Yann Tiersen

Kerber

2021 (Everything's Calm / Mute) | modern classical, avantgarde

Da diversi anni ormai la musica di Yann Tiersen rappresenta la traduzione in suoni di un luogo ben preciso, l'Ile de Ouessant, un remoto e incontaminato lembo di terra al largo delle coste bretoni dove il compositore nativo di Brest, sulla costa di fronte, ha da tempo preso casa e costruito uno studio di registrazione. In un certo senso, si potrebbe dire che quella di Tiersen sia diventata a tutti gli effetti una musica per ambienti, o meglio per spazi aperti. Luoghi sferzati dal vento, quasi inospitali per chi si è abituato all'agiatezza del mondo di oggi, e forse per questo ancora intrisi di una magia ancestrale, di una bellezza selvaggia e metafisica.

Dopo il progetto “Portrait” nel quale era accompagnato da un sontuoso codone di ospiti, con “Kerber” - che è anche un film - il compositore bretone sembra ritrovare la condizione più congeniale per descrivere le sue geografie esistenziali, un po' come era accaduto con “EUSA” e “ALL”. Le sette tracce del nuovo album, che nuovamente prendono il nome di luoghi ben precisi, si snodano nel binomio di pianoforte ed elettronica, un amalgama votato alla sottrazione, come se entrando nei luoghi che Tiersen dipinge fosse necessario – e in effetti lo è – fare silenzio, portare rispetto, sentirsi ospiti e non padroni. Anche quando il piano si fa strada e prende il sopravvento, come nella traccia che dà il titolo al disco e che prende il nome da una cappella di Ouessant, è sempre tramite un crescendo che si trasforma in cascate di note che interrompono la calma soffusa che regna all'interno dei movimenti.

Non vi è dubbio, poi, che un pezzo come “Ar Maner Kozh” rappresenti uno di quei girotondi che in passato Yann Tiersen ha saputo pennellare con inarrivabile maestria, tant'è che il paragone più probabile è con le giovanili sperimentazioni de “La Valse des Monstres”. Un ritorno alle origini, in tutti i sensi.
La quiete di “Kerdrall” è appena disturbata dai rumori che si insinuano tra i tasti in un lieve brusio di sottofondo prima che il piano si lanci in una fuga che descrive moti ascensionali. I riverberi elettronici che chiudono “Ker Yegu” sono forse il punto più distante nel quale l'album decide di spingersi, più lontano persino dei fari che sorvegliano le coste frastagliate di un'isola che, una nota dopo l'altra, abbiamo imparato anche noi a conoscere.

(11/09/2021)

  • Tracklist
  1. Kerlann
  2. Ar Maner Kozh
  3. Kerdrall
  4. Ker Yegu
  5. Ker al Loch
  6. Kerber
  7. Poull Bojer




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