist
  1. M.I.T.
  2. Ne Zamandır Sendeyim
  3. Dip
  4. Bambaşka
  5. Aynadaki Görüntün - albüm versiyon
  6. Bizim Olsalar Yeter
  7. Outro


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