Pond

9

2021 (Spinning Top) | neo-psichedelia, psych-rock

Il primo pensiero che affiora riflettendo sull’istrionico percorso compiuto dai Pond, dopo la pubblicazione di ben nove album distribuiti in poco più di dieci anni di carriera, è che il sodalizio capitanato da Nick Allbrook sia sempre stato al di sopra di regole e cliché.
Con un titolo semplice e programmatico, “9” riporta la band australiana all’elaborazione di quei suoni di divisivo e sperimentale psych-rock che avevano caratterizzato i primi anni di carriera, capovolgendo, per certi aspetti, le basi sulle quali sono stati costruiti soprattutto gli ultimi tre album.

L’esito finale appare sorprendentemente curato e pur includendo la solita impetuosa miscela d'idee, che introduce contaminazioni con synth-pop, trip-hopkraut-rock e le tipiche sonorità dancefloor anni 90, è finalizzata verso un obiettivo più funzionale. Accantonata l’imponente figura dell’amico e conterraneo Kevin Parker aka Tame Impala, che ne aveva prodotto e plasmato gli ultimi lavori, i Pond si sono concentrati maggiormente sui contenuti e sulla costruzione di paesaggi sonori più concisi ed efficaci.

L’opener “Song For Agnes” si tuffa a capofitto nel viaggio multi-strutturale tracciato da “9”: chitarre distorte, synth avvolgenti, percussioni pirotecniche e una spolverata di sax, per la traccia (tra le migliori in scaletta) che funge da stuzzicante biglietto d’ingresso. Momenti d’inquadrata anarchia proseguono in “Human Touch”, dove chitarre sfreccianti, accenni di techno e l’audace timbro di Allbrook tratteggiano un brano ispirato da una conversazione avuta dallo stesso frontman con una donna di nome Josie, che ha tentato di reclutarlo nella pianificazione di un furto d’auto.
Funky, dance-rock e sprazzi di new wave caratterizzano “America’s Cup”, costruita su un ritornello accattivante e un basso contagioso, mentre “Pink Lunettes”, con la sua produzione frenetica, assomiglia a un brano degli Inxs ricontestualizzato per adattarsi ai sapori del moderno nightclubbing.

La seconda parte del disco - se si eccettua il puntellato ritmo imposto da “Rambo” - vira verso percorsi più introversi, con le sequenze motorik intarsiate di melodie à-la Pulp delle quali è composta “Czech Locomotive”, o la drammatica “Gold Cup/ Plastic Sole”, che si apre con il pathos tipico dei Queen più intensi e si rafforza sull’affascinante vocalità di Allbrook, agile nel catturare l’attenzione prima che riff vertiginosi si sciolgano durante gli abbondanti quattro minuti di durata.
Alla ballata psych “Toast”, ispirata dagli incendi boschivi che hanno recentemente devastato la costa orientale australiana, è affidata la conclusione dell’opera; appoggiata su toni quieti, intrecciati con sintetizzatori e archi in continuo movimento, la canzone tratta anche alcuni aspetti di disuguaglianza sociale osservati da Allbrook nel corso della sua infanzia.

Tramato su un lirismo che regala sia battute ironiche che analisi introspettive, “9” è un progetto con un approccio volto sia alla forma che alla sostanza. I Pond si sono cimentati nella realizzazione di quest’album con volontà di cambiamento, partendo da libere improvvisazioni poi modellate nelle tracce presentate, traendo spunto dalle modalità operative dei Can, loro pubblica musa ispiratrice; un’inedita gestazione artistica che si è rivelata sorprendentemente riuscita, tanto da regalare uno dei manifesti più brillanti del colorato tesoro musicale che la formazione di Perth è stata in grado di realizzare nella loro già feconda carriera.

(04/10/2021)

  • Tracklist
  1. Song for Agnes
  2. Human Touch
  3. America's Cup
  4. Take Me Avalon I'm Young
  5. Pink Lunettes
  6. Czech Locomotive
  7. Rambo
  8. Gold Cup/ Plastic Sole
  9. Toast




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