Mamaleek

Diner Coffee

2022 (The Flenser) | noise-blues-core, art-metal, experimental

Reduci dagli ottimi riscontri di critica di “Come & See”, i misteriosi Mamaleek, che pare operino tra San Francisco e Beirut e che, dopo un inizio in duo, solo negli ultimi anni si sono assestati intorno a una formazione a cinque, finalmente apprezzata anche dal vivo, proseguono imperterriti il loro percorso musicale, in cui metal, noise, blues-core, scorie free-jazz e libertà di osare anche a rischio di risultare troppo ostici per le orecchie meno smaliziate, vanno di pari passo con uno strisciante senso di angosciata inquietudine.

“Diner Coffee” (disco probabilmente irrisolto, ma comunque ricco di fascino) racconta la quotidianità e i suoi drammi attraverso la lente dell’umorismo che, strano ma vero, a questo giro lascia trapelare anche un po’ di ottimismo. Guardando a formazioni come Residents e Primus, che a loro dire sono state in grado, proprio facendo leva sull’umorismo, di “esplorare forme più profonde di comprensione e umanità”, i Mamaleek inaugurano la loro ottava fatica con una “Libations To Sacred Clowns” che, non a caso, fonde bordate noise-industrial e risate sparse. Subito dopo, “Boiler Room” riporta tutto in quella dimensione teatrale che è un’altra delle caratteristiche basilari della loro musica, qui alle prese, senza soluzione di continuità, con raffiche elettriche, rallentamenti doom, passaggi saturi di una malcelata, fetida malinconia e tanto, tanto malessere filtrato da uno sguardo insieme compiaciuto e rassegnato.
La lenta e solenne processione di “Badtimers” fa venire in mente dei Pere Ubu particolarmente influenzati da una forma di jazz-doom dalle tinte noir. C’è aria di decadenza, tutt’intorno, e quelle vocine, che in coda aleggiano come spettri, spingono a declinare la malattia del nostro tempo in forma di scherzo.

Per tre minuti e mezzo, prima cioè di abbandonarsi a un rumoroso crescendo di paranoia e trepidazione, “Grief And A Headhunter's Rage” indugia in penombra, giocando sul senso di minaccia che si genera quando il silenzio e il suono sono prossimi a ingoiarsi l’un l’altro. Il brano più dissoluto e libero dagli schemi è, però, “Wharf Rats In The Moonlight”, una visionaria ricognizione free-form nelle lande art-metal, inseguendo la possibilità di una rinascita tra i labirinti esistenziali di una veterana di guerra sull’orlo della pazzia. L’ultima curva la si percorre con una sofferta jam che ibrida blues, miraggi desertici e uno sconfinato senso di nostalgia, quel sentimento che rapisce la mente per condurla lì dove una volta siamo stati felici o, almeno, dove abbiamo creduto di esserlo.

(14/11/2022)

  • Tracklist
  1. Libations to Sacred Clowns
  2. Boiler Room
  3. Badtimers
  4. Save Your Poor Wicked Soul
  5. Grief and a Headhunter's Rage
  6. Wharf Rats in the Moonlight
  7. Diner Coffee
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