Bess Of Bedlam

Dance Until The Crimes End

2022 (L'autre) | folk-pop, baroque

Progetto parallelo a Odessey & Oracle, quello dei Bess Of Bedlam è ormai un appuntamento da non mancare per tutti gli amanti del folk-baroque, un lavoro fuori dagli schemi che intercetta sonorità oniriche e profane.
Al fin di rendere più incisiva la propria voce, la polistrumentista e cantante francese alza l’asticella della proposta musicale dei Bess Of Bedlam, prima arruolando a pieno titolo Guillaume Médioni come parte formante del progetto e poi svezzando le più fragili e bucoliche trame compositive con una verve folk-pop che omaggia Kate Bush, Virginia Astley e la mai dimenticata Trish Keenan.
Tasso onirico e fiabesco garantito per le undici tracce dell’album, ognuna mai priva di raffinatezze liriche che conquistano l’attenzione, anche quando la leggerezza prende il sopravvento: il romanticismo più arioso di “Left The Dream Behind” o il vortice di suoni e voci da luna park di “Oddly Old“.

 

Fanny l’Heritier ancora una volta mette al centro di una storia di riscatto civile, delle fiere e coraggiose figure femminili: tre attiviste e femministe russe, pronte a sacrificare la propria vita per la pace e per evitare un possibile olocausto nucleare.
Ennesimo concept-album, “Dance Until The Crimes End” mette subito in chiaro le velleità politiche affidando allo splendido baroque-folk di “Greenham Women” la storia di una delle vittorie più importanti del movimento eco-femminista in Inghilterra, raccontando dell’incredibile catena umana di 30.000 donne che costrinse il governo inglese ad abbandonare il progetto di una base militare americana in quel di Greenham Common.

Ci vuole tempo e pazienza per cogliere l’intera tavolozza sonora: la chitarra passa da caldi e avvolgenti accordi di fingerpicking (“Pinky & Millie”) ad algidi accenni sonori che pian piano si infiammano fino a divenir aspri e taglienti (“Left The Dream Behind”), lasciando che strascichi folk-prog (“What Can We Wise Women Do”) e twang elettrificati degni di una band metal o blues (“Steel Wings”) confondano ulteriormente le acque di un disco tanto bislacco quanto affascinante.
Una poetica dalla cornice musicale simile a vecchi madrigali (“Willie”), tastiere pulsanti stile Philip Glass (“Houses On Sand”) e stravaganze folk (“The White Sea”) agitano le acque di un album non facile da catturare ad un primo fugace ascolto.

Per il progetto Bess Of Bedlam questo terzo capitolo discografico è un ulteriore passo nella giusta direzione. L’audace folktronica dell’artista francese e le interessanti tematiche sociali sono una miscela rigogliosa ed eccitante, ma sia ben chiaro che queste non sono canzoni da ascoltare in sottofondo o da sacrificare sull’altare di Netflix: quella di Fanny l’Heritier è una storia da leggere e ascoltare, con l'intento di stimolare quella sopita fantasia che ci è stata rubata dall’ingannevole mondo dell’immagine.

(17/06/2022)

  • Tracklist
  1. Greenham Women 
  2. Willie 
  3. The White Sea 
  4. Houses On Sand 
  5. Pinky & Millie 
  6. What Can We Wise Women Do 
  7. Steel Wings 
  8. Red Seaweeds 
  9. Left The Dream Behind 
  10. Oddly Old 
  11. Jellyfish In The Sky 


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