Yann Tiersen

Portrait

2019 (Everything's Calm / Mute) | modern classical, folk, avantgarde

A dispetto di una dimensione esistenziale che lo ha visto confinarsi serenamente nella quiete fuori dal mondo dell'Ile de Ouessant, Yann Tiersen è un uomo che ha sempre amato la compagnia e un artista che da sempre si lancia in collaborazioni, dimostrando anche in questo senso la sua visione globale del concepire e del vivere la musica. A memoria, infatti, soltanto nelle due più celebri colonne sonore (“Amélie” e “Goodbye Lenin”) e poi in “EUSA” il compositore bretone si crogiola in una solitudine di note eventualmente accompagnate - in quest'ultimo caso - dal moto del vento e dall'eco dei gabbiani. In tutti gli altri album, viceversa, compaiono in modo quasi estemporaneo ma al contempo del tutto naturale ospiti di ogni risma, compagni di viaggio che si prestano ad arricchire bouquet sonori che vanno dal puro minimalismo alle frontiere del folk, del rock e della sperimentazione.

Tutto questo per dire che un'operazione come “Portrait” non arriva del tutto inattesa, almeno sotto il versante degli ospiti, che sono tanti e rinomati. All'alba dei 25 anni di carriera - “La Valse des Monstres” uscì nel 1995 - Tiersen si diverte a rileggere altrettanti passaggi del suo sterminato territorio, aggiungendo soltanto tre inediti in scaletta, e lo fa con vesti opportunamente rinnovate, mettendo a disposizione lo studio casalingo The Euskal (sempre a Ouessant) in una serie di registrazioni in presa diretta su nastro 24 tracce 2'' pollici, poi mixate su nastro stereo ¼ e susseguente masterizzazione da nastro a vinile. Un approccio analogico, dunque, utile anche per cristallizzare la magia e l'energia del momento.

Risulta a questo punto difficile stabilire i confini tra il divertissement puro, la necessità di rispolverare un repertorio che in tanti ancora oggi neppure conoscono e quel sentore di autocelebrazione che lecitamente si può percepire tra le tracce. Accompagnato passo per passo dalla moglie Emilie e da Ólavur Jákupsson e Jens L. Thomsen, Yann Tiersen rimodella il suo stesso repertorio talvolta utilizzando la carta carbone, come nella celebre “Comptine d'Un Autre Été (L'Après-Midi)” che resta una sonata per piano, nelle varie “The Waltz Of The Monsters”, “Rue des Cascades” e “The Wire” - che continueremmo volentieri a chiamare “Sur Le Fil”, ma ormai non è più chiaro in che lingua declinare i titoli - che non differiscono di molto rispetto alle versioni di un tempo o in una “Monochrome” impreziosita dal clavicembalo e nella quale la voce profonda di Gruff Rhys si sostituisce a quella di Dominique A. Per strano che possa sembrare, i brani più antichi sono anche quelli meno “rivisitati”.

Sfugge in parte a questo discorso l'“Introductory Movement” riscritto con una visione più atmosferica e teatrale con Stephen O'Malley, a testimonianza del fatto che sono forse gli interventi dei colleghi quelli che imprimono una marcia diversa ai pezzi. È curioso che O'Malley intervenga a rendere meno placida l'atmosfera di “Prad”, l'ultimo meraviglioso girotondo per pianoforte uscito dalla penna di Tiersen proprio quest'anno in “All”, perché sembra testimoniare la concezione “aperta” del bretone verso la propria musica, intesa come qualcosa in costante mutamento – il che rende quantomeno curiosa l'affermazione circa il fatto che quelle presenti in “Portrait” sarebbero le versioni “definitive” di questi brani.

Vale la pena di citare ancora una “Porz Goret” che legittimamente mantiene la sua natura solitaria, limitandosi a trasferirsi in studio rispetto alla natura incontaminata dell'omonimo punto dell'isola in cui era stata eseguita pochi anni fa. E non possiamo per evidenti motivi tacere gli interventi dei Blonde Redhead nell'inedita “Closer”, un intenso affresco per pianoforte e synth, e la chiusura simbolica di “Thinking Like A Mountain” a braccetto con il “solito” O'Malley e declamata da John Grant. Simbolica, in quanto il brano estratto da “Almanacco di un Mondo Semplice” di Aldo Lepold è il manifesto di un pensiero ecologista in cui Tiersen si rispecchia, lui che ha preferito la semplicità e i tempi lunghi di un'isola sperduta nell'Atlantico alle comodità della frenetica e cervellotica vita moderna.

(31/12/2019)

  • Tracklist
  1. Introductory Movement (feat. Stephen O’Malley)
  2. The Long Road
  3. Monochrome (feat. Gruff Rhys)
  4. Chapter 19 (feat. Ólavur Jákupsson)
  5. Rue des Cascades (feat. Ólavur Jákupsson)
  6. The Old Man Still Wants It
  7. Gwennilied (feat. Emilie Tiersen)
  8. Prad (feat. Stephen O’Malley)
  9. Diouz An Noz (feat. Emilie Tiersen & Ólavur Jákupsson)
  10. Porz Goret
  11. La Dispute
  12. Pell (feat. Emilie Tiersen)
  13. Erc’h (feat. Ólavur Jákupsson)
  14. The Wire
  15. The Waltz of the Monsters (feat. Emilie Tiersen)
  16. Closer (feat. Blonde Redhead)
  17. Naval
  18. The Jetty
  19. Koad (feat. Ólavur Jákupsson)
  20. Prayer No.2
  21. Gronjord (feat. Ólavur Jákupsson)
  22. Kala (feat. Ólavur Jákupsson)
  23. Comptine d’Un Autre Été (L’Après-Midi)
  24. Tempelhof (Part 2)
  25. Thinking Like A Mountain (feat. John Grant & Stephen O’Malley)
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