Al-Qasar - Who Are We

2022 (Glitterbeat)
arabian fuzz

Qual che sia il significato del termine arabian fuzz che gli Al-Qasar hanno scelto per identificare la loro proposta musicale, “Who Are We” comprova che a volte la globalizzazione non implica la sopraffazione da parte dell’arte occidentale sulle altrui culture.
Gli Al-Qasar nascono dall’estro di Thomas Attar Bellier, chitarrista e suonatore di oud già membro di band metal e psych-rock non solo mediorientali (in America ha suonato con i Blaak Heat e gli Spindrift) e dall’incontro di Bellier con il cantante marocchino Jaouad El Garouge. Galeotta fu Parigi, prima piazza ad accoglierne le incendiare esibizioni che consolidano l’attuale formazione. Oltre ai due musicisti sopracitati, fanno parte del gruppo Guillaume Théoden (basso), Nicolas Derolin (batteria e percussioni) e Paul Void (batteria).
Nel 2020 gli Al-Qasar pubblicano un Ep, “Miraij”, che conferma la natura cosmopolita e fortemente moderna della band.

 

Thomas Attar Bellier ha da subito ben chiaro in mente quale suono vuole ottenere per gli Al-Qasar, ed è per questa ragione che, attraverso amicizie comuni, contatta Lee Ranaldo dei Sonic Youth. Purtroppo, le limitazioni causate dal Covid costringeranno i due musicisti a una collaborazione a distanza, ma egualmente fruttuosa.
Bellier ha dalla sua un’altra carta vincente, l’amicizia con Jello Biafra dei Dead Kennedys, ed è con questi elementi in gioco che l’esordio della band prende finalmente forma.

“Who Are We” è un progetto radicato nel presente, un disco che gode delle diversità culturali dei cinque membri (Francia, Marocco, Algeria, Egitto e Stati Uniti) e delle opportunità offerte dall’interazione di strumenti provenienti da ambiti non sempre affini (chitarre fuzz, oud arabo, saz turco, darbuka, amplificatori vintage, batteria, drone-music, basso e archi).
L’utilizzo della lingua araba fortifica la natura politica dei testi: non solo feroci critiche alla corruzione politica in “Ya Malak” - qui Jello Biafra recita alcune frasi del poeta rivoluzionario egiziano Ahmed Fouad Negm - ma anche un’aspra e toccante denuncia dello sfruttamento della prostituzione femminile, affidata a un vibrante rock psichedelico e alla voce e alle parole della celebre cantante egiziana Hend Elrawy: "Le generazioni non sono d'accordo, su di te, ma ti hanno comprato con i loro soldi, chi ti protegge? Sopporti le crisi e non hai uno status”.

 

Di pari intensità un’altra pagina affidata a una donna in prima linea per i diritti umani, la sudanese-americana Alsarah, che canta d’amore e rivoluzione nel frenetico intreccio di romanticismo e ritmo di “Hobek Thawrat”, regalando uno dei momenti più intensi dell’intero disco.
La componente psichedelica e la visceralità, a volte sgarbata, di “Who Are We” sono un’ulteriore conferma dell’autenticità della proposta della band, per nulla intimorita dall'idea di affidare allo svogliato arab-rock’n’roll “Benzine” la protesta contro le industrie petrolchimiche, né di confondere le acque con l’elettro-funk di “Sham System”.

 

Tessuto con le migliori intuizioni e senza alcun freno creativo, l’esordio dei Al-Qasar è una elettrizzante fusione tra psichedelia araba e rock, un album che non indugia nel mettere istantaneamente in atto le trame più eversive, come il graffio blues di Lee Ranaldo in apertura della vertiginosa “Awtar Al Sharq” e il potenziale inno generazionale della incalzante “Awal”, un brano che beneficia di una visione musicale ancora più ricca e colta di quanto sia ipotizzabile dalle premesse.
”Who Are We” è uno dei dischi d’esordio più potenti dell’anno e gli Al-Qasar sono la giusta dose d’insolenza e d’impertinenza della quale il rock ha bisogno per poter sopravvivere in questi anni bui.





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