The Ruins Of Beverast - The Thule Grimoires

2021 (Ván Records)
atmospheric black metal, doom
In un’epoca dove (anche negli ambienti metal) è in vigore la legge del cotto e mangiato, la tentacolare proposta di The Ruins Of Beverast diventa una bella scommessa tutta da decifrare. Non a caso quello del tedesco Alexander von Meilenwald (ex-Nagelfar) è un nome tra i più ostici in ambito estremo, non solo per l’intricata commistione tra generi diversi ma anche per un minutaggio sempre elevato e mai inferiore ai sessanta giri di lancetta (prerogativa che possiamo riscontrare in tutti i sei dischi finora realizzati).

“The Thule Grimories” segna un ritorno atteso ben quattro anni e intervallato soltanto da un paio di split abbastanza validi (soprattutto quello in combutta con gli islandesi Almyrkvi). Si tratta di un album intenzionato a proseguire quella lenta ma costante evoluzione sempre più distante dal black metal tout court degli esordi. A tal proposito, non devono trarre in inganno i primi minuti di “Ropes Into Eden”, poiché a lungo andare il brano tende a mutare in maniera soffocante, virando su passaggi (e paesaggi) atmosferici di matrice doom, tra riverberi provenienti dall’oltretomba e un misticismo pregno di oscure rivelazioni. Dodici minuti di altissimo livello tuttavia destinati a ripetersi con minor convinzione nelle successive composizioni.

“The Tundra Shines” mostra il lato più evocativo e catacombale di questo musicista proveniente da Aachen: qui Alexander alterna le clean vocals a un growl piuttosto cavernoso, con discreti risultati soprattutto nella ricerca melodica (nonostante ci sia ancora da migliorare qualcosa nella produzione stessa della voce pulita, come nel caso di “Kromlec'h Knell”, il pezzo più debole del lotto).
Molto meglio il nero incedere di “Mammothpolis” ma soprattutto la seguente “Anchoress In Furs”, aperta da una nenia femminile e da un riff tra i più intensi e riusciti dell’intero album. Si sale ancora di qualità con la nostalgica e tirata “Polar Hiss Hysteria”, per poi piombare definitivamente all’inferno con i quattordici minuti conclusivi di “Deserts To Bind And Defeat”, un brano che spicca il volo nella seconda metà, quando ancora una volta The Ruins Of Beverast mostra tutto il suo destabilizzante potenziale atmosferico.

Al di là della sua durata come al solito spropositata (il precedente “Exuvia” riusciva a mantenersi in carreggiata con meno affanni), “The Thule Grimoires” è comunque un lavoro di buona caratura, destinato a essere apprezzato soltanto dopo numerosi ascolti. Rieccoci dunque al punto di partenza, a chiederci quanti ascoltatori oggi siano realmente disposti ad approcciare un disco così pachidermico e così privo di immediatezza. Forse servirebbe la voce di un resuscitato Peter Steele o il carisma psichedelico di un Carl McCoy qualunque per trasformare The Ruins Of Beverast in una creatura più concreta e affascinante. Si sente infatti che manca ancora qualcosa ed è un peccato, perché Alexander von Meilenwald ha un gran bel talento. Bisogna soltanto saperlo dosare, invece di inseguire la quantità a tutti i costi.

Tracklist

  1. Ropes Into Eden
  2. The Thundra Shines 
  3. Kromlec'h Knell 
  4. Mammothpolis
  5. Anchoress In Furs
  6. Polar Hiss Hysteria
  7. Deserts To Bind And Defeat

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